Vietato educare in casa?

Un anno fa la polizia svedese strappava un bambino ai suoi genitori che lo volevano crescere fuori dalla scuola dell'obbligo. Il caso finisce di fronte alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo

di Stefano Magni

Pubblicato sabato, 26 giugno 2010

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In Svezia e negli Stati Uniti, il caso di un bambino di 7 anni sta rimettendo in discussione i rapporti tra genitori e figli, fra la famiglia e lo Stato. Il 25 giugno dell’anno scorso, in un aereo in partenza per l’India, la polizia svedese prelevava con la forza un bambino, Domenic Johansson, dalle braccia della sua mamma indiana e del suo papà svedese. Che cosa era mai successo? Finti genitori lo stavano rapendo e portando lontano da casa sua? No: lo stavano educando.

L’accusa per i genitori è di volere un’educazione casalinga (homeschooling) per il loro bambino, fuori dalla scuola dell’obbligo. Secondo la magistratura svedese, il minorenne accusava alcuni problemi di salute e sarebbe cresciuto come un disadattato, in base ad alcuni studi statistici effettuati sullo homeschooling. La corte svedese che ha sentenziato l’allontanamento dai genitori, ha inoltre citato la Carta Onu dei Diritti dell’Infanzia: “Il bambino ha diritto all’istruzione. Per garantire questo diritto gli Stati devono: fare le scuole elementari obbligatorie per tutti; fare in modo che tutti possano frequentare le scuole medie; aiutare chi ha la capacità a frequentare le scuole superiori; informare i bambini sulle varie scuole che esistono”. Ma i genitori di Domenic non stavano affatto negandogli l’educazione.

Le statistiche citate dall’accusa sono state contestate da associazioni americane quali l’Alliance for Defense Fund e la Home School Legal Defense Association. I problemi di salute, secondo la difesa, erano inconsistenti. Anche i difensori dei genitori citano la stessa Carta Onu dei Diritti dell’Infanzia: “Il bambino non può essere separato, contro la sua volontà, dai genitori. La legge può decidere diversamente quando il bambino viene maltrattato. Il bambino separato dai genitori deve mantenere i contatti con essi. Quando la separazione avviene per azione di uno Stato (carcerazione dei genitori, deportazione, ecc.) il bambino deve essere informato del luogo dove si trovano i suoi genitori”. E anche: “I genitori (o i tutori legali) devono curare l’educazione e lo sviluppo del bambino. Lo Stato li deve aiutare rendendo più facile il loro compito”.

Lo Stato svedese, insomma, si sarebbe preoccupato per un possibile disagio sociale futuro di un bambino. Ma nel presente lo ha allontanato dai suoi genitori (che ora hanno la possibilità di visitarlo appena 1 ora ogni 5 settimane). In compenso, stando alle foto pubblicate sul blog dei genitori, il bambino non sembra stare molto bene, a un anno dal suo affidamento agli assistenti sociali: è pallido e dallo sguardo spento. Quello delle autorità svedesi è stato eccesso di precauzione o “rapimento di Stato”?

Il caso verrà portato di fronte alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, dietro ricorso delle due associazioni americane citate. Da questo caso, i rapporti fra genitori e figli ne usciranno comunque profondamente cambiati.
 


Tag:  homeschooling, istruzione obbligatoria, famiglia, Svezia, diritti dell'infanzia

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