Rebiya Kadeer, il mondo apra gli occhi sul Turkestan

L'appello della leader esule degli uighuri, minoranza etnica perseguitata dalla Cina

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 2 luglio 2010

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polizia cinese nel Turkestan orientale
Pietà per gli uighuri. A un anno dall’insurrezione del Xinjang (Turkestan orientale) contro la Cina, la leader in esilio della minoranza etnica, Rebiya Kadeer, lancia un appello: “Il mondo dimostra una maggiore attenzione per la causa degli uighuri in Cina, ma potrebbe fare molto di più per noi”. Un anno fa, la repressione di Pechino della rivolta nel Turkestan orientale era costata agli uighuri 200 morti e 1700 feriti. A cui va aggiunto un numero ancora non precisato (decine di migliaia, secondo fonti della dissidenza) di arrestati e deportati nei campi di concentramento. Rebiya Kadeer, 63 anni, vive nel suo esilio negli Stati Uniti. Non ha mai chiesto l’indipendenza per il suo popolo, ma una maggiore autonomia per il Turkestan orientale e soprattutto il rispetto per i diritti umani. “Sono soltanto una donna ordinaria, ma il governo mi teme” - dice di sé - “Questo dimostra che le mie richieste sono giuste”.

Il problema per gli uighuri è duplice: minoranza etnica (lo stesso ceppo turcofono che accomuna molti popoli dell’Asia centrale) e religiosa (sono musulmani) in una Cina che è sempre più nazionalista e che tuttora impone formalmente l’ateismo di Stato. L’Islam è usato come pretesto per la repressione. Durante la ribellione dell’anno scorso i cinesi accusavano la stessa Rebiya Kadeer, una donna laica e attivista per i diritti umani, di essere un tramite di Al Qaeda.

Nel suo appello di oggi, la Kadeer non ritiene sincere le promesse del regime di Pechino di investire 10 miliardi di yuan (1 miliardo di euro) nello Xinjang per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. “Fa parte della politica commerciale cinese. Se vogliono veramente cambiare le cose, devono rilasciare gli innocenti che hanno arrestato e scusarsi per quello che hanno fatto, non solo con gli uighuri, ma con tutta la popolazione del Turkestan orientale”. 
Tag:  Rebiya Kadeer, uighuri, Turkestan orientale, Cina, Islam

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