Donne indipendenti

Hadley Heath dell'Independent Women Forum ci spiega come sia possibile essere femministe senza farsi trattare da minoranza perseguitata

di Stefano Magni

Pubblicato martedi, 15 febbraio 2011

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C’è una piccola rivoluzione in corso nel mondo conservatore americano. Alla Cpac 2011, la conferenza conservatrice che apre questa annata politica, si respira un’aria molto più libertaria rispetto agli anni scorsi. Il Gopride (associazione gay di destra) era tra gli sponsor e ha provocato una raffica di boicottaggi fra gli scandalizzati think tank più tradizionalisti. I gay del Gop sono gli unici che hanno fatto notizia, anche nella distratta Italia. Ma non sono l’unica minoranza d’eccezione fra i conservatori. Ci sono anche le femministe, molto più accettate. E non hanno nulla a che vedere con le loro colleghe e omonime che militano nella sinistra progressista. Fra gli stand, una grande I color fucsia sta ad indicare la presenza della Independent Women’s Forum (Iwf), un think tank che, dal 1992, studia e propone un punto di vista completamente alternativo sulla questione femminile. “Nel 1992 era ancora in corso l’ondata d’espansione del movimento femminista progressista degli anni ’70” – ci spiega Hadley Heath, analista politica dell’Iwf “serviva un’azione di contrasto, servivano contro-argomentazioni, nelle scuole, nelle università e nei media. Noi siamo nati per questo”.

Hadley Heath, che cosa vi distingue dal femminismo di sinistra?
Penso che sia fisiologico che tutti i movimenti sociali si formino in un ambiente progressista, almeno all’inizio. I conservatori sono più restii ad accettare i cambiamenti, che invece sono accolti con molta più comprensione dalla sinistra. Ed è grazie al movimento femminista degli esordi che abbiamo avuto grandi cambiamenti, grandi passi avanti: diritto di voto, diritto di lavorare, diritto di proprietà. Le femministe, un secolo fa, facevano un ragionamento molto lineare: non importa da chi sei dipendente, se da tuo padre, da tuo fratello o da tuo zio, la tua volontà sarà sempre vincolata a scelte altrui. Devi essere indipendente. Bene, per noi essere pienamente indipendenti, significa anche esserlo dallo Stato, non solo dai maschi. Anche e soprattutto quando lo Stato tratta le donne come delle vittime, da proteggere in modo paternalista. Io sono nata in America, negli anni ’80, mi ritengo una donna libera, non mi sento affatto discriminata, posso competere con gli uomini in tutti i posti di lavoro. Sono grata al primo movimento femminista, perché ha reso possibile la parità dei diritti. Ma quella basta, è un punto di arrivo, dopo il quale serve solo una maggiore libertà.
Molti conservatori, però, ritengono che uomini e donne debbano avere un ruolo diverso nella società. E alcuni ritengono che la donna non debba lavorare...
Non nego affatto che vi siano delle differenze fra uomini e donne. Ci sono eccome, a partire dal corpo. Ma queste differenze sono risolvibili nella sfera privata. Non è compito del governo stabilire come comportarci. Non è legittimo un governo che ti obbliga a stare a casa, o uno che ti impone di indossare un burqa o ti obbliga a non indossarlo. Alcune statistiche dimostrano che le donne, rispetto agli uomini, favoriscono di più orari flessibili e preferiscono certi tipi di carriera, nella comunicazione per esempio. Ma non si può stabilire una scelta a priori per via governativa. Sono anche contraria alle quote rosa: è assurdo avere lo stesso numero di uomini e donne in un’azienda o in un organo pubblico. Prima che uomini o donne, siamo umani. Lavoriamo per produrre ricchezza, prendiamo decisioni politiche per il bene generale. Quel che vale è solo il nostro impegno individuale, dettato da interessi personali.

Immagino siate contrarie alle “pari opportunità”?
Dipende da come vengono usate le due parole “pari opportunità”. In natura esistono persone più dotate e altre meno. Ci sono persone più fortunate e altre meno. Si può nascere in una famiglia privilegiata o in una povera. Si può ricevere un’educazione migliore o una che rende ancor più difficile la vita. Insomma, ci sono vari modi per partire in svantaggio dalla linea di partenza della vita. Ma non penso proprio che l’essere nata donna rappresenti uno svantaggio. Si deve partire dal presupposto che le donne sono valide quanto gli uomini. E io sono assolutamente convinta che le donne siano valide quanto gli uomini. In molti casi, le “pari opportunità” sono considerate come un allineamento, non sulla linea di partenza, ma su quella di arrivo. E’ questo che spinge molti governi a stabilire delle quote rosa, un’uguaglianza nell’arrivo. Ma non vorrei mai essere allineata a chi si comporta e lavora peggio di me. A volte avrei anche il diritto di vincerla una competizione.

Allora appoggia candidati uomini e donne indifferentemente?
Le elezioni di Medio Termine del 2010 hanno determinato la vittoria di molte candidate donne, più di qualsiasi caso precedente nella storia degli Usa. Io credo che il nostro Paese mantenga la leadership in fatto di rappresentanza femminile a tutti i livelli di governo. Sono molto orgogliosa del mio Paese, anche perché garantisce una buona carriera a tutti, indipendentemente dal sesso, dal credo e dalla razza. Ma non è giusto sostenere un candidato donna solo perché è donna. Sosteniamo piuttosto chi, maschio o femmina che sia, vuole un governo limitato e un mercato aperto, chi crea le migliori condizioni in cui le donne possano essere libere.
Tag:  Hadley Heath, Independent Women’s Forum, questione femminista, Cpac, minoranze

Commenti

16-02-2011 - 07:55:35 - MARTA
Sono d'accordo che la meritograzia non faccia distinzione di sesso.Ma per pazza che sembro dopo 5000 anni di governo patriarcale ( visti i risultati) chissa..... almeno qualche anno di governo rosa non si puo tentare? Io sono nata in italia negli anni 70 e non ho avuto pari opportunita ma un lavaggio del cervello costante su cosa e come dovevo essere! Peccato: con me hanno fallito
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