Femministe contro Assange

Il fronte progressista si spacca. Un sito dà battaglia contro chi difende lo "stupratore" (presunto) che ha fondato Wikileaks

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 20 dicembre 2010

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Prima o poi qualcuno, anzi qualcuna, si sarebbe mossa in questa direzione: a furia di difendere Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dalle accuse di stupro, le femministe hanno iniziato a mostrare visibili segni di insofferenza. Si dà troppo per scontato che Assange non abbia commesso alcuna violenza sessuale (cosa per cui la Svezia ha spiccato il mandato di cattura nei suoi confronti), ma sia vittima di una macchinazione dei servizi segreti. Questa tesi è sostenuta soprattutto negli ambienti di sinistra progressista, quelli che hanno sempre sostenuto le battaglie del femminismo. Un sito, Tigerbeatdown.com, chiede con forza che: “Tutti i media e i personaggi pubblici progressisti condannino lo stupro, in ogni caso. Non è una richiesta negoziabile. E’ un obbligo. Se non vi schierate contro lo stupro, se questa istanza non è fondamentale e prioritaria nel vostro programma, non vi accetteremo più come ‘progressisti’. Non compreremo più i vostri prodotti, né vi sosterremo e parleremo contro di voi”.


Infatti, i progressisti, di fronte a un'accusa di stupro, avevano sempre dato per buono il principio: "colpevole fino a prova contraria". Adesso, visto che l'accusato è un loro eroe, sono miracolosamente diventati garantisti.
 

Il sito femminista protesta contro chi, nelle settimane scorse, ha minimizzato o messo in dubbio le accuse di violenza carnale. E, nel farlo, cita articoli che riportano prove e argomenti favorevoli alla causa delle due (presunte) vittime svedesi di Assange. Tigerbeatdown.com condanna chi ha svelato l’identità (ormai di dominio pubblico) delle donne svedesi, mettendole a rischio. In effetti, molti hacker vicini alla causa di Wikileaks, hanno iniziato ad attaccare sia loro che il loro avvocato con una serie di azioni di pirateria informatica. Ma nella cyberguerra è sempre possibile rispondere. E così, dopo aver intervistato il regista-attivista-progressista Michael Moore, che ha ovviamente ridicolizzato le accuse ad Assange (lo stesso regista ha anche pagato 20mila sterline di cauzione per la sua scarcerazione), il conduttore di talk show Keith Olbermann ha dovuto addirittura sospendere il suo Twitter, tanto era intensa l’ondata di proteste ricevute. L’attacco informatico (se così lo si può definire) parte, a quanto pare, proprio da Tigerbeatdown.
 

