Omofobia

La discriminazione positiva non serve. I diritti devono essere uguali per tutti

di Stefano Magni

Pubblicato martedi, 17 maggio 2011

Rating: 4.8 Voti: 6
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Nella Giornata Mondiale contro l'Omofobia in Italia abbiamo una notizia cattiva e una... cattiva. La cattiva notizia è che il nostro Paese registra, anche all’alba del 2011, il più alto tasso di odio contro i gay in tutta Europa. L’altra cattiva notizia è che sta arrivando una legge contro l’omofobia che crea una nuova categoria protetta. Che, non per questo, sarà più amata.

Partiamo prima di tutto dalla definizione ufficiale di omofobia data dal Parlamento europeo: “Una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt), basata sul pregiudizio ed analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo”. Questa definizione è possibile solo dal 17 maggio 1990, da quando, cioè, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha riconosciuto ufficialmente che l’omosessualità non è una malattia mentale.

Partiamo dalla prima cattiva notizia, quella su cui saranno d’accordo tutti, a parole. L’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (Fra) ha calcolato che in tutto il Vecchio Continente la salute e la carriera di 4 milioni di gay e transgender è stata rovinata dall’omofobia. L’Italia è in testa a questa classifica dell’infamia. A causa di violenze fisiche dirette e di discriminazioni a scuola e sul posto di lavoro (bullismo, mobbing, licenziamenti, allontanamenti dalla famiglia), in Italia l’82.5% dei maschi e l’84.3% delle femmine omosessuali ha pensato almeno una volta di suicidarsi. Il dato è emerso da una recente ricerca condotta dal professor Alessandro Buffoli dell’Università di Padova.

La notizia relativamente buona, in tutto questo drammatico contesto, è una non-notizia: in Italia non esistono più leggi che discriminano il popolo Lgbt. Ah no? Non esplicitamente. Non ci sono leggi che, ad esempio, li escludono dal posto di lavoro, dai posti pubblici, dalla carriera politica. In Italia l’omosessualità non è reato, come lo è invece in Paesi vicini (Bosnia, Algeria e Tunisia) e lontani (Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Giordania, Iran, Marocco, Pakistan, Somalia), né è in discussione una legge che introduca la pena di morte per “omosessualità aggravata”, come si sta discutendo ora in Uganda.
In Italia non esiste nulla di tutto questo. Esistono però settori che si sono dimostrati ancora non recettivi dei diritti di un pezzo della nostra società: i gay sono ancora esclusi dalla carriera militare. Ufficialmente le forze armate respingono ogni forma di discriminazione, “fatto salvo il possesso dei requisiti generali” per il reclutamento. Tali requisiti generali stabiliscono che non è idoneo al servizio chi è portatore di “parafilie e disturbi dell'identità di genere”, dunque l’omosessualità, ancora classificata alla stregua di un disturbo sessuale.

I gay non possono sposarsi. Non possono stipulare un contratto matrimoniale che preveda gli stessi diritti e doveri di una coppia eterosessuale. In passato ci sono stati vari tentativi di aggirare il problema, non di affrontarlo. Si è pensato di legalizzare “coppie di fatto” (etero e omo, indifferentemente) con diritti e doveri più limitati rispetto a un matrimonio. Nessuno ha mai proposto un progetto di legge sulla legalizzazione di un matrimonio di coppie dello stesso sesso. L’obiezione di fondo è sempre una: “la coppia gay non potrebbe crescere i figli in modo sano”. Lo psicologo e il sociologo di turno sono sempre pronti a sventolare statistiche fatte ad arte per dimostrare che i figli di coppie dello stesso sesso sono tutti sbandati e disadattati. Dimostrando ancora una volta, indirettamente, che considerano l’omosessualità come un disturbo a sé.

A questa situazione in bilico (violenza sociale e sacche residue di discriminazione legale) si può reagire in due modi. Il modo liberale e quello collettivista. La reazione del liberale consiste nel liberare i cittadini dai divieti ancora imposti dalle leggi. Quella collettivista nell’educare la società a rispettare il diverso.
La via liberale non intende educare nessuno. Il rispetto deve essere imparato in famiglia, a scuola, volontariamente e individualmente. Non si può forzare la mano a una società a colpi di nuove leggi. Si possono, piuttosto, eliminare le forme di discriminazione che ancora resistono (nell’esercito e nel diritto di famiglia), rendendo tutti i cittadini veramente uguali di fronte alla legge. E’ una via che richiede coraggio, soprattutto se va a toccare l’istituzione della famiglia. Si può procedere in modo “positivo”, legalizzando il matrimonio gay: due persone dello stesso sesso possono sposarsi, obbedire a tutti i doveri e godere di tutti i diritti previsti attualmente dal diritto di famiglia per le coppie etero. Si può procedere in modo “negativo”, più coerentemente liberale: privatizzare il contratto di matrimonio. Basta diritti e doveri prestabiliti da un Codice, dunque. Mi sposo con chi voglio, come voglio, e sono io a decidere clausole, obblighi e accordi economici, d’accordo con l’altra parte, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento sessuale. Basta che sia rispettata la volontà di chi firma, il resto è un affare privato.

Tuttavia, in Italia, le sacche di discriminazione legale resteranno intonse. Nessuno ha intenzione di riformare il diritto di famiglia. In compenso si sceglie la via collettiva: si cerca di combattere, con gli strumenti della politica, la violenza sociale. E così il popolo Lgbt sarà ancora discriminato, ma “protetto”, da una legge contro l’omofobia, proposta dalla deputata Pd Anna Paola Concia, che sarà discussa il prossimo 23 maggio. Il gay o la lesbica non potrà entrare nell’esercito, non potrà sposarsi, ma in compenso potrà denunciare l’aggressore omofobo. Sarà difficilissimo distinguere quest’ultimo da un qualsiasi aggressore. Perché il bullo o il mobbizzatore o lo stalker è ancora più bullo o mobbizzatore o stalker se la sua vittima è omosessuale? Perché deve essere punito con più rigore? Non basta la semplice aggressione (indipendentemente dal sesso o dalla religione della vittima) per meritare una punizione? A quanto pare no. In Italia si devono sempre sottolineare le differenze e legiferare su queste, seguendo una logica di razzismo alla rovescia: il diverso è discriminato dalla destra, protetto dalla sinistra, ma sempre “diverso” resta. E’ per questo che non ci sono buone notizie.
 
Tag:  Giornata Mondiale contro l'Omofobia, diritti, Lgbt, Anna Paola Concia

Commenti

18-05-2011 - 11:20:23 - Sabrina
Triste triste tristissimo...amici ma dobbiamo fare qualcosa!!!
19-05-2011 - 09:10:38 - nic
Come al solito sempre più indietro degli altri....
Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni