La Danimarca nelle mani di tre donne

Helle Thorning-Schmidt, la leader socialdemocratica vince le elezioni in modo risicato. Il suo governo dipende dalle sue due alleate: Johanne Schmidt-Nielsen e Margrethe Vestager

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 16 settembre 2011

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La Danimarca, da oggi, è letteralmente nelle mani di tre donne. Una di esse, Helle Thorning-Schmidt, leader del Partito Socialdemocratico, è già entrata nella storia: la sua vittoria nelle elezioni nazionali l’ha resa la prima donna premier della Danimarca. Le altre due dovranno decidere se tenerla nella storia, o farla cadere: la coalizione di governo, infatti, è molto fragile, la sua vittoria è risicata e il Partito Socialdemocratico dipende dalla volontà di Margrethe Vestager, la presidente del Partito Radicale e da quella della giovanissima (classe 1984) Johanne Schmidt-Nielsen, leader della Lista dell’Unità (o Alleanza Rosso-Verde).

Di Helle Thorning-Schmidt, classe 1966, sappiamo già tutto o quasi, vista la grande esposizione mediatica che ha ottenuto prima e durante le elezioni. Era già famosa come figura politica europea, non solo danese, essendosi formata politicamente nell’Europarlamento. Mantiene rapporti “speciali” (in tutti i sensi) con la sinistra del Regno Unito. E’ amica di Ed Miliband, il leader laburista britannico (attualmente all’opposizione) con cui cerca di rilanciare una sinistra moderata e moderna europea. Ed è moglie di Stephen Kinnock, figlio del famoso ex leader laburista Neil Kinnock, protagonista dell’opposizione alle politiche della lady di ferro Margaret Thatcher. E’ stato proprio il marito inglese, però, a gettare la più scivolosa buccia di banana sulla carriera politica di Helle: pur essendo residente in Danimarca, pagava le tasse (più basse) in Svizzera. Non proprio un bell’esempio per una leader socialdemocratica che fonda la sua politica sul “far pagare le tasse ai ricchi”. Lo scandalo si è risolto in fretta, la famiglia socialista ha dato a Cesare quel che era di Cesare e gli elettori l’hanno perdonata in fretta. Merito anche della “crisi economica”, che sfiora appena la Danimarca (solo il 4,1% di disoccupazione) ma già crea frustrazione fra i suoi cittadini, spingendoli a votare per la coalizione che, più di tutte, condanna il capitalismo.
 

Ma le altre due alleate della coalizione di sinistra, la lasceranno governare a lungo? Di Johanne Schmidt-Nielsen si sa relativamente poco, anche perché è alla sua prima esperienza nazionale. Quando era ancora una studentessa di Scienze Sociali, aveva cercato di candidarsi alle elezioni comunali di Copenaghen, nel 2005, ma non era stata eletta. E’ arrivata però ai vertici dell’Alleanza Rosso-Verde, che ha dato vita a sua volta alla Lista dell’Unità, comprendente i partiti comunisti e socialisti massimalisti della Danimarca. Teoricamente la guida dell’alleanza è un organo collegiale con quattro membri. E’ Johanne, però, che viene indicata dalla stampa danese come la vera guida dell’estrema sinistra nazionale. Il prezzo della sua alleanza è chiaro: più aumenti alla spesa pubblica, più politiche sociali, più integrazione degli immigrati. Tema, quest’ultimo su cui i danesi sono molto sensibili (soprattutto dopo la campagna di odio jihadista contro le vignette “blasfeme” su Maometto) e su cui è molto facile far cadere un governo.
 

Quindi è più probabile che la coalizione di sinistra debba affidarsi alla sua terza donna: Margrethe Vestager, classe 1968, leader dei radicali (sinistra liberale). Politica veterana, già ministro della Chiesa e dell’Istruzione, capogruppo parlamentare del suo partito dal 2007, ora ricopre una posizione da ago della bilancia. 
 

Tag:  Helle Thorning-Schmidt, Johanne Schmidt-Nielsen, Margrethe Vestager, Danimarca, elezioni, sinistra, socialdemocrazia, radicali

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