Scherzi informatici

Da una puntata di Friends, una riflessione sulla perdita di pudore provocata dai social network

di Marta Elena Casanova

Pubblicato martedi, 13 ottobre 2015

Rating: 0.0 Voti: 0
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Da qualche mese in tv, sul canale Sky Fox, stanno rimando in onda la serie Friends, una delle sitcom più famose e di successo di sempre, che racconta le vite e le vicende di tre ragazze e tre ragazzi a New York.

Dal 1994 al 2004 abbiamo visto sullo schermo la storia e  l'evoluzione di questi personaggi. Ebbene, qualche giorno fa è andata nuovamente sullo schermo una puntata dal titolo Scherzi informatici, girata nel 2003. Qui Ross Geller (David Schwimmer ) racconta a Chandler Bing (Matthew Perry) di essersi iscritto a un nuovo sito internet dove si possono ritrovare gli ex compagni di università, sapere che fine hanno fatto, che lavoro svolgono, se si sono sposati e via dicendo. In pratica si parla di una prima versione di Facebook (nato ufficialmente nel 2004), social network originariamente creato per gli studenti di Harvard, che poi Mark Zuckerberg ha trasformato nel colosso che tutti conosciamo.

Ma torniamo alla puntata di Friends: iniziano una serie di scherzi tra Ross e Chandler, che pubblicano degli status ognuno sul profilo dell'altro per prendersi in giro. Ross dichiara che Chandler ha fatto outing rivelandosi omosessuale, e di rimando l'amico svela sul sito che Ross è morto. Inizialmente Geller non la prende bene, ma ancora peggio dopo, quando si rende conto che nessuno, tra i suoi contatti, si sia interessato al suo decesso. Perplesso e depresso per il disinteresse nei confronti suoi e della sua dipartita, ne parla con Chandler, il quale gli risponde che non deve prendersela, il motivo per cui probabilmente nessuno ha commentato o cercato di mettersi in contatto con la famiglia è semplicemente perché non è facile esprimersi su un sito, che probabilmente la cosa creerebbe imbarazzo, - Come vuoi che si possa commentare una cosa del genere tramite internet? -

Questa scena mi ha fatto sorridere, con un fondo di amarezza, e riflettere su quanto i tempi, i modi e i rapporti cambino velocemente. Oggi infatti appena muore qualcuno, che sia un personaggio noto o un amico di famiglia, è tutto un R.I.P. su  Facebook, post e post su fatti tragici, che per buonsenso andrebbero vissuti con ritegno e compostezza.

Gli status su Facebook in questi casi per me equivalgono agli applausi a un funerale. Insopportabili e del tutto fuori luogo.

Quando il decesso riguarda un amico o un parente di chi pubblica, il post sulla sua pagina molto spesso recita più o meno così: - Ciao, mi mancherai. Ti abbraccio forte. -

Ti abbraccio forte. Nemmeno fossi il bambino de Il sesto senso che vedeva i morti.  

Oppure, ancor più esilarante (anche se di esilarante, in realtà, c'è chiaramente ben poco): Condoglianze alla famiglia di XXX - . Cioè, le condoglianze le fai su un Social Network? Mi tiro un pizzicotto per sentire se sono ancora viva io! Un annuncio sulla pagina dei necrologi del giornale come si è sempre fatto, chessò, una telefonata ai cari del defunto, una visita alla famiglia, no. Una frase su Facebook si. Che poi magari ti riferisci a chi Facebook nemmeno ce l'ha. E allora a chi lo stai dicendo? A un migliaio circa di contatti che quella persona nemmeno la conoscevano, figurati la sua famiglia.

La creatura di Zuckerberg, si sa, ha fatto sì che si metta su piazza, o meglio sull'homepage, ogni nostro sentimento. Raccontiamo di tutto sulle nostre pagine personali che di personale non hanno nulla, tutto ciò che ci accade, nel lavoro, nella vita privata, nei viaggi, ogni giorno.

Abbiamo perso il senso del pudore.

