Il lavoro che cambia: la situazione italiana tra start-up e web

Crisi economica, nuove tecnologie, start-up e impieghi da svolgere online: ecco come sta cambiando il panorama del mondo del lavoro in Italia

Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Da alcuni anni (ma pur sempre troppi!) imperversa sul nostro Paese una crisi economica che ha mietuto e continua a mietere vittime tra aziende, dipendenti, imprenditori, operari e qualsiasi altra categoria di lavoratori, non lasciando scampo quasi a nessun settore e a nessuna parte del Paese.

Il tasso di disoccupazione sfiora livelli record, specialmente per i giovani e così migliaia di loro decidono di lasciare l’Italia per spostarsi all’estero in cerca di un buon posto di lavoro o, quantomeno, di un’occupazione che garantisca una paga da mettere in tasca a fine mese. Ci sono giovani, quelli che l’ex ministero Elsa Fornero definì choosy (schizzinosi) che, non volendo svalutare anni di sacrifici, studio e impegno, decidono di non accontentarsi e di ambire a occupazioni più conformi ai loro studi e alle loro aspettative. Ci sono giovani che decidono di rimboccarsi le maniche, farsi supportare delle opportunità tecnologiche, digitali e informatiche che la nostra epoca offre, e si tuffano nel mondo del lavoro dando vita a una start-up.
Ma cosa sono le start-up?

Sono aziende di nuova generazione, spesso formate dal solo titolare o da un ridottissimo numero di dipendenti, che si occupano, ad esempio,  di settori innovativi quali la tecnologia e l’e-commerce. Tra le più celebri al mondo nate in questa forma imprenditoriale ci sono Amazon, Apple e Google.

In Italia, a inizio 2014, si contavano circa 1500 start-up, nate per la grande maggioranza al Nord. Le città più prolifiche per questa nuova forma aziendale sono infatti Milano, Roma, Torino, Trento e Bologna.

A preferire le start-up sono soprattutto le donne e i giovani, visto che l’80% di titolari e dipendenti di start-up ha un’età compresa tra 25 e 40 anni e si tratta per lo più di liberi professionisti e ditte individuali.

I settori in cui queste sono impiegate sono principalmente quelli più innovativi e che fanno largo uso di tecnologia e comunicazione digitale: informatica, ricerca scientifica, industria elettronica, commercio ed e-commerce, grafica, marketing ed editoria. Tutti settori molto richiesti dal mercato del lavoro e, più in generale, dalla società e che richiedono, rispetto ad altri, bassi investimenti iniziali.

In circa il 90% dei casi si tratta di aziende con un ridotto numero di dipendenti e impiegati (generalmente scelti nella cerchia dei colleghi, dei compagni ed ex compagni di studio o tra familiari ed amici) di cui un 65% addirittura nella forma di imprenditoria individuale o di liberi professionisti. Più o meno nella stessa percentuale, si collocano le start-up italiane che hanno un fatturato inferiore a 100.000 euro annui.

Per quanto riguarda invece i finanziamenti, oltre a usare risorse proprie, coloro che avviano una start-up si rifanno spesso al crowdfunding: ai fondi messi assieme da un gruppo di persone per finanziare un’idea. Una sorta di raccolta fondi 2.0.

Un celebre esempio di crowdfunding?

La campagna elettorale di Barack Obama del 2008: venne interamente finanziata dai suoi sostenitori. Dal basso, da coloro che credono in un’idea e hanno voglia di aiutarla a crescere e a svilupparsi, ecco da dove partono i fondi per centinaia di start-up italiane. Esistono delle vere e proprie piattaforme dedicate a questi finanziamenti collettivi e in Italia se ne contano circa 12 tra i principali utilizzati dalle imprese nascenti.

In Italia le primissime start-up sono nate nel 2008 e, anno dopo anno, sono aumentate di numero fino a raggiungere quota 1300 a fine 2013 e a superare 1500 unità nel 2014. Il grado di sopravvivenza di questa nuova forma d’impresa è buono e soddisfacente. Non resta quindi che augurarsi che sempre più giovani (e meno giovani!) possano dar vita alla loro carriera, alla professione che desiderano e ai loro sogni, attingendo alle nuove opportunità che la nostra era ci offre.

Le opportunità fortunatamente non mancano: sono sempre più, in tutta Italia, i bandi, le iniziative, i workshop dedicati alla creazione di nuove start-up. Ci sono inoltre forme di finanziamenti e di sgravi fiscali pensate proprio per i giovani imprenditori.


Vi abbiamo offerto una visione d’insieme sul mondo delle start-up italiane. Per chi desiderasse approfondire il tema per scoprire cifre, informazioni e tutto ciò che incuriosisce su questa nuova forma di imprenditoria, vi segnaliamo alcuni link utili di siti web o articoli:

Tag:  Start-up, Italia, Lavoro, Mercato del lavoro, Innovazione, Aziende, Imprese, Tecnologia, Disoccupazione, Crowdfunding

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni