Nuove voci, nuovi suoni, dal profondo Nord

L'ora delle sperimentatrici: Hanna Tuomela (Finlandia) e Thea Hjelmeland (Norvegia) a Milano per il Ragnarock Nordic Festival

di Stefano Magni

Pubblicato domenica, 27 giugno 2010

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Hannah Tuomela
Le luci del giorno non si sono ancora spente, la piazzetta davanti al palco del Ragnarock Nordic Festival non si è ancora riempita di gente, l’atmosfera non è ancora riscaldata. E’ l’ora delle sperimentatrici.

Il Nord Europa è famoso per aver cresciuto questa generazione di donne che sfondano tutti i confini della musica per creare nuove alchimie di suoni. Non serve nemmeno ricordare Bjork (Islanda), la madre della terza rivoluzione (quella elettronica) del rock. Impossibile non aver sentito almeno una volta anche Karin Dreyer (Svezia), che ha esplorato nuovi confini della voce, prima con il fratello Olof (con cui ha formato l’eccezionale duo “The Knife”) e da solista a partire dall’anno scorso. E come non citare anche la norvegese Anja Garbarek (figlia di cotanto padre: il jazzista Jan Garbarek), che si è lanciata in innovazioni e provocazioni di tutti i tipi, dalla classica al punk, passando per uno stile cabarettistico tutto da vedere oltre che sentire.

Al Ragnarock Nordic Festival, in corso in questi due giorni a Milano, sullo sfondo rinascimentale del Castello Sforzesco, abbiamo avuto modo di conoscere due nuove sperimentatrici. Segnatevi bene questi nomi, anche se non sono facili da leggere per un italiano: Hanna Tuomela (Finlandia) e Thea Hjelmeland (Norvegia).

Assolutamente all’altezza delle aspettative.

Hanna Tuomela, 23enne di Helsinki, studentessa al Conservatorio di Milano, parte leggera, con canzoni piano-voce, poi chitarra-voce… quindi inizia a tirar fuori una voce che non ti aspetteresti mai, al confine tra la melodica e la lirica. Sorprendentemente suona la chitarra senza mai toccare il là: “Questa è la chitarra del mio coinquilino” – spiega (in italiano) al pubblico – “le manca la nota LA, quindi la rispetterò per quella che è”. Come nella miglior tradizione scandinava anche Hanna sfonda i limiti fra la classica e la leggera. Nei suoi arrangiamenti per pianoforte percepiamo alcune sonorità romantiche, a volte risonanze molto antiche, in altri casi puro pop. Ha senso parlare di confine tra classica e leggera? “Nella mia musica metto tutto quello che mi piace di più. Uso l’espressione della classica, prendo elementi dall’hip hop. Poi diventa mia. Perché? Perché mi viene spontaneo, non ci penso nemmeno”.

E' poi il turno della seconda "one woman band", Thea Hjelmeland, norvegese: la sua voce è accompagnata da tutti gli strumenti a corda pizzicata che mente umana possa conoscere. Solo nell’esibizione milanese ha sfoderato una chitarra, un ukulele, un benjo e soprattutto un mandolino siciliano di 105 anni fa. “Mi sta dicendo che è vecchia”, dice dolcemente mentre l’accorda, rivolgendosi al femminile al suo strumento, “viene dalla Sicilia, ora è felice perché si sente a casa” (a casa?! Si chiede perplesso il pubblico milanese…). Questa moderna cantastorie dell’estremo Nord, che ora sta ammaliando il pubblico francese (si è stabilita in Francia) rievoca melodie anche molto calde, non mancano le influenze del jazz e talvolta si fa strada un accenno di melodia latina. Ma quel che impressiona, anche in questo caso, è una voce straordinariamente complessa: bassa e calda nei parlati, tagliente come una lama negli acuti. Non è un sentir facile: il suo è un suono estremo che può piacere ai palati fini e sconcertare tanti altri. Ma proprio per questo val la pena di affrontare il suo viaggio, con tutta la concentrazione richiesta.
 
Tag:  Ragnarock, scandinavia, one woman band, Thea Hjelmeland, Hanna Tuomela

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