Perché se può andar bene scrivere e descrivere uno stato d'animo, un'emozione, pubblicare fotografie strappalike, perché ognuno fa un po' quello che gli pare con la propria immagine e sono fatti suoi quello che vuole trasmettere, la perdita di una persona amata dovrebbe generare quel momento di silenzio, di rispetto, di condivisione reale con chi conosciamo, non virtuale.  Se viene a mancare una persona cara, chi di dovere, amici, familiari e così via lo saprà comunque, non c'è alcun bisogno di sbandierare la cosa a tutta una serie di persone tra le quali, tra l'altro, molte nemmeno si conoscono di persona.

Tutto questo per quanto riguarda dolori reali, gli stati d'animo, quelli veri. Ed è la parte che lascia maggiormente perplessi.

Ma, volendo cercare di sdrammatizzare la questione - Commenta la dipartita - c'è tutto un altro mondo che rasenta l'esilarante.

Sto parlando dell'altra faccia della cosa: la morte di personaggi famosi: cantanti, attori, registi, scrittori e via dicendo.

Quando uno di questi muore, anche se aveva 150 anni e, pace all'anima, sua magari non aspettava altro, inizi a leggere cose francamente imbarazzanti.

C'è quello che parte dicendo: - Avevo letto tutti i suoi libri (o visto tutti i suoi film, o ascoltato tutti i suoi dischi, fate voi), era come se lo conoscessi. Ci mancherai tantissimo. R.I.P. - 

Ora, al di là del fatto che ci si possa dispiacere per la morte di una persona di talento, ma mancherai esattamente a chi? Perché a volte bisogna veramente fare attenzione alle parole, dai. Anche ammettendo che i lavori di un personaggio siano stati importanti nel suo campo, e sicuramente anche nella vita e nella formazione di chi ne ha beneficiato, e che abbiano cambiato e fatto evolvere un certo settore, è onestamente strano che lui stesso ci possa mancare. Sono altre le persone di cui si sente la mancanza.

Ricollegandosi a questo la categoria che stimo senza se e senza ma è quella composta da persone che manifestano il loro profondo dolore per il "caro estinto" incrociato una volta in modo più o meno simile: - NOOOOOO! XXX non può essere morto! L'avevo incontrato nel 1992 durante una conferenza stampa, ricordo che ci siamo sorrisi davanti al cabaret di salatini durante l'aperitivo che ne è seguito, persona squisita. Mi mancherai. R.I.P. -

Ecco, che tu una volta abbia abbozzato un saluto a un personaggio noto, magari con le briciole post aperitivo sul maglione, non fa di te un suo amico, te ne rendi conto, si?

Non è credibile che la dipartita di questa persona creerà un vuoto nella tua esistenza. Il tuo non è dispiacere. E' mitomania.

E' anche molto probabile che nel momento in cui hai aggiornato il tuo status velocissimamente perché avevi notato che in molti l'avevano già fatto prima di te e non puoi perdere l'occasione per dire la tua, stavi bevendo un cocktail e mangiando salatini.

Insomma, un luogo astratto come Facebook è stato davvero in grado di tirar fuori sentimenti come la tristezza e il dolore, da esporre a chi ci segue - e allora Zuckerberg è il n.1 degli analisti 2.0 -, o è solo un'altra forma, una variante di esibizionismo?

Propenderei per la seconda.

I social sono davvero una gran cosa, un'invenzione geniale, qualcosa che può metterci in contatto col mondo intero, far sentire la nostra voce, aiutarci nel lavoro, ma come tutto, dipende dall'uso che se ne fa.

Ci sono alcuni aspetti che forse, però, dovrebbero tornare a essere come nel 2003, quando - Come vuoi che si possa commentare una cosa del genere tramite internet? -

Ci sono sentimenti come il dolore che vanno affrontati con chi realmente li condivide, li può comprendere, magari abbracciandosi sul serio, e non tramite un commento su una bacheca.  

E se manca qualcuno i cui libri ci sono piaciuti molto, i cui film abbiamo amato, le cui prodezze sportive ci hanno esaltato, beh, magari conserviamone il ricordo della bellezza, ma non millantiamo dispiacere. Quello lasciamolo per altri fatti della vita, che purtroppo sono tanti.

Ma la verità è che tutto è oramai spettacolarizzato, anche la morte.

Ciao pudore, mi mancherai tantissimo. R.I.P. 
Tag:  Facebook, Friends, morte, pudore, R.I.P., condoglianze, Scherzi informatici

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni