Pakistan, libera una "blasfema" dopo 14 anni di carcere

Una donna fu arrestata nel 1996, accusata di aver dissacrato il Corano, senza prove e senza processo. Ora il giudice di Lahore si scusa

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 23 luglio 2010

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Quattordici anni in un carcere, nella sezione per malati di mente, senza aver subito alcun processo. Succede in Pakistan. La vittima dell’ingiustizia è una donna di 60 anni, Zaibul Nisa. L’accusa? Essere blasfema. Ed era solo un sospetto. Non è stata presentata alle autorità alcuna prova (sempre che si possa provare un atto o una parola blasfema) prima di procedere alla sua incarcerazione. Adesso il calvario di questa donna è finalmente giunto al termine, con una sentenza assolutoria pronunciata dall’Alta Corte di Lahore. Il giudice a capo del tribunale, Khawaja Mohammad Sharif, ha espresso “rammarico” per quanto accaduto.

L’arresto di Zaibul Nisa era avvenuto nella cittadina di Rawat nel lontano 1996. Un vicino di casa aveva sostenuto di averla vista “dissacrare” una copia del Corano. Il suo arresto è motivato dalla legge sulla blasfemia, tuttora in vigore in Pakistan, che punisce con l’ergastolo chi bestemmia il Corano e con la pena di morte chi insulta il Profeta Maometto. La procedura penale è tutt’altro che garantista e basta un “legittimo sospetto” per spiccare una sentenza di condanna. La norma eccita gli animi più integralisti e anche quando la giustizia si mostra clemente, spesso ci pensano privati cittadini a eliminare il “colpevole”. E’ la sorte toccata, la settimana scorsa, a due fratelli cristiani: stavano per essere prosciolti dalle accuse, per mancanza di prove, ma sono stati uccisi da un gruppo di fanatici.

Zaibul Nisa è stata ulteriormente penalizzata dal suo essere donna. La sua colpa deve essere stata vista come un disonore per la famiglia, evidentemente, considerando che “nessuno, neanche un suo parente, ha impugnato la decisione” dell’arresto, secondo quanto dichiara il suo avvocato difensore Aftab Ahmad Bajwa. “E’ stata mandata in galera e dimenticata da tutti”. 
Tag:  Pakistan, Zaibul Nisa, legge sulla blasfemia, diritti umani, discriminazione familiare

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