Gli omicidi-suicidi del Cremonese

Il fidanzato uccide la ex e si spara. Succede due volte, in due giorni, nella stessa provincia

di Stefano Magni

Pubblicato sabato, 3 luglio 2010

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Un altro omicidio-suicidio in provincia di Cremona: Riccardo Regazzetti, 28 anni, ha ucciso a colpi di pistola la sua ex fidanzata, Debora Palazzi, di 8 anni più giovane di lui. Il loro era un rapporto con “qualche screzio” (come si inizia a leggere nelle cronache), che negli ultimi tempi aveva conosciuto una crisi, tanto che i due avevano deciso di non vedersi più. L’ha incontrata a bordo dell’auto di lei, accostata davanti al cimitero di Agnadello (Cremona). Non si sa se sia scoppiato un litigio, o se il fidanzato deluso avesse già optato per l’“esecuzione”. Poi ha telefonato al fratello: “Vieni a vedere quello che ho fatto!”. Ma non l’ha nemmeno aspettato: si è sparato prima. Quando il fratello è arrivato, assieme agli operatori del 118, sul luogo della tragedia ha trovato un biglietto: “Solo così potevamo stare insieme”.

Questo episodio fa particolarmente impressione per la  vicinanza di tempi e luoghi di un altro fattaccio simile di cronaca nera. Appena due giorni fa, infatti, sempre in provincia di Cremona (a Rivolta D’Adda) Gaetano De Carlo, carrozziere di 55 anni, definito “stalker seriale”, è diventato un omicida seriale. Ha ucciso a colpi d'arma da fuoco una sua ex fidanzata, Maria Montanaro, 36 anni, a Chieri, nel Torinese. Poi, quando la polizia già gli dava la caccia, ha assassinato una donna di cui si era invaghito, Sonia Balconi, 42 anni. Infine si è suicidato.

La vicinanza di tempi e luoghi accennata, comunque, è fuorviante. Episodi simili sono avvenuti e avvengono in tutte le stagioni e in tutti i luoghi d’Italia. A nessuno, adesso, viene in mente che il Cremonese è terra di delitti passionali. Fuorviante è anche l’arma. Ci si può stupire sulla diffusione di armi da fuoco. Ma se i due omicidi-suicidi avessero avuto un coltello, o una spranga di ferro, avrebbero ucciso con quello. L’arma non ha mai cambiato la sostanza di un delitto. E’ la volontà di chi vuol togliere (e togliersi) la vita che genera la tragedia.

Stupisce, piuttosto, per entrambi i casi, la totale incapacità di leggere i sintomi della tragedia, la sottovalutazione delle intenzioni del futuro assassino, nel caso di De Carlo anche la lentezza delle indagini sulla sua attività di “stalking seriale”. Lascia perplessa la definizione quasi-giustificatoria e quasi-assolutoria di “delitto passionale”. Il suicidio rende il carnefice una vittima a sua volta, agli occhi dell’opinione pubblica, ed elimina la paura della sua pericolosità per il resto della società. Ma la causa di questi omicidi-suicidi, comune a tutti i delitti passionali, non può essere sottovalutata e non può non far paura. E’ il desiderio di possesso. E’ il mancato riconoscimento dell’indipendenza della partner, la negazione del suo diritto di compiere scelte che, magari non piacciono, ma sono espressione della sua volontà. E’ questa negazione il sintomo principale di un futuro delitto, un sintomo culturale che va combattuto, prevenuto, curato, quanto un male fisico.
 
Tag:  femminicidio, suicidio, Cremona, stalking, Agnadello

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