Cristiana condannata a morte in Pakistan

Discriminata perché donna, messa a morte perché "blasfema"

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 11 novembre 2010

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Discriminata perché donna, condannata a morte perché cristiana e “blasfema”, secondo la legge del Pakistan. Il caso di Asia Bibi, in attesa di sentenza capitale nel Punjab pakistano, è un altro di quelli che fanno tremare le vene ai polsi. Come la più celebre (ma non più fortunata) iraniana Sakineh, condannata alla lapidazione per adulterio, anche Asia Bibi è destinata ad essere uccisa per un qualcosa che nessuno, in un Paese libero, potrebbe considerare un reato. E che nessuno, di fronte a un giudice, ha mai neppure potuto dimostrare con prove.

Trentasettenne, madre di due figli, operaia agricola, Asia Bibi deve l’origine della sua disgrazia a una semplice litigata, avvenuta più di un anno fa. Alcune sue colleghe la volevano convincere a convertirsi all’Islam. Lei seccata ha osato fare un paragone fra Gesù Cristo e Maometto. Affermando che il primo è morto in croce per salvare l’umanità e chiedendo cosa avesse fatto il secondo per loro. Una conversazione di questo genere, in Italia, al massimo finisce ad insulti. Ma nemmeno, perché ormai abbiamo imparato che in cima al galateo c’è il rispetto della religione altrui. Non così in Pakistan. Dove Asia, subito dopo aver compiuto questo paragone “blasfemo” ha rischiato il linciaggio.
 
Chiusa in un locale della sua azienda è stata circondata da una folla urlante di persone che insultavano lei e i suoi figli. Una volta che la denuncia religiosa è partita, è difficile fermare il rullo compressore della magistratura. In Pakistan, la legge contro la blasfemia, non solo è punita con il carcere o con la morte, ma serve da pretesto per uccidere sommariamente chi vi è accusato. Dal 1986 (quando la norma fu introdotta) ad oggi, circa 33 persone (anche assolte dai tribunali locali) sono state assassinate in suo nome, linciati da folle di scalmanati, freddati da singoli o gruppi di killer. Circa 1000 persone sono finite nell’ingranaggio di questa legge unica al mondo.
 
Asia Bibi, secondo la sentenza del tribunale del Punjab, deve pagare un’ammenda pari a 2 anni e mezzo del suo salario. E deve perdere la vita. 
Tag:  Asia Bibi, Pakistan, legge blasfemia, discriminazione donne, Cristianesimo, Islam, conversione

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