Rugby con il velo

In Iran (e non solo) le donne con il velo conquistano i campi di rugby

di Benedetta Bagni

Pubblicato sabato, 1 maggio 2010

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Sul campo si può urlare, correre, combattere. Ed essere un po’ più uomini. Per questo in Iran il gioco del rugby sta conquistando sempre più ragazze che, come tutte le donne in questo Paese mussulmano, fuori dallo stadio sono costrette a sottostare a un regime maschilista che le vuole remissive, silenziose e chiuse in casa a occuparsi della famiglia.

In realtà anche quando giocano, devono rispettare delle regole e indossare il maghnaeh, un velo che copre la testa, il collo e le spalle, o portare una divisa larga che non aderisce alle forme e che nasconde completamente braccia e gambe. Ma a loro non importa perché solo correndo verso la meta possono sentirsi un po’ più libere.

Il rugby appare così lontano da una religione come l’islam che ci si immagina qualcosa di diverso se giocato da una squadra di donne. Invece, in ogni partita ci sono gli stessi ingredienti di quello maschile: forza, contrasti, scontri.

Ad avere possibilità di giocare sono ragazze con un’istruzione elevata che si sono appassionate a questo sport all’università. Provengono da famiglie più liberali e meno integraliste che permettono loro, non solo di giocare, ma di raggiungere lo stadio degli allenamenti da sole, cosa che in alcuni luoghi dell’Iran potrebbe essere considerata oltraggiosa.

A Teheran, dal 2003, esiste una squadra ufficiale tutta al femminile che viene comunque osteggiata da chi percepisce il rugby come uno sport americano e quindi da condannare. Per questo è molto difficile anche il compito dell’allenatore di questa squadra femminile, che in realtà è un uomo. Deve quindi stare sempre a debita distanza dalle sue giocatrici perché la legge islamica vieta a donne e uomini di toccarsi se non sono sposati o parenti.

Del famoso terzo tempo - l’usanza tipica del rugby che vede le due squadre avversarie brindare assieme a fine partita - non si parla in questi spogliatoi velati: l’alcol, vietato agli uomini, è ovviamente impensabile per una donna. Ma anche qui si respira il rispetto e la passione per lo sport. A loro, poi, il gioco permette di lasciarsi alle spalle la vita di tutti i giorni e di sentirsi, almeno per il periodo di una partita, esattamente come i loro colleghi maschi.

Vedere donne velate giocare a rugby sta diventando una realtà anche nel nostro Paese: nella squadra femminile dell’Amadori Rugby di Milano, infatti, gioca Fadima Abdi Odman, 18 anni, mussulmana. Lei gioca nel ruolo di ala, come il suo idolo Mirco Bergamasco della Nazionale Italiana: la sua passione è nata vedendo lui e il fratello Mauro alla televisione durante la “Sei nazioni”, il più importante campionato di rugby.

La decisione di portare il velo, però, non è stata una costrizione da parte dei genitori, ma una libera scelta di mussulmana praticante.

 
Tag:  Rugby femminile, donne iraniane, Amadori Rugby di Milano, Fadima Abdi Adman, maghnaeh

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