Women2Drive, la rivolta delle saudite al volante

Dopo l'esempio della coraggiosa Manal al Sharif, parte la resistenza nonviolenta al divieto, imposto alle donne, di guidare l'auto

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 17 giugno 2011

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Arabia Saudita, un mese fa era stata una sola coraggiosa, Manal al Sharif, a mettersi al volante di un’automobile e a riprendersi in video, come gesto di protesta. Alle donne, fra le altre e numerose discriminazioni, è anche negato il diritto di guidare. Oggi, come previsto da tempo, la protesta è diventata di gruppo. Dopo aver diffuso l’appello sulla pagina Facebook Women2Drive, pacifiche dissidenti saudite si sono messe al volante e si sono riprese, anche nelle strade della capitale Riyad.

Non hanno mostrato alcun segno di sovversione. Anzi: portavano con sé ritratti del re Abdallah. Non chiedono di rovesciare la monarchia, solo di partecipare alla vita civile del Paese. “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di poter andare in giro senza dipendere da un autista”, dice in un video una delle donne che hanno partecipato alla manifestazione. Chi ha guidato e si è filmata ora rischia la galera. Nel 1990, dopo una protesta analoga, 47 donne finirono in carcere e persero il lavoro. Ma la legge in merito è confusa ed è su questa carenza di certezze giuridiche che contano le organizzatrici di Women2Drive. Manal al Sharif è stata arrestata, ma solo per aver “rovinato la reputazione del regno”: la legge reale non vieta alla donna di diventare autista per un giorno. E’ semmai una fatwa (editto religioso) che proibisce questo comportamento. In una monarchia assoluta e integralista, una norma islamica ha grande importanza, ma non è del tutto impossibile aggirarla.
 
Women2Drive è un piccolo passo verso l’emancipazione, ma proprio perché avviene in un regime così repressivo, e in un periodo di ribellione alla tirannia che accomuna tutto il mondo arabo, ha ottenuto un’immediata risonanza mondiale. Amnesty International chiede ufficialmente a Riyad di “smettere di trattare le donne come cittadini di seconda classe” e definisce il divieto di guidare come una “immensa barriera alla libertà di movimento”. In Italia la solidarietà per l’evento è bipartisan. Fiamma Nirenstein, deputata del PdL, esprime: “Tutta la mia solidarietà per il coraggioso gesto delle donne saudite. Come afferma il grande storico Bernard Lewis, il cambiamento autentico delle società arabe, si avrà soltanto con l'uguaglianza delle donne ed è questo l'augurio che facciamo a tutta la primavera araba”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, giudica la giornata di oggi: "storica per le donne dell'Arabia Saudita e per i diritti delle donne in tutto il mondo". La Cgil ricorda che: "sono tante le promesse che il sovrano ha fatto alle donne del Regno, da sei anni a questa parte, senza che nessuna sia stata mantenuta”. Fra questi editti poi disattesi c’era anche il suffragio femminile, annunciato da sei anni. Invece quest’anno si voterà ancora senza donne, per il rinnovo dei consigli delle città. Ma è stata proprio quest’ultima promessa mancata a scatenare la protesta, prima individuale, poi collettiva, del “sesso debole” nel regno saudita.
Tag:  Women2Drive, Arabia Saudita, Manal al Sharif, diritto a guidare, Riyad

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