L'intervista agli autori di Milano in cronaca nera

Lucia Tilde Ingrosso e Giuliano Pavone, ospiti di MRS, ci parlano della loro raccolta di storie sui lati più oscuri di Milano e incontreranno i lettori giovedì 23 giugno, presso Il Mio Libro, in occasione di un nuovo Apertivo con... gli Autori

di Carlotta Pistone

Pubblicato martedi, 21 giugno 2011

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Courtesy of Newton Compton Editore
Sulla base di quali criteri avete scelto le storie di cronaca nera da inserire nel vostro libro?
Abbiamo scelto le più suggestive, quelle che ci avevano colpito di più, ma anche – forse soprattutto – quelle che ritenevamo emblematiche, rappresentative della Milano di oggi. Il che non vuol dire necessariamente storie da prima pagina, anzi: lo spirito dei tempi spesso si trova nei trafiletti di cronaca.

Immagino che ogni racconto sia stato frutto di un’attenta documentazione da parte vostra: quanto c’è di reale e quanto, invece, è pura invenzione narrativa?
Le proporzioni variano da racconto a racconto. L’unica costante è che entrambi gli aspetti (realtà e finzione) coesistono in ciascun racconto. In alcuni casi (il ritorno di Tangentopoli, l’uccisione a sprangate del ragazzo di colore…) ci siamo attenuti alla cronaca, limitandoci ad aggiungere il nostro punto di vista. In altri abbiamo inventato delle storie di sana pianta, ma ispirandoci a tipologie di crimini o situazioni molto frequenti nella realtà (lo stalking, la pedofilia…). Nel primo racconto, “L’arciere di San Siro”, ci siamo poi divertiti a inventare una possibile soluzione per un caso reale di cui non è stato mai trovato il colpevole.

Essendo un libro scritto a quattro mani, come vi siete suddivisi il lavoro di ricerca e stesura dei testi?
In linea di massima Lucia ha raccontato le ombre della Milano bene, i delitti dei “colletti bianchi”, mentre Giuliano si è concentrato sulle storie di marginalità e di periferia. Per dirla tutta, il progetto inizialmente riguardava solo Lucia: il coinvolgimento di Giuliano è dipeso proprio dalla volontà di “sporcare” il libro con questioni e ambienti che non si addicevano a una ragazza di buona famiglia come Lucia! A differenza di quanto è accaduto con “101 cose da fare in gravidanza e prima di diventare genitori”, in questo caso la suddivisione dei pezzi (e del relativo lavoro di documentazione) è stata rigida, ferma restando la rilettura incrociata.

Spesso nei racconti utilizzate punti di vista differenti per entrare nelle vicende. Narrativamente parlando, qual è il ruolo più difficile in cui calarsi, quello della vittima o del carnefice?
Quello del carnefice, anche se a volte può essere divertente. Ma a noi manca (forse anche per esserci misurati con casi reali) quella dose di sadismo che spesso si attribuisce ai giallisti: scrivere di alcune vicende, come quella della cosiddetta clinica degli orrori, è stato faticoso da un punto di vista emotivo.

Cronaca nera, ma anche tanti spunti di riflessione su una città e i suoi abitanti: secondo voi  il senso civico dei cittadini milanesi è cambiato in questi ultimi anni? Se si, in che misura e verso quali aspetti della loro vita comune?
Milano è sempre specchio dell’Italia, talvolta ne anticipa le tendenze. In questi anni il senso civico a Milano si è affievolito come nel resto del Paese, anche se qui, nonostante tutto, si è rimasti secondo noi al di sopra della media nazionale. Verso quali aspetti della vita comune? Forse il cambiamento più significativo si è avuto proprio nella vita comune in sé, cioè nell’aver lasciato sempre meno spazio alla socialità e nell’aver considerato la città una semplice somma di esistenze e interessi privati.

Dai ricchi quartieri borghesi alle periferie più malfamate, è Milano a fare da collante tra tutte le storie da voi raccontate. Come la vedete e vivete voi? E secondo la vostra opinione – anche sulla base delle ricerche svolte per il vostro libro – perché si presta così bene ad essere protagonista del genere noir?
Proprio per la sua varietà ed imprevedibilità. Alta finanza, politica, terrorismo, marginalità, droga… a Milano i motivi per delinquere non mancano, e convivono fra loro in modo molto complesso. Certo, anche qui ci sono le gabbie dorate e i quartieri ghetto, ma rispetto ad altrove danno vita a un mosaico di più difficile lettura.

Tra i 24 racconti pubblicati ce n’è uno in particolare che ritenete particolarmente significativo? Perché?
Difficile dare una risposta, proprio per quanto dicevamo nella risposta precedente. Probabilmente un’idea abbastanza completa della sfaccettata realtà di Milano può venire fuori solo dalla lettura di tutti i racconti, eterogenei non solo nelle ambientazioni e nelle tematiche ma anche nello stile narrativo.

Nel vostro libro rispetto ai, purtroppo, numerosissimi episodi di mafia - e criminalità organizzata in genere  - che hanno scosso Milano e l’intero Paese, viene dato spazio a fatti di cronaca in cui ad essere coinvolta è la gente comune, i classici insospettabili o criminali improvvisati, coloro che vengono colti da raptus di follia dettati più dal desiderio di vendetta che da una fredda e consapevole volontà di uccidere. Come mai questa scelta?
E’ stata una precisa scelta, quella di voler descrivere una realtà “dal basso”, se vogliamo di raccontare la storia con la esse minuscola. Volevamo anche dimostrare come certe pulsioni come la rabbia, la frustrazione, la gelosia, appartengano a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro provenienza o estrazione sociale. La criminalità organizzata viene invece sentita, a torto o a ragione, come una realtà “altra” da noi. E poi per affrontare seriamente certi temi sarebbe stato necessario un lavoro più giornalistico e meno narrativo di quello che avevamo in mente.

Milano ha comunque sempre affrontato con estrema dignità e serietà le proprie ferite e il proprio passato: avete anche notato una crescita della coscienza civile che può in qualche modo fare da filtro ai tentativi mafiosi di entrare negli appalti della nuova frenetica corsa all’urbanizzazione?
Rispetto alle infiltrazioni mafiose non c’è da essere tanto ottimisti, soprattutto fin quando esponenti di primo piano delle Istituzioni continueranno a negare che il problema esista anche al Nord e finché i media avalleranno l’immagine della lotta alla mafia come una caccia a questo o quel vecchietto semianalfabeta e con la coppola che si nasconde in qualche casolare dell’entroterra siculo. Facendo finta di non sapere che la malavita organizzata veste da tempo in giacca e cravatta, si muove in ambienti internazionali e, invece di alimentare un’economia parallela, è diventata ormai organica all’economia “ufficiale”. Però Milano e l’Italia hanno dimostrato ciclicamente dei soprassalti di dignità e moralità, e forse la prossima impennata si sta avvicinando…



Leggi anche la recensione di Milano in cronaca nera in DALLA LIBRERIA ROSA SHOKKING

 

MRS ti invita a L'APERITIVO CON AUTORE:

presentazione del libro di Lucia Tilde Ingrosso e Giuliano Pavone

MILANO IN CRONACA NERA


(modera Carlotta Pistone)


Giovedì 23 giugno, dalla ore 19.00 presso Il Mio Libro
Via Sannio 18, Milano


per info: 02 39843651 - E-mail: info@ilmiolibromi.it



 
Tag:  Milano in cronaca nera, Lucia Tilde Ingrosso e Giuliano Pavone, Newton Compton Editore, noir, crimini, follia, gente comune

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