Stupratori anonimi

In Gran Bretagna proposta la legge che copre l'identità di chi è accusato di violenza sessuale. Le femministe protestano. E se lo stupratore fosse donna?

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 21 maggio 2010

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David Cameron, Nick Clegg
Bufera in Gran Bretagna. Il nuovo governo di coalizione, formato da Conservatori e Liberaldemocratici non aspetta un minuto prima di avviare un radicale programma di riforme. Non solo economiche, ma anche legali. E il primo provvedimento è: garantire l’anonimato per chi è accusato di stupro. Una legge simile era passata nel 1970, ma era stata respinta poco dopo, sull’onda delle proteste femministe. Adesso viene riproposta in termini simili, anche se i dettagli della norma devono ancora essere discussi. Si sa da subito, però, che l’anonimato è destinato a decadere nel momento in cui venga provato lo stupro, dopo un equo processo.

Anche questa volta, la proposta del governo guidato da David Cameron (conservatore) e Nick Clegg (Liberaldemocratico) ha subito sollevato grida di sdegno da parte di associazioni per la difesa dei diritti delle donne. Ruth Hall, di Women Against Rape parla di “passo indietro” della legge di fronte ai crescenti casi di violenza sessuale. “Deve essere posta più attenzione al 94% dei casi che non si concludono con un’incarcerazione piuttosto che a quei pochissimi che si rivelano basati su false accuse”. Perché: “Se gli uomini accusati di stupro godranno di speciali diritti di anonimato, si rafforzerebbe la falsa idea che le donne che li accusano stanno mentendo. Le false accuse di violenza carnale sono una rarità, ma ricevono una pubblicità sproporzionata”.

Vediamo, però, l’altra faccia della medaglia. Un uomo accusato di stupro ha la reputazione rovinata, se la sua faccia viene sbattuta subito in prima pagina. Se è innocente, la sua vita è comunque indelebilmente macchiata. E’ lecito ragionare in base alle statistiche? O il principio “innocente fino a prova contraria” vale sempre, anche se il linciaggio mediatico di un innocente fosse uno solo?
Secondo: e se l’accusato di stupro fosse una donna? Le femministe che stanno insorgendo in Gran Bretagna danno per scontato che il violentatore sia sempre e solo un uomo. Giusto per fare un esempio, in Norvegia, il 28 aprile 2005, una ragazza è stata condannata a 9 mesi di galera e circa 5000 euro di risarcimenti per violenza sessuale. Se fosse una ragazza sul banco degli imputati, la Women Against Rape sarebbe così accanita nel volerne diffondere l’identità, prima ancora che sia dimostrata la sua colpevolezza? 
Tag:  David Cameron, Nick Clegg, governo britannico, stupro, garantismo

