Amnesty International e la mortalità materna

Secondo il Rapporto 2010, mezzo milione di donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 28 maggio 2010

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Diffusione della mortalità materna

Amnesty International, la più nota organizzazione mondiale per la difesa dei diritti umani, nel suo Rapporto 2010 si concentra anche sulla piaga della mortalità materna. Questo aspetto del nuovo documento di Amnesty ha fatto meno notizia rispetto alla polemica con il ministro Franco Frattini sui respingimenti degli immigrati. Ma non può passare sotto silenzio. Sebbene siano stati fatti progressi nella punizione di crimini diretti (massacri, genocidio, tortura, politicidio, crimini di guerra), i crimini sociali, quali la discriminazione delle donne, sono ancora ignorati dalla giustizia internazionale. Claudio Cordone, segretario generale di Amnesty, invita la comunità internazionale a muoversi anche su questo fronte.

Citando testualmente dall’introduzione al Rapporto 2010: “Consideriamo il diritto alla salute e, in particolare, la vergogna della mortalità materna. Ogni anno, oltre 500.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza. I tassi di mortalità materna in Sierra Leone, Perù, Burkina Faso e Nicaragua, per citare solo alcuni paesi su cui Amnesty International si è concentrata nel 2009, sono direttamente causati dalle violazioni dei diritti umani. Come ho potuto rendermi conto di persona in Burkina Faso e Sierra Leone, i governi di questi paesi conoscono il problema e stanno facendo dei passi per risolverlo. Però occorre che facciano sforzi maggiori, insieme alla società civile, per affrontare le questioni chiave dei diritti umani che contribuiscono agli alti tassi di decessi evitabili, come la discriminazione di genere, i matrimoni precoci, la negazione dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, le barriere all'accesso alle cure mediche di base. In questo devono essere supportati dalla comunità internazionale”.

Il rapporto sottolinea come la mortalità materna non sia legata a problemi economici: “Il diritto internazionale dei diritti umani, riconoscendo che risorse adeguate sono una condizione fondamentale per la realizzazione di alcuni aspetti dei diritti economici, sociali e culturali, richiede la loro ‘progressiva realizzazione’, ‘al massimo delle risorse disponibili’. Ma i governi non possono meramente usare come alibi l'argomento delle risorse limitate. Il fenomeno della mortalità materna non è il semplice riflesso di quanto povero o ricco sia un paese. L'Angola, per esempio, ha un tasso di mortalità materna assai più elevato di quello del Mozambico, che peraltro è molto più povero. Il Guatemala, con un prodotto interno lordo che è quasi il doppio di quello del Nicaragua, ha tassi di mortalità materna più elevati”.  


Tag:  Amnesty International, Rapporto 2010, mortalità materna, discriminazione delle donne, Claudio Cordone

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