La velata tolleranza

Esplode il dibattito sulla nuova legge francese che vieta il burqa

di Stefano Magni

Pubblicato mercoledì, 21 luglio 2010

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La Francia sta compiendo una scelta importante: il burqa e il niqab, le due forme di velo integrale islamico, verranno vietati. La nuova norma punisce severamente, con pene pecuniarie e carcerarie, soprattutto chi impone il velo integrale che copre volto e identità di una donna. Il burqa e il niqab vengono considerati dal legislatore francese come una grave forma di oppressione sessuale della donna.

La legge non è ancora entrata in vigore. Ha solo passato il primo voto in Parlamento, ma si attende l’approvazione da parte del Senato a settembre, prima di tradurre la norma in pratica. E la Corte Costituzionale può ancora esprimere un giudizio sulla sua compatibilità con la legge suprema francese. E’ proprio quest’ultimo l’esito sperato dalla maggioranza dei media e degli opinionisti musulmani. Prendendo decisamente posizione, la corrispondente di Al Jazeera in Francia, Estelle Youssufa rimarca al suo pubblico che: “Il Consiglio di Stato ha messo in guardia il governo che la legge francese e quella europea potrebbero trovare la legge incostituzionale, in quanto viola i diritti umani e la libertà religiosa”.

Imporre la tolleranza (nei confronti delle donne), per molti media arabi è un atto di intolleranza (nei confronti dei musulmani).

Si schiera il moderato Khaleej Times, di Dubai, con un lungo e argomentato editoriale. Il quotidiano arabo si spinge a un paragone azzardato: “Misure come queste servono solo a rinfocolare il già forte sentimento anti-musulmano dell’Occidente. Non dimentichiamo che non molto tempo fa, l’Europa è stata testimone di una campagna simile contro gli ebrei, che alla fine si è risolta con migliaia di loro mandati a morte dai nazisti. I governi europei, i parlamentari e i media dovrebbero dunque desistere dallo scatenare ancora una volte un mostro che non potrà essere rimesso in gabbia. E’ nel loro interesse”. Addirittura proibire il velo è come la Shoah?
Più scatenata ancora è la Ong (con base in Gran Bretagna) Islamic Human Rights Commission: secondo il suo presidente Massoud Shadjareh, la legge è un sintomo di una nuova ondata di islamofobia e di “razzismo di Stato” in Francia. Secondo Shadjareh, che spera che la Corte Costituzionale francese o le istituzioni dell’Ue boccino la norma, la Francia già è da considerarsi anti-musulmana, per la sua legge del 2004 che vieta lo hijab nelle scuole pubbliche.

A favore della legge francese si schiera Padre Samir Khalil Samir, egiziano, cristiano, uno dei maggiori esperti di Islam, in un suo lungo articolo sull’agenzia missionaria Asia News, smentisce parecchi luoghi comuni su Islam e velo e plaude all’iniziativa del presidente Nicolas Sarkozy: “Diciamo subito che su questo tema (il burqa, ndr) non vi è la minima traccia nel Corano o nella tradizione islamica (Sunna): dunque non è un uso islamico. Nessuno dei dotti coranici osa dirlo, ma sono in molti a pretendere che si tratti di un uso religioso” - esordisce Samir - “Tale uso è invece diffuso in alcuni Paesi di tradizione musulmana: Arabia Saudita, Penisola arabica, Afghanistan. Il chador non ha niente a che vedere con il burqa o con il niqab (parola araba). Il burqa è perciò un’eccezione e per nulla una regola”. La religione non c’entra, dunque. C’entra l’ideologia: “La scelta di indossarlo non nasce da tradizioni o da valori religiosi, ma da uno spirito ideologico che predica il ritorno alla tradizione culturale dell’Arabia del settimo secolo, spesso in opposizione all’Occidente”.

Per questo la legge non va intesa come “anti-musulmana”. Tanto che in un Paese musulmano e arabo, quale la Siria, una nuova legge introdotta in questi giorni, vieta il niqab nelle università. A giugno, quando la norma non era ancora stata promulgata, 1200 insegnanti che vestivano il niqab sono state licenziate e trasferite a lavori di ufficio, dove non c’è possibilità di avere contatti con gli studenti. Bassam Qadhi, attivista siriana per i diritti umani, appoggia la decisione del governo perché “il niqab non è una questione di libertà personale. È piuttosto una dichiarazione di estremismo”.

Religione o ideologia? Tradizione o oppressione della donna? “Il velo marchia deliberatamente le donne come proprietà privata e riservata, come non-persone” – spiega in “Nomade” la somala Ayaan Hirsi Alì (su cui pende una condanna a morte islamica) dal suo esilio forzato negli Stati Uniti – “Il velo separa gli uomini dalle donne e dal mondo; le limita, le confina, le educa alla docilità. Una mente può essere confinata, proprio come un corpo, e un velo musulmano impedisce sia la visuale, sia la libera scelta; è il marchio di una specie di apartheid: non il dominio di una razza, ma di un sesso”.
 
Tag:  burqa, niqab, Francia, Siria, Dubai

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