La storia dei prodotti da forno che nascono nel carcere di Porto Azzurro

Pani e dolci di qualità realizzati grazie al lavoro dei detenuti e di chi opera al loro fianco

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Sulla bellissima cittadina di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, domina il Forte Longone, l’imponente costruzione che da moltissimi anni ospita il carcere di Porto Azzurro.

Qui, in collaborazione con la Cooperativa Nesos, i detenuti producono pane, dolci e altri cibi da forno. Non solo semplici alimenti o prodotti locali, ma simboli di speranza, di riscatto e di voglia di darsi da fare per rimediare agli errori del passato.

Forni, piani di lavoro, impastatrici e chili di farina sono i semplici strumenti di lavoro attraverso i quali i detenuti danno vita a ottimi pani artigianali e dolci tradizionali destinati ai supermercati Coop, ad alberghi, bar, ristoranti e pasticcerie.

Oggi è ospite di Mondo Rosa Shokking il Direttore della Cooperativa, Renato Nesi, che ci aiuta a scoprire l’interessante progetto che ha preso vita a Porto Azzurro.

Ciao Renato, ci parleresti della Cooperativa Nesos e di come è nata?
Molto volentieri: la Coop Nesos nasce nel 2005 per realizzare progetti educativi nel Carcere di Porto Azzurro, ma con il tempo il progetto si è modificato e riposizionato su un nuovo e ambizioso obiettivo, fare il pane! Cosa c'è di più sacro e simbolico? Vogliamo portare nelle case degli abitanti dell'Isola d'Elba, alla mensa dei detenuti e agli agenti della Casa di Reclusione un alimento nato dallo studio, dalla fatica e dall'impegno dei carcerati stessi. E così abbiamo fatto. Per merito del Presidente della Cooperativa, Loris Moroni, del nostro panettiere e pasticcere Fabrizio Vergari, del sottoscritto e di tanti volontari, collaboratori e amici, dal settembre del 2012 la Nesos produce pane a lievitazione naturale con farine (anche bio) macinate a pietra e dolci artigianali all'interno del carcere dove abbiamo allestito un vero e proprio panificio. E, cosa molto importante per il progetto, abbiamo sottoscritto accordi di filiera con i nostri principali fornitori in modo da poter garantire la provenienza delle materie prime che utilizziamo.

Che cosa implica l’apertura di un laboratorio di panificazione all’interno di un carcere?
Molte difficoltà... burocratiche, normative, amministrative. Ci si scontra con un sistema farraginoso che allunga i tempi e complica le cose. Ma ne è valsa la pena. Siamo partiti dalla selezione dei detenuti che avevano i requisiti di esperienza e competenza necessari e poi siamo riusciti a procurarci i macchinari e le autorizzazioni, fino a sfornare la prima pagnotta!

I reclusi come hanno reagito a questo progetto in collaborazione con la cooperativa?
Molto bene. Parliamo di persone che hanno già trascorso dieci o vent'anni in carcere... per loro questo lavoro vale molto di più dello stipendio che percepiscono, è vita. Avere uno scopo, un impegno, una professionalità e naturalmente la possibilità economica di far vivere vicino a loro le proprie famiglie non ha prezzo. Devo anche dire che nel tempo sono migliorati moltissimo dal punto di vista tecnico: provare per credere, i nostri dolci e il pane non sono solo giusti, sono buoni.

Che storia hanno alle spalle le persone recluse a Porto Azzurro e in particolare chi prepara pani e dolci per la cooperativa?
Purtroppo la privacy e le leggi penitenziarie mi impediscono di rispondere in modo preciso. Ma posso dire che questa per loro è una seconda vita, completamente diversa da quella che hanno vissuto prima di entrare in carcere. Si tratta comunque di persone che hanno commesso errori gravissimi e per questo stanno scontando una pena che in molti casi non avrà fine. È nostro compito non giudicare, se vogliamo offrirgli una possibilità, ma neppure far finta che non sia successo nulla. Credetemi, chi crede come noi davvero nel lavoro solidale, non si trova in una posizione facile. Ma è la strada che abbiamo scelto di percorrere e sono convinto che ne valga la pena.

Assieme a loro lavorano volontari e professionisti, giusto?
Certamente. Oltre a me, che svolgo il ruolo di Direttore della Nesos, c'è Fabrizio, il mastro panettiere che ho già citato, Loris il nostro Presidente tutto fare e altri cinque volontari attivi come Isabella Tognetti e Guido Frati. Ai quali si aggiungono collaboratori tecnici che di volta in volta ci aiutano quando se ne presenta la necessità.

Dove possiamo trovare i prodotti provenienti dal carcere attualmente? Solo in Toscana o anche altrove?
Al momento la distribuzione capillare avviene sul territorio elbano, ma è possibile ordinare i nostri dolci in tutta Italia tramite il sistema di e-commerce che abbiamo predisposto. In altre parole basta andare sul sito della Cooperativa e ordinare i prodotti nello shop on line. Facilissimo. Per info si può anche scrivere a info@coopnesos.it o direttore@coopnesos.it.

Ci sono già nuovi progetti in cantiere e nuove idee per il futuro?
Certo! Siamo persone alle quali piace coltivare la curiosità. A breve lanceremo un kit per farsi il pane a casa. Con farine bio e integrali, lievito e istruzioni. E poi ci stiamo preparando per portare in giro per l'Elba e la costa toscana i nostri prodotti con una panetteria-pasticceria mobile. A dire la verità ci sono anche altri sogni in cantiere... ma per adesso preferisco non parlarne per scaramanzia. Dico solo questo: quando si sceglie di lavorare nel sociale, senza chiedere elemosine, ma puntando tutto sulla qualità dei prodotti e sul valore del lavoro dobbiamo ricordarci che il totale è più della somma delle parti.  

Renato Nesi, nato a Livorno nel 1978, oltre ad essere il Direttore della Cooperativa Nesos, è autore del libro La via della Birra Toscana, degustatore professionista, esperto di marketing e comunicazione (nel settore enogastronomico e non solo), docente e collaboratore con varie testate giornalistiche, aziende ed enti pubblici.

Per chi vuole conoscere meglio la Cooperativa Nesos, i prodotti realizzati dai detenuti e scoprire dove trovarli:

E già che ci siete magari fate anche un acquisto sullo shop online per contribuire a questo bel progetto di impegno sociale!

 
Tag:  Cooperativa Nesos, Porto Azzurro, carcere, Renato Nesi, pane

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