Uguaglianza di sessi, uguaglianza di salari?

Ovvero: perché, se le donne sono pagate meno, lo Stato non ci può far nulla

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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Dagli anni ’90 in poi, una delle cause maggiormente sostenute dalle femministe è l’uguaglianza di salari in uguali posti di lavoro. Mediamente una donna prende meno del suo collega maschio di pari livello e con pari mansioni. La disparità è analoga in Europa occidentale e diventa ancora più ampia nel resto del mondo. Solo nell’Europa orientale si nota una sostanziale parità di salari, in alcuni casi anche un certo vantaggio per le lavoratrici.
Due leggi sono state proposte dai Democratici americani per cercare di parificare i salari e il trattamento sul posto di lavoro di donne e uomini: il Lily Ledbetter Fair Pay Act e il Paycheck Fairness Act. Chi contesta questi provvedimenti legali è però soprattutto una femminista storica, Wendy McElroy. Nel suo “Quando il femminismo diventa paternalista”, scrive che: “Comprensibilmente gli economisti e gli imprenditori sono riluttanti a trasformare il mercato del lavoro in uno strumento di riforma sociale. In generale, la loro critica è volta a mettere a fuoco diversi aspetti economici. Contestano il fatto che il “gap salariale” fra uomini e donne è stato sovrastimato. Un intervento sui salari genererebbe un aumento dei prezzi dei prodotti. E renderebbe troppo caro il lavoro delle donne, generando maggior disoccupazione fra loro. Infine scoraggerebbe i datori di lavoro a seguire schemi di libero mercato per fissare prezzi e salari”.
Il mercato del lavoro, così come qualsiasi altro mercato, spiega la McElroy, non è uno strumento di riforma sociale, ma un incontro di domanda e offerta. Se le donne sono valutate meno, è perché la domanda del loro lavoro è meno valutata. Il mercato, dunque, non fa altro che riflettere le idee diffuso in una società. Cercare di correggerlo a colpi di leggi è perfettamente inutile, per non dire dannoso. Sarebbe come, stando alle parole della McElroy: “rompere uno specchio, perché mi riflette troppo bene”. 
Tag:  lavoro, femminismo, libertari, eguaglianza, Wendy McElroy

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