Né violenta, né maschilista. Solo Ayn Rand

Il filosofo David Kelley ci spiega qual'è il vero volto della scrittrice e filosofa fuggita dall'Urss e le sue idee sulla donna, i gay e l'amore

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 29 novembre 2010

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David Kelley
Tornano a fare scandalo i romanzi di Ayn Rand, molto di moda in questi mesi negli Usa in quanto ispiratori fondamentali del movimento Tea Party. Fanno scandalo, come ho avuto modo di dire in un altro articolo (qui linkato), perché la Rand è l’opposto di tutto quel che si può dire sulle donne nel linguaggio politically correct. Le scene di sesso dei suoi romanzi rasentano lo stupro, tanto sono violente. E al di fuori dei suoi romanzi, lei era convinta che: a) la donna fosse diversa dall’uomo b) che avesse un ruolo diverso c) che il suo ruolo fosse, essenzialmente, quello di ammirare l’eroe (maschio) d) che, proprio per questo, non dovesse essere mai presidente o comandante in capo. La Rand aveva riservato anche qualche sua bordata al “terzo sesso”, quello dei gay. L’omosessualità è “immorale”, perché fondata su “false premesse”, aveva detto in una sua lezione (passata alla storia) del 1968. Allora. La Rand, madrina della filosofia individualista americana contemporanea, lei stessa donna indipendente e attivista per la libertà, era in realtà più maschilista di Chuck Norris? Se il Tea Party si ispira alla sua filosofia (l’Oggettivismo), vuol dire che l’America vuol ricacciare le sue donne nelle cucine?
Neanche per idea. La Rand è sempre stata una coerente individualista, favorevole alla parità dei diritti fra uomo e donna, contraria a leggi restrittive imposte dal governo alla sessualità (anche all’omosessualità) dei cittadini. Le sue considerazioni vanno lette nel giusto contesto. Per farcelo spiegare meglio lo abbiamo chiesto a David Kelley, filosofo oggettivista, allievo intellettuale della Rand, fondatore della The Atlas Society, associazione dedita alla diffusione delle idee della grande scrittrice e filosofa russo-americana.
 
Nell’articolo “About a Woman President”, Ayn Rand spiega che una donna non dovrebbe essere presidente, perché il suo ruolo è diverso da quello dell’uomo. E mentre spetta all’uomo essere l’eroe, alla donna è riservata l’adorazione dell’eroe. Sbaglio?
(Ride) Francamente non conosco alcun oggettivista contemporaneo che sia d’accordo con quell’articolo. Quel pezzo era una risposta ad una domanda su una singola questione politica e non credo sia molto rappresentativo della filosofia oggettivista. La domanda vera, semmai, è se vi sia una distinzione fra mascolinità e femminilità. Lei, personalmente, non avrebbe mai voluto ricoprire la carica di comandante in capo (di fronte al quale tutti gli altri appaiono inferiori), perché sarebbe stata in contraddizione con la sua immagine di femminilità, non con la sua idea dei diritti delle donne. Il concetto di femminilità e quello di adorazione dell’eroe è la risposta alla domanda: su cosa si fonda una relazione romantica? Si tratta di una scelta psicologica, non politica. Ma gran parte dell’opinione pubblica continua ad odiare Ayn Rand solo per quell’articolo.
 
Come si può definire una relazione romantica?
Come una profonda ammirazione per il partner a cui si accompagna una altrettanto profonda attrazione sessuale. E’ l’elemento sessuale, soprattutto, che distingue una relazione romantica da altre forme di relazione, come l’amicizia. Rispetto alla quale c’è anche un maggior coinvolgimento emotivo, una maggior volontà di essere legato al partner, una maggior spinta a creare un ambiente sicuro per entrambi.
 
Come definire mascolinità e femminilità?
Nei suoi romanzi, la Rand adottava stereotipi classici per definirli. L’uomo è sempre attraente per la sua forza e abilità intellettuale, la donna per la sua spiritualità. Sia l’uomo che la donna cercano l’uno nell’altra la bellezza e la forza, sia essa forza fisica, intellettuale o spirituale.
 
Nella società libera, uomini e donne sono uguali di fronte alla legge e ai principi etici?
Assolutamente sì, per tutti valgono le stesse regole di vita e a tutti vanno garantiti gli stessi diritti. E’ per questo che siamo tutti molto attivi nel promuovere il lavoro e la carriera delle donne. Certo, la donna è anche madre. La biologia ha sempre reso il lavoro molto più semplice per gli uomini che non per le donne. Da questo dobbiamo dire, assieme ai conservatori, che il ruolo della donna è quello di accudire i figli? Assolutamente no. Spetta alla coppia decidere come dividersi i ruoli, responsabilmente, così da coniugare lavoro e crescita dei figli.
 
Le scene di sesso nei libri della Rand sono sempre molto violente. E’ un sottinteso elogio allo stupro?
(Ride) No, assolutamente, è solo violenza letteraria. Ayn Rand era contro ogni forma di aggressione. Il sesso violento va letto come metafora, come espressione di una psicologia. Come può uno scrittore rendere l’idea di una passione estremamente forte e improvvisa? La Rand ha scelto l’espediente letterario della violenza. Da notare: in tutte le scene di sesso, ogni personaggio sa esattamente quello che sta facendo e conosce le buone intenzioni del partner. Non ci sono situazioni sadomasochiste, né costrizioni, né manipolazioni mentali per dominare l’altro. Non si tratta nemmeno di simboli della dominazione dell’uomo sulla donna, perché in molte di queste scene è la donna ad essere in posizione di superiorità, soprattutto in “La Rivolta di Atlante”. Comunque, ripeto, si tratta di una rappresentazione della psicologia: nelle scene di sesso, Ayn Rand non parla da filosofa.
 
Insomma, se vuoi essere oggettivista non devi necessariamente essere violento a letto…
Assolutamente no!
 
Un altro argomento della Rand fa ancora scandalo: durante una sua lezione, nel 1968, definì “immorale” l’omosessualità.
Anche in questo caso, non conosco alcun oggettivista che sia d’accordo con lei. I tempi cambiano, cambiano le percezioni sociali e le conoscenze scientifiche. Certe nozioni che, in un’epoca non lontana, parevano ovvie, oggi si sa che sono sbagliate. 
 
Tag:  Ayn Rand, oggettivismo, Tea Party, maschilismo, sesso, violenza, relazione romantica, diritti delle donne, gay

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