Quando l'orco è donna

Un reportage di Isabella Angius squarcia il velo del silenzio sulla pedofilia femminile

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 17 giugno 2010

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Quando l’orco è donna, dirlo è difficile. Molto difficile. Perché si viola un tabù dentro a un altro: è sconveniente parlare di pedofilia, ancora di più (perché mai ce lo si potrebbe aspettare) di pedofilia femminile. Eppure il fenomeno esiste e un reportage trasmesso ieri da Current Tv (Canale 130 di Sky) ha tolto il velo a questa orribile realtà. Le donne autrici di atti pedofili sono tra l’8 e il 12% dei casi, secondo le stime. Il 12% delle telefonate che arrivano al Telefono Azzurro per denunciare abusi, riguardano violenze di donne. Violenze psicologiche, più che fisiche, come spiega, a Fare Futuro Web Magazine, Isabella Angius, autrice del reportage: “Sintetizzando al massimo possiamo dire che gli uomini dal punto di vista fisico sono più violenti, mentre dal punto di vista psicologico sono le donne a fare peggio. Perché da una donna non te l’aspetti”. Perché: “Che ci piaccia o no la donna è vista soprattutto come madre. È suo per lo più il ruolo di cura e di protezione che rende la vittima ancora più debole, fragile, sola e isolata”.

Nel reportage di Isabella Angius abbiamo potuto ascoltare testimonianze agghiaccianti, come quella di una donna (anonima e interpretata da un’attrice), ora in cura, coinvolta nella violenza pedofila dal suo compagno: “Adoravo il mio fidanzato. Era affascinante come Steve Mc Queen. Era lui che mi chiedeva di coinvolgere mia figlia. Quando sono accaduti i fatti non pensavo che mi piacessero i bambini e non lo penso neppure ora. In realtà non pensavo a nulla. Adesso mi è capitato, soprattutto nel progetto di trattamento, di farmi questa domanda, ma penso di poter dire che i bambini in generale non mi piacciono”.

Il ruolo della donna è molto spesso passivo: sa che la violenza è in corso, eppure non denuncia. “Abbiamo intervistato una donna, una mamma, che un giorno ha avuto chiaro che il suo figlio più piccolo stava subendo molestie dalla baby sitter che viveva a casa con loro” - spiega Isabella Angius - “Un trauma. Un classico nella letteratura scientifica. Il bambino aveva allora meno di due anni, non andava all’asilo. Un giorno mimò un atto sessuale con un oggetto. Dopo un incontro con una psicoterapeuta è stato subito chiaro che il bambino viveva sollecitazioni sessuali non consone alla sua età. Il bambino era iper-sollecitato, sapeva cose che non avrebbe dovuto sapere”. Quella mamma non ha denunciato nulla.
 
Il pedofilo non è un orco sconosciuto. Nella maggior parte dei casi, anche quando è femmina, agisce dentro le mura domestiche, in famiglia. La casa, per i bambini, non è sempre un rifugio sicuro.  
 
Tag:  pedofilia femminile, violenza sessuale, donne, omertà, violenza domestica

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