Afghanistan, una pace solo maschile

La Jirga (assemblea) per la pace di Kabul esclude quasi del tutto rappresentanti femminili

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 31 maggio 2010

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In Afghanistan, nella capitale Kabul, si è riunita la Jirga (assemblea) della pace. Dovrebbe servire a cooptare i Talebani nelle istituzioni del Paese, in vista di una riconciliazione nazionale e della fine della guerra civile. Non tutti i Talebani sono invitati, ma solo coloro che non sono legati ad Al Qaeda, i quali accettano di gettare le armi e promettono di abbracciare i principi costituzionali fondamentali, fra cui anche il rispetto dei diritti delle donne. Questo sulla carta.

In pratica, nonostante lo sforzo di Hillary Clinton a ottenere un impegno per proteggere il “sesso debole”, le premesse della Jirga sono tutt’altro che buone. I Talebani organizzati in partiti politici, come Hezb-i-Islami, non possono presentarsi alla Jirga in veste di rappresentanti dei loro movimenti, ma potranno comunque partecipare individualmente. Ad essere sotto-rappresentate e del tutto escluse dalla pianificazione dei lavori sono invece le donne. Su 1400 partecipanti alla grande assemblea di Kabul, solo poche decine di donne (dalle 30 alle 50) sono attese. E’ dunque molto difficile che facciano sentire la propria voce per impedire un accordo fondato sul loro sacrificio. Ahmad Fahim Hakim, della Independent Huma Rights Commission, ritiene che questa assenza quasi totale di donne sia “simbolica” del loro peso nullo nelle decisioni, nonostante gli anni di difficile emancipazione e le “quote rosa” nelle istituzioni del Paese, governo compreso
.
Sotto il passato regime talebano, alle donne era negato qualsiasi diritto, compreso quello di uscire di casa (se non abbigliate con un burqa che le copriva integralmente). A loro non era permesso né lo studio, né il lavoro, né il mero possesso di documenti di identità. Non era garantita loro nemmeno la salute perche' un medico uomo non aveva neppure la possibilità di toccarle, né di guardarle direttamente. La paura, più che comprensibile, che si sta diffondendo fra le donne afgane è che si ritorni a quel punto. “Ho memorie molto tristi del periodo talebano” - dice una ragazza di venti anni (ne aveva 11 quando il regime cadde), Safian Farahmand-Amiry, all’agenzia Reuters - “Ora dovrei già essere al terzo anno di università, ma sono al primo, a causa dei Talebani. Io vorrei che l’Afghanistan diventasse un posto migliore in cui vivere. Sono sicura che, se la Jirga dovesse andar bene come dovrebbe, sarebbe un gran passo avanti per il nostro Paese, rendendolo stabile, libero e giusto. Ma se ai Talebani verrà permesso di accedere al governo, ho paura che tornino anche le loro leggi”. 
Tag:  Afghanistan, Jirga, Kabul, talebani, diritti delle donne

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