Malawi, condannati perché gay

Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga devono scontare 14 anni di carcere e lavori forzati. Il giudice: "che nessuno sia tentato di emulare quell'orribile esempio"

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 20 maggio 2010

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Blantyre, Malawi: Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga sono stati condannati a 14 anni di carcere e lavori forzati. La loro colpa? Essere gay ed essersi sposati con un rito solo simbolico. Infatti non potevano unirsi ufficialmente con un matrimonio nel Paese sudafricano. Il giudice Nyakwawa Usiwa Usiwaha, nel motivare la sentenza si è spiegato in questi termini: “Vi ho inflitto una pena spaventosa in modo che i figli e le figlie del Malawi siano protetti da gente come voi e che nessuno sia tentato di emulare quell’orribile esempio, contrario alla cultura e ai valori religiosi di questo Paese”. Già che c’era avrebbe potuto dannarli all’inferno, come stanno facendo le comunità religiose locali: secondo loro l’omosessualità è un peccato, oltre che un reato e lottano contro un ipotetico nemico europeo che utilizzerebbe il suo potere economico per costringere il Paese ad accettare i diritti dei gay.

Uno dei due condannati, Tiwonge, non demorde nella sua battaglia personale: “Io amo molto Steven e se la gente non mi dovesse dare la possibilità di amarlo e vivere liberamente non lui, allora è meglio che muoia qui in carcere” - ha scritto, da dietro le sbarre, all’attivista inglese per i diritti gay Peter Tatchell - “La libertà senza di lui non ha significato”. “Abbiamo fatto un lungo cammino insieme” - ha replicato Steven - “e anche se le nostre famiglie non sono felici della nostra condizione, non smetterò mai di amare Tiwonge”.

In Africa, il Malawi non è il peggior repressore dell’omosessualità. Potrebbe ben presto essere battuto dall’Uganda, che sta valutando l’ipotesi di punire i gay con ergastolo e condanna a morte.  


Tag:  Steven Monjeza, Tiwonge Chimbalanga, Malawi, gay, lavori forzati

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