Arabia Saudita: la polizia reprime, le donne si ribellano

Le parti si invertono: una donna picchia un agente della polizia religiosa

di Stefano Magni

Pubblicato martedi, 18 maggio 2010

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Ad Al Mubarraz, Arabia Saudita, si è realizzato, almeno per un giorno, il sogno di tutte le femministe arabe. Un agente della polizia religiosa è stato picchiato da una donna. Nel gergo giornalistico, è la classica notizia in cui è “l’uomo che morde il cane”.

Come è potuto accadere? Il poliziotto della Commissione per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, un’istituzione che in Arabia Saudita ha un potere enorme per imporre con la forza il rispetto della legge coranica, stava pattugliando un parco dei divertimenti a caccia di “coppiette abusive”. Da notare: in Arabia Saudita donne e uomini non possono frequentarsi al di fuori del matrimonio. Anche le coppie sposate non possono tenersi per mano, tantomeno baciarsi in pubblico. In compenso le donne non possono uscire di casa, se non autorizzate e accompagnate da un “guardiano” maschio della loro famiglia. Quando il poliziotto ha avvistato un uomo e una donna assieme, entrambi sulla ventina, si è avvicinato e ha iniziato l’interrogatorio di routine. E la donna lo ha picchiato. Non si è limitata a uno schiaffo. Lo ha massacrato di botte se è vero, come riporta il quotidiano saudita Okaz, che l’agente è finito in ospedale.

"Vedere una donna che oppone resistenza vuol dir molto” - ha dichiarato l’attivista saudita per i diritti delle donne Wajiha al Huwaidar - “La gente non ne può più della polizia religiosa e ora è quest’ultima che sta pagando il prezzo di anni ed anni di vessazioni e umiliazioni che hanno inflitto ai sudditi nel corso dei decenni. Questo è solo l’inizio e prevedo una resistenza anche più forte in futuro”. Questo accade anche grazie a Internet, come spiega la Huwaidar: “Ora, se commettono qualcosa di grave, finiscono online dappertutto. Per questo si stanno facendo una pessima nomea e la gente ha più coraggio di reagire”.

Il terrore, però, è sempre dietro l’angolo. La storia può non avere un lieto fine. La donna che ha reagito, di cui i media arabi non hanno fornito il nome, è ora passibile di condanna ad anni di carcere e decine di frustate. 
Tag:  Arabia Saudita, polizia religiosa, femminismo, Wajiha al Huwaidar, ribellione

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