Quando il comunismo finì a tavola di Fernando Coratelli

… Trentatré anni per smettere di mangiare bambini. Una metafora gastronomica per ripercorrere trentatré anni di vita, storia e ideologia

di Sabrina Minetti

Pubblicato martedi, 10 aprile 2012

Rating: 4.8 Voti: 42
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Courtesy of Caratteri Mobili
“Quando il comunismo finì a tavola”di Fernando Coratelli, edito da Caratteri Mobili, è uno speciale tipo di romanzo. Con spirito e scorrevolezza racconta la storia di formazione del protagonista, addensata attorno a tre annate che hanno segnato la storia del mondo e i destini della sinistra: il 1978, scenario del rapimento di Aldo Moro, finito con l’uccisione dello statista e con il tramonto della prospettiva di un compromesso storico; il 1989, con la caduta del muro di Berlino, con cui si frantumano definitivamente anche le vicende e le prospettive dei regimi socialisti di tutto il pianeta; e il 2001, anno famigerato dell’attacco alle Twin Towers, spunto per una poussée imperialistica da Occidente a base di guerre nel nome della lotta contro il terrorismo internazionale.
Il pretesto per ripercorrere la propria vita e, insieme, la parabola dell’ideologia di sinistra, è un’intervista che il protagonista, uno scrittore noto per le sue simpatie politiche, concede in una enoteca a una giovane giornalista.

L’ironica e originale tesi “da pamphlet”, preannunciata nel titolo (e nel sottotitolo: “Trentatré anni per smettere di mangiare i bambini”), è che il declino dell’ideologia comunista, e la sostanziale inconsistenza della gente di sinistra nel perseguirne il salvataggio e il riscatto, siano stati curiosamente rispecchiati dal progressivo affermarsi, nei consumi alimentari, di artificiali e improbabili trovate culinarie a base di ingredienti appannaggio dei paesi dell’ex blocco socialista (o, meglio, “ingenuamente” ritenuti tali). Cose come la vodka, la panna, il caviale, il salmone, alternative pseudo chic al dilagare degli hamburger dei fast food di americana concezione e antesignane del minimal sushi, del finger food e della cucina molecolare dei giorni nostri. La trovata è scherzosa, ma l’analisi dell’incapacità della sinistra di trovare la strada giusta è lucida, e l’amarezza del protagonista nel constatarlo è pura e sincera.

Scorrono le immagini di una vita iniziata a Bari, passata per le capitali europee e approdata in una Milano che in fondo non è niente male. Storie di scuola, quartieri, viaggi, amori e amicizie, indovinate citazioni di musica, sport e costume e il racconto di momenti emblematici della storia, “maiuscola” e “minuscola”, ci fanno rivivere un passato che è anche il nostro. E intanto l’abile narratore, osservatore capace di un’ottima sintesi e commentatore intenso, ci regala un’analisi socio-storico-politica-economica competente, documentata e avvincente. E, nel mentre, tiene desta l’attenzione dei lettori anche sul tête-à-tête che si ingaggia fra intervistato e intervistatrice, raffinata “cronaca” di un incontro, davanti a un tagliere di salumi che sembra non finire mai, complice l’ottimo vino, che va giù fin troppo bene.

La struttura della narrazione funziona a meraviglia: tre livelli paralleli maneggiati con destrezza e fluidità, senza cesure e sempre con il registro giusto. Il ritmo non perde neanche un battito e le “entrate” di temi, spunti, ricordi e personaggi sono orchestrarti alla perfezione. Ha stoffa, il Coratelli. Un’ironia beffarda e il gusto per il comico traspaiono e strappano, spesso, il sorriso. Come nella descrizione del quartetto di amici dei tempi dell’adolescenza, che, paradossalmente, hanno tutti nomi da arcangeli e si aggirano per le vie di quartiere inquietando i concittadini con creste punk e catene tutt’altro che angeliche. O come nel racconto del protagonista bambino e delle scaramucce fra bande, alle elementari: “Dopo l’arresto di Vallanzasca, e dopo che il maestro ci aveva parlato di violenze, rapine, malavita, avevamo deciso di dividerci in due gruppi contrapposti: quello di Vallanzasca e quello di Turatello. Per una malsano assonanza di cognomi, in aggiunta al fatto che abitassi in via Turati, i miei compagni avevano deliberato senza appello che io dovessi interpretare Turatello – e mi ritrovai in una squadra deboluccia e sfigata che prese mazzate a più non posso dalla fazione dei Vallanzasca, capeggiati da Antonio, un insopportabile presuntuoso, con il sopracciglio destro perennemente alzato che non picchiava ma dirigeva gli attacchi agli avversari.”.

La capacità dell’autore di raccontare il risuonare nel profondo delle piccole cose del quotidiano e i piccoli risvolti quotidiani delle grandi cose del mondo è evidente e affilata. Alla sua sensibilità, umana e letteraria, l’ironia non toglie intensità e dona freschezza. Efficaci i personaggi, ritratti di “grandi” e di “gente comune”, fra cui brilla una bellissima figura di “padre del protagonista”. Abilissimo il protrarsi della metafora mangereccia lungo tutto l’arco del lavoro di scrittura. E Coratelli non la fa finire a tarallucci e vino. Semmai… a pane e salame. E non aggiungo altro, perché se l’incipit è speciale - una hitchcockiana scena in stile Finestra sul cortile (con un po’ di piccante, à vrai dire) - il finale è, letteralmente e letterariamente, un colpo da maestro.
 
Lettura piacevolissima, che scava a sinistra e che, volendo cambiare metafora, passando a un altro tema caro all’autore, (ri)mette la palla al centro. In attesa di un nuovo calcio d’inizio?

Fernando Coratelli (1970) è nato a Bari e vive a Milano. Laureato in Giurisprudenza, è ghostwriter, traduttore e consulente editoriale e redazionale per varie case editrici. Cofondatore dell’agenzia Macchia Umana, scrive per vari blog letterari. E’ cofondatore e direttore editoriale della rivista letteraria Torno giovedì.
Per Cadmo Editore ha pubblicato nel 2008 il romanzo “Altrotempo”.

2012, Caratteri Mobili
pp. 128    13 euro


 
I prossimi incontri con Fernando Coratelli:
 
- Oggi, 10 aprile '12, ore 21.30
al Circolo virtuoso Il nome della rosa
Via Gramsci 46/a, Giulianova Alta
Presenta: Barbara Collevecchio

 
 - Mercoledì 11 aprile '12, ore 18.00 
 
alla Feltrinelli di Pescara
Via Milano, ang Via Trento
Interviene Federica D'Amato

- Giovedì 12 aprile '12, ore 19.00
Struttura Polivalente Centro di Consulenza e Formazione
Piazza San Bernardino, L'Aquila
Interviene: Samanta di Persio
Letture di: Barbara Bologna
Tag:  Fernando Coratelli, Quando il comunismo fini a tavola, Caratteri Mobili, Torno Giovedì, comunismo, Aldo Moro, muro di Berlino, Twin Towers, presentazioni

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni