Se il battito cardiaco diventa legge

Proteggere ogni bambino che abbia un battito udibile, anche prima della nascita. E’ la nuova offensiva degli anti-abortisti americani

di Stefano Magni

Pubblicato martedi, 8 febbraio 2011

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In Ohio le associazioni pro-life propongono il “Heartbeat Bill”, la legge sul battito cardiaco. In base alla quale: “tutti i bambini dell’Ohio che hanno un battito cardiaco devono essere protetti”. Anche prima della nascita. E’ un’ulteriore dimostrazione che il dibattito sull’aborto, in Occidente, non si è affatto chiuso. Gli Usa, in particolare, sono divisi sulla Roe versus Wade, la sentenza che, nel 1973, ha reso legale l’interruzione di gravidanza. In Ohio, domani, i manifestanti pro-life, promotori della legge, lanceranno 99 palloncini rossi a forma di cuore. Il giorno di San Valentino, il prossimo 14 febbraio, è previsto che la legge entri in vigore. La campagna, ben studiata visivamente, coglie il punto. Gli anti-abortisti equiparano l’interruzione di gravidanza a un omicidio. Il senso comune no. Si parla di omicidio quando si pone fine alla vita di un bambino già nato, ben visibile a tutti. Gli anti-abortisti ritengono che si accetti tanto facilmente l’interruzione di gravidanza solo perché il feto non è altrettanto visibile. Se solo si vedessero le immagini del feto – dicono – o se ne scorgessero i movimenti, o se ne udissero i suoni, tutti sarebbero naturalmente contrari all’aborto. In questo caso, la legge dell’Ohio, fa leva su un suono, il battito cardiaco, a dimostrazione che quella creatura dentro la pancia di una donna è un bambino a tutti gli effetti. Inutile far finta di non notare la scelta emotiva del cuore quale sintomo di umanità: il centro del sentimento, secondo tradizione, più ancora del cervello. E quello che si forma prima: se ci vogliono circa tre mesi perché si abbia un apparato nervoso, il cuore inizia a sentirsi dopo 18 giorni. E’ una scelta strategica, dunque: serve ad anticipare il momento dopo il quale l’aborto è vietato.

L’argomento è cristiano realista: se percepisci, c’è. Se c’è, non puoi. La legge potrebbe essere aggirata dal medico che dice di non sentire: al 18esimo giorno può effettuare un aborto affermando che non sente battito, pur con l’ausilio dei suoi strumenti. Ma a questo punto spetta ai pro-life il compito di provare la sua malafede. Magari usando strumenti migliori rispetto a quelli del medico.

Gli abortisti, almeno in questo periodo storico, hanno meno frecce al loro arco. Sono stati battuti dall’avversario sul terreno della comunicazione. Prima di tutto si sono fatti scippare il “pro”: gli anti-abortisti degli anni ‘70 sono diventanti “pro-life” (pro-vita), non si presentano più come proibizionisti, ma come promotori di un diritto, il diritto alla vita (per il feto) e alla gravidanza (per la donna). Gli abortisti, automaticamente, passano loro dalla parte dei negatori, della vita e di un diritto. Vengono additati (come qui in Italia) come “partito della morte”. Sono surclassati se rispolverano le vecchie tesi anni ‘70 sulla riduzione del danno. Il danno che può subire una donna che porta a termine una gravidanza involontaria è sociale. Ma vale la pena di sacrificare un essere umano per il benessere economico di una donna? La risposta è scontata.

L’argomento che manca agli abortisti è: riconoscere il diritto di proprietà della donna sul suo corpo. Poche volte si sente affermare coerentemente “l’utero è mio”. Che invece è un argomento molto solido, perché chi, se non la donna incinta, può decidere cosa debba svilupparsi o interrompersi dentro il suo stesso corpo? E soprattutto: come sarebbe impossibile impedirglielo? L’argomento si sente ovviamente poco, perché implica un passaggio brutale: pur riconoscendo che il feto è un essere umano, una donna ha comunque il diritto di sopprimerlo. E’ la libertà della donna che prevale sulla vita del futuro figlio, per principio, anche se si sente il suo battito cardiaco, o lo si vede mentre si porta il suo ditino alla bocca. Quanti (e soprattutto quante) se la sentono di portare questo argomento sino alle sue coerenti ed estreme conseguenze?
Tag:  Heartbeat Bill, Ohio, pro-life, feto, cuore, donna

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