Commenti

17-04-2011 - 13:09:02 - Flavio Zabini
In uno stato di diritto la presunzione di innocenza deve prevalere su presunte esigenze di sicurezza, così come sulla demagogia politica o femminista che sia. Inoltre, un innocente in carcere dovrebbe essere considerato fatto assai più grave di mille colpevoli fuori (VEDI NOTA) Questa decisione inglese dimostra solo che il femminismo è contrario ad ogni ragione e ad ogni etica, quindi anche ad ogni diritto. Evidentemente non si dà peso a atti come questi: http://www.falseaccuse.org/2010/05/bugiarda-seriale-un-uomo-si-suicida.html http://www.falseaccuse.org/2010/02/solidarieta-alla-calunniatrice.html http://www.falseaccuse.org/2010/04/trascorre-tre-anni-in-carcere-per-uno.html http://www.falseaccuse.org/2010/04/scagionato-dallaccsa-di-stupro-dopo-un.html http://www.falseaccuse.org/2010/09/indietro-nel-tempo-accusa-un-giovane-di.html http://www.falseaccuse.org/2010/09/falso-stupro-in-inghilterra.html http://www.falseaccuse.org/2010/10/la-storia-di-lee-trundle-accusato.html IL FEMMINISMO E’ IL NAZISMO DEL NOSTRO SECOLO. NOTA Nel primo caso (colpevoli fuori), l’unica colpa dello stato è quella di non essere riuscito (nonostante tutta la buona volontà ) a fare giustizia di un crimine commesso da altri, da criminali che comunque ha cercato e cerca sempre di identificare, perseguire e far condannare secondo ovviamente le regole del sistema giudiziario. E’ ancora nell’ordine delle cose che un criminale delinqua ed è ancora plausibile che purtroppo non lo si riesca a punire legalmente. La colpa del delitto resta però tutta del criminale. Nell’altro caso (innocente dentro) è invece lo stato a compiere un crimine ex-novo (ovvero privare della libertà un cittadino innocente) e in prima persona (ovvero a fare l’esatto contrario di quanto dovrebbe per suo stesso statuto, perchè commette direttamente un’ingiustizia e una violenza contro un cittadino anzichè proteggerlo dall’ingiustizia e dalla violenza degli altri). La colpa del delitto è qui tutta dello stato (che dal nulla crea un’atto violento e ingiusto). Questo è fuori dall’ordine delle cose, perchè costituisce la negazione del motivo per cui esiste lo stato (ovvero difendere i cittadini dall’arbitrio, dal danno ingiusto, dalla forza illegittima). Non si tratta più di non riuscire a riparare ad un crimine già commesso da altri, ma di commettere un nuovo crimine in prima persona. Vi è la stessa differenza fra chi non riesce a riparare qualcosa (di già rotto da altri) e chi qualcosa rompe per azione propria. Questo principio garantista non è una mia personale opinione, è uno dei fondamenti di ogni stato retto dal diritto e dalla giustizia. Pretendere la presunzione di innocenza anche nei casi di violenza sessuale (esattamente come in tutti gli altri reati) non significa assumere che tutte le donne siano talmente false e perfide da accusare un innocente per capriccio, vendetta, ricatto o sadismo, ma impedire che quel sottoinsieme di donne false e perfide possa causare danni a qualunque uomo. Esattamente come pretendere che lo stupro sia seriamente perseguito non significa assumere che tutti gli uomini siano stupratori, ma giustamente pretendere che quel sottoinsieme tanto violento e malvagio non possa nuocere impunemente. Io sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza delle donne sane di mente, nemmeno sapendo di doversi vendicare di qualcosa, nemmeno sapendo di poterne trarre un grande vantaggio, nemmeno sapendo di poter rimanere impunita, sarebbe mai capace di denunciare qualcuno per una violenza mai avvenuta, come sono sicuro che anche le attiviste sono convinte che la maggioranza degli uomini non sarebbe mai capace, nemmeno sapendo di poter contare su una sostanziale impunità , di usare violenza su una fanciulla indifesa. E dirò di più: sono anche convinto che molte donne in particolare (se non altro per non avere impostazioni mentali “cavalleresche” e per non essere soggette al timore di essere tacciate di “maschilismo” o di “fare branco” come potrebbero esserlo gli uomini nella stessa situazione) sanno sentire profondamente l’ingiustizia subita da un innocente accusato da un’altra donna, sanno comprendere tutta la gravità del trauma psicologico da lui subito e sanno attivarsi per cercare per quanto possibile di rimediare (del resto chi più degli altri si batte per la libertà di Parlanti sono le ragazze di “Prigionieri del Silenzio”, alla faccia della tanto decantata “solidarietà maschile”). Se però si supponessero tutte le persone buone e giuste non servirebbero nè leggi, nè stato, nè giudici. La legge esiste proprio per tutelare il cittadino anche nel caso peggiore in cui incontri la persona più violenta o più falsa della terra. Quando si ragiona di legge si deve abbandonare ogni proposito moralistico di capire perchè e per come le persone non siano nè buone nè sincere, e si deve ragionare realisticamente ex-summo-malo, pensando a come fare perchè, posto che certe persone siano malvagie e bugiarde al massimo grado, le loro violenze o le loro menzogne non abbiano comunque libero agire all’interno dello stato. Il fine dello stato è proprio quello di riuscire a imporre la giustizia e la protezione dei cittadini anche in un mondo in cui gli stessi non sono affatto, nella loro maggioranza, “buoni” e “sinceri”. Non è un buono stato quello che per funzionare presuppone come condizione necessaria bontà e sincerità . Come non ci si deve limitare a inveire moralisticamente contro la malvagità di chi uccide, ma si deve predisporre un sistema giudiziari in grado di impedire gli omicidi (con prevenzione e repressione), così non ci si può contentare di maledire