Joshua Davies: «Che mi dareste se lo facessi davvero?»

A soli sedici anni, uccide la fidanzatina per scommessa

di Francesca Tommasi

Pubblicato venerdì, 29 luglio 2011

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Joshua Davies - Rebecca Aylward
È  il 23 ottobre 2010 quando Rebecca Aylward di Bridgend, nel Galles, scompare da casa: viene ritrovata il giorno dopo, con il cranio fratturato, in un bosco poco distante dalla sua abitazione.
 
Oggi, alla disperazione dei familiari, si aggiunge il volto del carnefice.
 
Joshua Daviesha sedici anni, è un ragazzino. Quel giorno aveva un appuntamento con “Becca”, la ex fidanzata con la quale aveva chiuso una relazione tormentata, per la gelosia e la possessività di lui. Sembrerebbero le basi per quei crimini a sfondo passionale che si riversano quotidianamente sulle pagine della cronaca nera, ma la realtà è che dietro a questo omicidio non c’è un movente.
 
Josh, come veniva confidenzialmente chiamato il ragazzo dalla famiglia di Rebecca, ha tolto la vita della ragazza per scommessa. In cambio di una colazione offerta dagli amici.
 
«Che mi dareste se lo facessi davvero?».Inizia così il delirio di Josh. Appassionato di film, vaglia le opzioni ispirandosi al mondo della finzione, e i contorni della realtà iniziano a sbiadire. Ma a prender forma sono le trame di film violenti, sanguinari: immagina di avvelenarla con la digitale purpurea, di spingerla giù da una rupe come fanno gli spartani in “300”, rivede le scene de “Il petroliere” dove ad un uomo viene frantumato il cranio con un birillo.
 
Il giorno dell’appuntamento conduce Rebecca nel bosco: lei si guarda intorno e forse immagina un lieto fine per la sua storia con Josh. La madre stessa ora ricorda la cura e l’emozione con le quali si era preparata per il grande incontro. Lui approfitta della sua distrazione provando a romperle il collo, ma non riuscendoci la colpisce con una pietra per sei volte.
 
«La parte peggiore è quando sentii il cranio cedere» racconta agli amici, che condurrà sul luogo dell’efferato delitto, per fornire le prove, per incassare il premio prestabilito.
Non un momento di esitazione, di rimorso, nessun dolore: proprio come quando si guarda il televisore e si ha l’opportunità di cambiare canale, all’occorrenza. Dopo il fatto, torna a casa, riprende la sua vita tranquilla, scrive su Facebook agli amici – per crearsi un alibi, per rendere nota l’impresa, con messaggi in codice -, alla notizia della scomparsa di Becca anche lui si dice preoccupato.
 
Non è cinismo, è il male dei nostri tempi, la difficoltà nel percepire il reale, la totale assenza di responsabilità alla quale viene richiamato l’individuo stesso.   
 
Ieri Joshua Davies di Aberkenfig è stato condannato per omicidio, ma il giudice è ancora in attesa dei referti psichiatrici.
 
Forse siamo tutti un po’ stanchi del binomio omicida-follia. 
Il racconto di questo crimine provoca indignazione, orrore. Ma vogliamo anche sapere perché siamo afflitti da questa sorta di macabra curiosità. Ci fa paura scoprire con quanta leggerezza un uomo è disposto a togliere la vita ad un altro, ancora di più scorgere nel volto del “mostro” quello di un ragazzo adolescente. E questo insieme di fattori non possiamo né vogliamo ignorarli.  
 
Ancora peggio, però, è accorgersi che in fondo a questa cronaca – quella del delitto passionale o del lucido omicidio senza movente – siamo abituati. Mettiamo alla gogna i folli assassini che riempiono tragicamente i telegiornali, ma li ricerchiamo nei talk show e nei programmi d’approfondimento.
 
E quando la dose di violenza quotidiana manca, sono gli spettatori a diventare protagonisti della scena.      
Tag:  Joshua Davies, Galles, omicidio, Rebecca Aylward, 16 anni

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