Tenta il suicidio e perde la bambina. Ora dovrà rispondere di omicidio

L'America si divide sulla storia di Bei Bei Shuai. Alcuni la chiamano persecuzione, altri ribadiscono che contano di più i diritti del feto.

di Silvia Menini

Pubblicato giovedì, 14 aprile 2011

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Bei Bei Shuai, 34enne proprietaria di un ristorante cinese a Indianapolis, dopo aver  tentato il suicidio al quarto mese di gravidanza e aver perso la bambina che portava in grembo, si è appoggiata alle cure in clinica per superare la depressione. Una volta uscita, e pronta a tornare a condurre una vita normale, deve però confrontarsi con l’accusa di omicidio e tentativo di sopprimere un feto.
 
È in carcere da quasi un mese, ora, ed è diventata oggetto di polemica e di una lotta instauratasi da un lato tra le leghe per i diritti civili a braccetto con le organizzazioni femminili - che considerano la sua reclusione un’ingiusta persecuzione (visto inoltre che il tentato suicidio non è considerato reato nello stato dell’Indiana) - e dall’altro con il tribunale che ha focalizzato l’attenzione sui diritti del feto che evidentemente sono stati violati.

La Corte di Indianapolis si è riunita per decidere se rilasciare la donna, evidente vittima di drammi umani, che però non sono bastati ai giudici per toglierle la condanna di colpevolezza.

La donna infatti, alla vigilia di Natale, aveva ricevuto la notizia dal fidanzato (e futuro padre della bambina che portava in grembo) che non l’avrebbe sposata e non avrebbe nemmeno riconosciuto il bambino, dato che era già sposato e non intendeva lasciare la famiglia. La reazione disperata della donna, ancora in ginocchio implorante e in lacrime, è quella di entrare in un ferramenta e comprare del veleno per topi che usa più tardi per tentare di togliersi la vita. La sostanza ingerita non fa però l’effetto desiderato e confessa agli amici il suo gesto sconsiderato. Viene portata quindi in ospedale e lì le salvano la vita, ma la bambina soffre e viene fatta nascere a Capodanno e tenuta in un’incubatrice. Il 2 gennaio la piccola Angel è fuori dall’incubatrice per cinque ore, cullata dalla madre, ma tale gesto le è stato fatale, portandola alla morte. I giudici si appellano proprio a questo atto per accusare la madre, mentre i medici si appoggiano ai diritti civili dei genitori di staccare la spina, in condizioni estreme.
 
Certo è che le responsabilità di madre non si sono certo palesate granché fin dall’inizio della vicenda ma soprattutto, aggiungerei, quelle di padre, il quale se ne esce tranquillo senza danno né colpa.
Tag:  Bei Bei Shuai, tentato suicidio, Indianapolis, codanna, diritti del feto

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