Liechtenstein, enclave anti-abortista

La maggioranza dei sudditi del piccolissimo principato (incastonato fra Austria e Svizzera) vota contro la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 19 settembre 2011

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Il piccolo principato del Liechtenstein, incastonato nelle montagne fra Svizzera e Austria, mantiene il divieto assoluto di aborto.

Benché monarchico (regna formalmente il principe Hans Adam II, ma governa il suo erede Alois) il Paese ha votato democraticamente in un referendum popolare. Se fosse passata la proposta degli abortisti sarebbe stata depenalizzata l’interruzione di gravidanza, purché nelle prime 12 settimane o per gravi malformazioni del feto. La consultazione popolare, comunque, è stata vinta dagli anti-abortisti con 500 voti di margine. Pochi, in termini assoluti. Ma sufficienti, in una popolazione così ridotta, a garantire una maggioranza del 52,3%.

Il principe Alois aveva comunque gettato tutto il suo peso regale sul piatto della bilancia prima del voto minacciando di porre il veto a qualsiasi cambiamento della legge attuale. Gli abortisti ora lo accusano di aver falsato il processo democratico, scoraggiando i sudditi favorevoli alla riforma.

Ma il Liechtenstein, che è un Paese libero, liberissimo (uno dei meno repressivi al mondo, secondo la classifica di Freedom House del 2011), non è una “democrazia” come la intendiamo noi. E’ una monarchia come non se ne vedono da un secolo a questa parte nel Vecchio Continente.

E un altro referendum, nel 2003, ha conferito ancor più poteri al principe, che ha la facoltà di licenziare il Governo, porre il veto sulle leggi approvate dal Parlamento e nominare i giudici. Il 47,7% dei sudditi favorevoli alla depenalizzazione dell’aborto, comunque, conserva sempre la libertà di votare con i piedi. Nella vicina Svizzera e nell’altrettanto vicina Austria, l’interruzione di gravidanza è legale. 

Tag:  Liechtenstein, aborto, principe Alois, principe Hans Adam II, monarchia, democrazia, referendum

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