Assange, insomma, sta facendo scoppiare una seconda rivoluzione, effetto collaterale della prima: non solo ha messo in dubbio la segretezza della diplomazia, ma sta provocando il divorzio fra progressisti e femministe.
Assange, insomma, sta facendo scoppiare una seconda rivoluzione, effetto collaterale della prima: non solo ha messo in dubbio la segretezza della diplomazia, ma sta provocando il divorzio fra progressisti e femministe.Il sito femminista protesta contro chi, nelle settimane scorse, ha minimizzato o messo in dubbio le accuse di violenza carnale. E, nel farlo, cita articoli che riportano prove e argomenti favorevoli alla causa delle due (presunte) vittime svedesi di Assange. Tigerbeatdown.com condanna chi ha svelato l’identità (ormai di dominio pubblico) delle donne svedesi, mettendole a rischio. In effetti, molti hacker vicini alla causa di Wikileaks, hanno iniziato ad attaccare sia loro che il loro avvocato con una serie di azioni di pirateria informatica. Ma nella cyberguerra è sempre possibile rispondere. E così, dopo aver intervistato il regista-attivista-progressista Michael Moore, che ha ovviamente ridicolizzato le accuse ad Assange (lo stesso regista ha anche pagato 20mila sterline di cauzione per la sua scarcerazione), il conduttore di talk show Keith Olbermann ha dovuto addirittura sospendere il suo Twitter, tanto era intensa l’ondata di proteste ricevute. L’attacco informatico (se così lo si può definire) parte, a quanto pare, proprio da Tigerbeatdown.Infatti, i progressisti, di fronte a un'accusa di stupro avevano sempre dato per buono il principio: "colpevole fino a prova contraria". Adesso, visto che l'accusato è un loro eroe, sono miracolosamente diventati garantisti.Prima o poi qualcuno, anzi qualcuna, si sarebbe mossa in questa direzione: a furia di difendere Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dalle accuse di stupro, le femministe hanno iniziato a mostrare visibili segni di insofferenza. Si dà troppo per scontato che Assange non abbia commesso alcuna violenza sessuale (cosa per cui la Svezia ha spiccato il mandato di cattura nei suoi confronti), ma sia vittima di una macchinazione dei servizi segreti. Questa tesi è sostenuta soprattutto negli ambienti di sinistra progressista, quelli che hanno sempre sostenuto le battaglie del femminismo. Un sito, Tigerbeatdown.com, chiede con forza che: “Tutti i media e i personaggi pubblici progressisti condannino lo stupro, in ogni caso. Non è una richiesta negoziabile. E’ un obbligo. Se non vi schierate contro lo stupro, se questa istanza non è fondamentale e prioritaria nel vostro programma, non vi accetteremo più come ‘progressisti’. Non compreremo più i vostri prodotti, né vi sosterremo e parleremo contro di voi”. Assange, insomma, sta facendo scoppiare una seconda rivoluzione, effetto collaterale della prima: non solo ha messo in dubbio la segretezza della diplomazia, ma sta provocando il divorzio fra progressisti e femministe.Il sito femminista protesta contro chi, nelle settimane scorse, ha minimizzato o messo in dubbio le accuse di violenza carnale. E, nel farlo, cita articoli che riportano prove e argomenti favorevoli alla causa delle due (presunte) vittime svedesi di Assange. Tigerbeatdown.com condanna chi ha svelato l’identità (ormai di dominio pubblico) delle donne svedesi, mettendole a rischio. In effetti, molti hacker vicini alla causa di Wikileaks, hanno iniziato ad attaccare sia loro che il loro avvocato con una serie di azioni di pirateria informatica. Ma nella cyberguerra è sempre possibile rispondere. E così, dopo aver intervistato il regista-attivista-progressista Michael Moore, che ha ovviamente ridicolizzato le accuse ad Assange (lo stesso regista ha anche pagato 20mila sterline di cauzione per la sua scarcerazione), il conduttore di talk show Keith Olbermann ha dovuto addirittura sospendere il suo Twitter, tanto era intensa l’ondata di proteste ricevute. L’attacco informatico (se così lo si può definire) parte, a quanto pare, proprio da Tigerbeatdown.Infatti, i progressisti, di fronte a un'accusa di stupro avevano sempre dato per buono il principio: "colpevole fino a prova contraria". Adesso, visto che l'accusato è un loro eroe, sono miracolosamente diventati garantisti.Prima o poi qualcuno, anzi qualcuna, si sarebbe mossa in questa direzione: a furia di difendere Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dalle accuse di stupro, le femministe hanno iniziato a mostrare visibili segni di insofferenza. Si dà troppo per scontato che Assange non abbia commesso alcuna violenza sessuale (cosa per cui la Svezia ha spiccato il mandato di cattura nei suoi confronti), ma sia vittima di una macchinazione dei servizi segreti. Questa tesi è sostenuta soprattutto negli ambienti di sinistra progressista, quelli che hanno sempre sostenuto le battaglie del femminismo. Un sito, Tigerbeatdown.com, chiede con forza che: “Tutti i media e i personaggi pubblici progressisti condannino lo stupro, in ogni caso. Non è una richiesta negoziabile. E’ un obbligo. Se non vi schierate contro lo stupro, se questa istanza non è fondamentale e prioritaria nel vostro programma, non vi accetteremo più come ‘progressisti’. Non compreremo più i vostri prodotti, né vi sosterremo e parleremo contro di voi”. Assange, insomma, sta facendo scoppiare una seconda rivoluzione, effetto collaterale della prima: non solo ha messo in dubbio la segretezza della diplomazia, ma sta provocando il divorzio fra progressisti e femministe.Il sito femminista protesta contro chi, nelle settimane scorse, ha minimizzato o messo in dubbio le accuse di violenza carnale. E, nel farlo, cita articoli che riportano prove e argomenti favorevoli alla causa delle due (presunte) vittime svedesi di Assange. Tigerbeatdown.com condanna chi ha svelato l’identità (ormai di dominio pubblico) delle donne svedesi, mettendole a rischio. In effetti, molti hacker vicini alla causa di Wikileaks, hanno iniziato ad attaccare sia loro che il loro avvocato con una serie di azioni di pirateria informatica. Ma nella cyberguerra è sempre possibile rispondere. E così, dopo aver intervistato il regista-attivista-progressista Michael Moore, che ha ovviamente ridicolizzato le accuse ad Assange (lo stesso regista ha anche pagato 20mila sterline di cauzione per la sua scarcerazione), il conduttore di talk show Keith Olbermann ha dovuto addirittura sospendere il suo Twitter, tanto era intensa l’ondata di proteste ricevute. L’attacco informatico (se così lo si può definire) parte, a quanto pare, proprio da Tigerbeatdown.Infatti, i progressisti, di fronte a un'accusa di stupro avevano sempre dato per buono il principio: "colpevole fino a prova contraria". Adesso, visto che l'accusato è un loro eroe, sono miracolosamente diventati garantisti.Prima o poi qualcuno, anzi qualcuna, si sarebbe mossa in questa direzione: a furia di difendere Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dalle accuse di stupro, le femministe hanno iniziato a mostrare visibili segni di insofferenza. Si dà troppo per scontato che Assange non abbia commesso alcuna violenza sessuale (cosa per cui la Svezia ha spiccato il mandato di cattura nei suoi confronti), ma sia vittima di una macchinazione dei servizi segreti. Questa tesi è sostenuta soprattutto negli ambienti di sinistra progressista, quelli che hanno sempre sostenuto le battaglie del femminismo. Un sito, Tigerbeatdown.com, chiede con forza che: “Tutti i media e i personaggi pubblici progressisti condannino lo stupro, in ogni caso. Non è una richiesta negoziabile. E’ un obbligo. Se non vi schierate contro lo stupro, se questa istanza non è fondamentale e prioritaria nel vostro programma, non vi accetteremo più come ‘progressisti’. Non compreremo più i vostri prodotti, né vi sosterremo e parleremo contro di v


Tag:  Julian Assange, femministe, Tigerbeatdown, Michael Moore, Keith Olberman, Twitter, stupro, Wikileaks, progressisti

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