moralmente la donna che accusa falsamente, ma si ha l’obbligo di costruire un sistema di diritto in grado di impedire alle sue simili di far finire in carcere gli innocenti. Il mondo del diritto ha da secoli compreso gli strumenti per realizzare ciò. Per difendersi dalla violenza si rendono reato lo stupro, la rapina, il furto e l’omicidio (scoprendo i colpevoli con strumenti investigativi punendoli con pene giudiziarie proporzionate al danno provocato e dimostrato), per difendersi dalla falsità si fa obbligo di provare ogni accusa. E non mi si dica che basta il fatto che la calunnia e la falsa testimonianza siano reati. In primis, le pene per tali reati sono risibili al confronto di quelle per lo stupro (ed anche del trauma psicologico subito da chi, accuasto ingiustamente, subisce un processo in auta, sui media e nella vita relazionale), tanto da rendere comunque “vantaggioso” il “rischio” per chi voglia accusare falsamente (cos’è un anno con la condizionale al confronto di 5-10 anni senza i benefici della Gozzini?). In secundis, anche se le pene per calunnia e falsa testimonianza fossero draconiane o comunque comparabili a quelle per stupro, risulterebbe difficile, una volta abolita la presunzione di innocenza, che chi accusa falsamente venga scoperta (potrebbe esserlo solo nel caso fortuito della presenza di telecamere in loco, della delazione di qualche amica a conoscenza del “perfido piano” o dell’ingenuità commessa nel lasciare tracce della realtà dei fatti come sms o messaggi sul web). Vi è infatti a monte un fatto di “epistemologia” ben spiagato dal buon Popper. Mentre è sempre possibile dimostrare l’esistenza di quanto esiste, non sempre è possibile provare la non esistenza di quanto non esiste. Si può dimostrare la non esistenza dei fantasmi, di dio o del puro spirito? Possiamo provare di non essere mai andati sulla luna con l’ippogrifo? Come potremmo difenderci dall’accusa di aver commesso qualcosa di inesistente? Nei processi per stregoneria era praticamente impossibile essere assolti proprio per l’impossibilità di dimostrare di non aver commesso atti la cui esistenza non può essere nè affermata nè negata da prove certe (proprio in quanto extra-scientifici ed extra-fisici). Lo stesso capita a chi è accusato di violenza quando si intenda per essa anche ciò che non lascia segni riscontrabili oggettivamente. In uno stato di diritto nessuno può essere trattato da colpevole fino a quando le accuse non sono provate al di là di ogni dubbio in modo oggettivo e chiaro a tutti, mediante riscontri fattuali incontrovertibili o testimonianze concordanti di persone terze rispetto ad accusa e difesa. Se la semplice parola dell’accusa viene assunta a priori come prova solo perchè ritenuta “credibile” (ma allora perchè non dovrebbe essere credibile anche la parola dell’accusato?), se il solo metterla in dubbio o chiederle di portare prove concrete e testimonianze terze per essere creduta viene considerato mancanza di rispetto o ulteriore prova di colpa (o addirittura “seconda violenza” come dicono le femminista made in usa, quasi la “prima” fosse automaticamente dimostrata dal tentativo stesso dell’uomo di difendersi dalle accuse della donna) se, solo perchè il suo racconto è riscontrabile fino ad un certo punto, viene presa per verità anche su quanto non è affatto dimostrato da prove dirette o da testimonianze terze, se si lascia alla difesa l’onere di dimostrare falsa l’accusa non provata, allora siamo in un processo inquisitorio. Le attiviste “contro la violeza sulle donne” replicano che “sarà uno su cento il caso di falsa denuncia, mentre gli altri 99 sono veri e a volte non vengono denunciati”. Ammesso ciò per vero (e non lo è, dato che certe statistiche americane, volutamente trascurate da governi e media per i loro interessi elettorali/culturali, danno le false denuncie per violenza/molestia ormai al 40 percento e comunque è logicamente comprensibile come la percentuale di accuse false sia a sua volta inversamente proporzionale alla validità della presunzione di innocenza e direttamente proporzionale allo squilibrio di pena fra chi viene condannato per stupro e chi viene scoperta a mentire: usando come giustificazione per l’indebolimento della presunzione di innocenza l’eveventuale bassa percentuale di denuncie false, si provoca contestualmente un aumento potenziale delle stesse), in primis si deve notare l’assurdo del dire “con certezza scientifica” (o comunque tale da giustificare la pubblicazione dei nomi dei sospetti) che le violenze siano più di quelle denunciate quando per dire se una violenza sia grave e soprattutto reale sarebbe necessario proprio un processo (che ovviamente non c’è in assenza di denuncia: già con denuncie e processi è difficile stabilire con esattezza le effettive gravità e soprattutto realtà dei fatti contestati, figuriamoci senza denuncie e senza processo, solo in base a pianti e accettazioni aprioiristiche della tesi donna-vittima uomo carnefice), e in secundi non è comunque una buona argomentazione che “poichè 99 stupri su 100 restano impuniti” (magari semplicemente perchè manca la denuncia, non perchè esiste la presunzione di innocenza, la quale non è ostacolo qualora, come spesso avviene nei casi reali, vi siano le prove), “quello che viene denunciato deve portare alla condanna anche nel dubbio”, poichè se i diritti umani valgono, come disse qualcuno prima di me, centinaia di criminali possono anche restare liberi, ma un solo innocente in carcere rende l’intero sistema legale un sistema criminale. VERGOGNA ETERNA A CHI (individui e nazioni) LO SOSTIENE! Replica
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