Lindsay Lohan nel tritacarne del moralismo

L'attrice ex bambina prodigio condannata a 90 giorni di carcere, perché non voleva farsi "rieducare"

di Stefano Magni

Pubblicato mercoledì, 7 luglio 2010

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Lindsay Lohan
Notizia gossip del giorno: l’attrice Lindsay Lohan in lacrime di fronte al giudice. E’ stata condannata a 90 giorni di carcere e a un nuovo corso di rieducazione (anzi di “consapevolezza”) sui rischi di alcool e droga. Il video della Lohan in lacrime è oggi uno dei più visti in assoluto su YouTube e su diversi siti di quotidiani online.

La notizia in sé non dice nulla. Se non l’ennesimo episodio di una bambina prodigio che, diventando adulta, si rovina la vita, la salute e la carriera. I commenti online mostrano ben poca comprensione nei suoi confronti.
Ma il problema che emerge da questa notizia non è Lindsay Lohan. Il problema è il vero e proprio tritacarne di una giustizia moralizzatrice, salutista, quasi totalitaria, che valuta il comportamento e la rettitudine morale di una persona nella sua vita privata. Lindsay Lohan non è stata sorpresa oggi a guidare in stato di ebbrezza. Non è stata trovata oggi in possesso di droga. La sua colpa è quella di assere stata poco puntuale nel suo corso di “rieducazione”, a cui era stata condannata nel 2007, dopo essere stata condannata per guida in stato di ebbrezza. Vi sembra normale che una persona adulta venga sottoposta a un corso di rieducazione, che dura anni, per sensibilizzarla ai problemi di alcool e droga?

Ma andiamo avanti. La giudice che oggi ha condannato Lindsay Lohan, Marsha Revel, ha elencato una lunga serie di sue “bugie”, pretesti che l’imputata avrebbe preso per non presentarsi puntualmente, settimanalmente, al suo corso di rieducazione. Uno di questi: a maggio l'attrice non aveva risposto a una citazione in tribunale e poi era emersa una sua foto a una festa al Festival di Cannes. Avete in mente i casi in cui il prof ti chiede perché non hai fatto i compiti e il tuo compagno di classe fa la spia e dice che eri in discoteca? In questo caso, la Lohan era a Cannes per il suo lavoro (fa l’attrice, sai...), a far la spia sono stati i paparazzi e la “prof” (che in questo caso è un magistrato dotato del potere di privarti della libertà), invece di fare una nota sul registro le ha fatto montare addosso un braccialetto anti-alcool che manda un segnale alle autorità ogni volta che alza il gomito. Non è bastato, evidentemente. E oggi la giudice dice: “Ci sono stati una serie di casi in cui (Lohan) non ha preso le cose sul serio. E' come qualcuno che imbroglia, ma non pensa che chi bara alla fine rimane intrappolato”. Il giudizio è morale, ma la sentenza è penale.

E’ una giustizia che mira a rieducare, non punire una oggettiva violazione della legge. E’ una giustizia che riduce l’adulto a eterno bambino. E la Lohan ha reagito come un bambino: si è messa a piangere, ha promesso di non farlo più. Tanto ormai la sua immagine è rovinata. 
Tag:  Lindsay Lohan, salutismo, moralismo, rieducazione, giustizia

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