Matrimonio significa noia?

“I love you, you are perfect, now change”. Riflessioni di una cinica

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E vissero felici e contenti. Ma è sempre, proprio così?

Matrimonio all’estero. Sposarsi all’aperto. Idee per la bomboniera. Il guardaroba di una moglie. Il forum di chi è sposato. Chiedilo all’esperto: consigli e suggerimenti. Ricerca location.
 

Ma la domanda che mi sorge spontanea è: Perché? Per una questione legale. Soprattutto se si vogliono dei figli (altro capitolo a parte). Per essere sicure di non rimanere da sole. Per poter uscire con altre coppie perché, si sa, a una certa età si sposano tutti e poi si rischia di diventare una zitella inacidita, abbandonata dalle amiche troppo impegnate tra marito e figli.
 

Ok, posso anche pensare di sposarmi, ma cosa succede poi, una volta fatto il grande passo? Come cambierebbe la mia vita? La parte più bella ed eccitante di un rapporto di coppia quale la seduzione, il gioco di sguardi, la conoscenza reciproca, la passione, la voglia di perdersi l’uno nell’altro, verrebbe a mancare? Cosa può cambiare dal punto di vista psicologico una volta che si ha un anello al dito? Resta comunque la stessa voglia di fare l’amore?
 

Matrimonio.it, il sito internet dedicato agli sposi più cliccato d’Italia, ha realizzato, fra le utenti del sito, il sondaggio: “Che coppia siete sotto le lenzuola?” per curiosare un po’ tra le abitudini in intimità delle coppie italiane dopo aver pronunciato il fatidico sì.
 

Dalle risposte emerge una moglie generalmente appagata, anche se un po’ troppo stanca (sebbene le intervistate siano sposate o convivono da non più di due anni).
Il 45,4% fa l’amore una volta a settimana (possibilmente il sabato o la domenica a orari prestabiliti?) e il 44% è sì soddisfatta della propria vita sessuale, ma spesso è troppo stanca per fare l’amore, mentre solamente il 12,5% è pienamente appagata.
 

Quindi, non solo si spende un capitale per finanziare il matrimonio. Si vive pure un anno di stress intenso tra assaggi al ristorante, inviti e decisioni che sembrano così fondamentali da creare continui attacchi di panico, per poi finire un po’ troppo stanche e un po’ troppo represse. Ma stiamo parlando delle stesse ragazze che solo un paio di anni prima rastrellavano le vie cittadine su tacchi vertiginosi, vestiti improbabili e sguardo imperioso alla ricerca della propria anima gemella incuranti del freddo, della stanchezza e del fatto che da lì a poche ore sarebbero dovute andare a lavorare?
 

Dunque, assodato che dopo aver messo un anello al dito è inevitabile diventare stanche, come si supera questo inconveniente? Come si può stimolare la propria sessualità?
 

(E se la sessualità femminile fosse calata magari anche a causa dei propri mariti? Come si fa per risvegliare la loro, di sessualità? O che magari… Ma no, dai. Troppo cinismo qui. La domanda sorge però spontanea: statisticamente, quanti uomini di età superiore ai vent’anni e inferiori ai sessanta si impigriscono sessualmente? Ben’inteso… non con la stessa donna…).
 

Tornando a noi… la nostra sessualità ha bisogno, sempre secondo il medesimo sondaggio sopracitato, per il 62% delle intervistate di stimoli, come ad esempio lingerie sexy; il 25% ha bisogno di dolcezza (prendersi un cane potrebbe risultare la scelta vincente); il 22% di passione (e qui potrebbe subentrare un amante, perché mi sa tanto che le donne sono stanche per riflesso) tanto che ben il 51% vorrebbe essere travolta dalla libido nel salotto di casa.
 

Questo sinceramente non mi pare proprio un quadretto da mogli represse quanto piuttosto da “Desperate Housewives”.
 

E dopo ciò la domanda che mi assillava all’inizio continua a martellarmi nel cervello incessantemente: Ma perché mi dovrei sposare?
 

Ricercando ispirazione ancora nel sito Matrimonio.it mi sono imbattuta in un’intervista molto interessante di Alberoni, noto sociologo di fama nazionale il quale, rispondendo alle domande dell’intervistatrice, ha dato una definizione interessante di Amore e di Matrimonio.
 

"L'amore è l'amore, ma il matrimonio è un contratto che deve essere firmato con il cervello perché impegna per la vita.”


È sicuramente vero che in pochi pensano veramente al significato di “per sempre” e che proprio questo prendere alla leggera il grande passo porti poi ad un numero sempre crescente di separazioni e divorzi.
 

E cosa bisogna fare allora? Chiaro: riflettere bene, superare l’attrazione fisica e sessuale del momento, o la folle paura di rimanere soli in quanto, come si recita, meglio soli che male accompagnati. No?
 

Distaccarsi per un attimo da tutto ciò che di più coinvolgente ci può essere nei primi mesi o anni di relazione e chiedersi quali sono i veri sentimenti che proviamo per l’altra persona, analizzare il suo carattere e la sua personalità e chiederci se veramente vogliamo passare tutto il resto della nostra vita con lui/lei, pronti a fare sacrifici, a scendere a compromessi, a dedicarci anima e corpo all’altro per mantenere sempre viva la relazione. E per non incombere nella noia matrimoniale! Soprattutto quando la passione, l’innamoramento, la forza pulsante che spinge ogni molecola del nostro corpo verso l’altro comincia piano piano a svanire. Bisogna quindi essere in grado di concentrarsi su altri aspetti del rapporto e lavorare sodo per non affondare nel baratro. Concentrarsi su quel sentimento più profondo che non deve mai mancare: la stima, il rispetto, la dipendenza verso l’altra persona che è diventata negli anni parte del nostro essere e senza la quale non potremmo più immaginare la nostra vita. Ecco. Solo in questo caso credo che si possa veramente pensare di affrontare una vita insieme.
 

Una volta mio padre mi disse che nella vita si deve scegliere. Cosa? Gli domandai io ingenuamente. Si deve scegliere di fermarsi. Di non continuare la ricerca perché potrebbe non finire mai. Non si può sempre pensare a quello che potrebbe venire. Perché potrebbe anche essere che ci capiti qualcosa di migliore ma anche che si spenda tutta la nostra esistenza nell’attesa di quel qualcosa che forse è solo nella nostra testa, plasmato da troppa televisione, troppi romanzi sdolcinati, da troppe speranze. E si finisce per rimanere soli e rimpiangere il passato che, nel frattempo non è rimasto lì ad aspettarci. Scegliere. Quello che pensiamo essere più adatto a noi. Quello che ci completa. Che ci dà serenità. Felicità. Appagamento. Che ci rende migliori di come saremmo da soli. O con altre persone. Senza guardare al passato, ma costruendo il nostro futuro. Insieme. Impegnandoci giorno dopo giorno per camminare insieme, mano nella mano. Questo dev’essere l’obiettivo. Questa è l’essenza di un buon matrimonio.
 

Almeno: “Finché divorzio non ci separi!”.

Tag:  matrimonio.it, nozze, divorzio, alberoni, sondaggio, Che coppia siete sotto le lenzuola?, scegliere

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