Don't ask don't tell, cade un velo di ipocrisia

Da oggi anche i gay dichiarati potranno prestare servizio nelle forze armate statunitensi

di Stefano Magni

Pubblicato martedi, 20 settembre 2011

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Da oggi l’esercito degli Stati Uniti avrà un nuovo volto. Oltre a donne e uomini eterosessuali, presteranno servizio anche donne e uomini gay dichiarati. Cosa cambierà? Niente. Ed è proprio su questa assenza di cambiamento sostanziale nell’efficienza delle forze che, per anni, le associazioni gay hanno puntato per far passare la nuova legge. Barack Hussein Obama si è mostrato recettivo fin da subito a questo argomento, anche se l’ha potuto implementare definitivamente, dopo cause e battaglie congressuali, solo al suo terzo anno di presidenza.
 
Perché non cambierà sostanzialmente nulla nell’esercito americano? Perché uomini e donne gay prestano già servizio nelle forze armate statunitensi, hanno già combattuto in Iraq e in Afghanistan, hanno già fatto carriera. L’unica differenza, con la riforma passata ieri, è la caduta di un velo di ipocrisia, chiamato clausola del “non ti chiedo, non mi rispondi” (don’t ask, don’t tell). In pratica, anche se so che sei gay, non ti rimuovo dal tuo incarico, purché tu non lo dica.

Da oggi, invece, possono prestare servizio anche gli omosessuali dichiarati, che avevano fatto outing prima del reclutamento. Una rivista lanciata a maggio per perorare questa causa, OutServe Magazine, ora può uscire con un’edizione speciale: pubblica i nomi e le foto di cento militari omosessuali. “Dopo secoli di servizio nell'ombra” – si legge in OutServe – “possiamo finalmente esprimere in pubblico il nostro impegno verso la nostra nazione e quello verso i nostri valori di integrità, apertura e uguaglianza per tutti”. 
Tag:  Usa, Obama, gay, forze armate, outing

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