Vittime del caso Assange

Odiate dagli hacker, Anna Ardin e Sofia Wilen hanno subito una violenza o sono state usate come trappole sessuali. In ogni caso: sono vittime

di Stefano Magni

Pubblicato domenica, 12 dicembre 2010

Rating: 4.3 Voti: 3
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Sofia Wilen e Anna Ardin
Povere donne. L’immagine che ne esce dal caso Wikileaks non è affatto confortante per il sesso femminile. Vuoi che siano vittime, vuoi trappole sessuali, le due accusatrici svedesi di Julian Assange, Anna Ardin e Sofia Wilen, sono già uscite con le ossa (e le reputazioni) rotte.

Solitamente si tende a pensare che Julian Assange, il super-hacker australiano, arrestato in Gran Bretagna questa settimana, sia in galera e in attesa di estradizione per la sua fondazione e gestione di Wikileaks, il sito-svela segreti che ha appena pubblicato 251mila documenti segreti della diplomazia americana. Ma Assange non è dentro per la sua azione di hacker. E’ stato arrestato perché su di lui le autorità svedesi hanno emesso un mandato di cattura internazionale. Non per spionaggio, ma per violenze sessuali: stupro, coercizione illegale e molestie.

Il problema è che un qualsiasi cittadino accusato delle stesse violenze verrebbe visto come un sospetto mostro e le sue vittime come vittime. Essendo Assange, l’opinione pubblica lo vede come un perseguitato e le sue vittime come parte di una trappola tesa dai servizi segreti. La Svezia ha smentito ogni contatto con il dipartimento di Stato americano. Il ministro degli Esteri Carl Bildt ha ribadito che la Svezia è un Paese neutrale e la sua magistratura è indipendente. Ma la campagna in difesa di Assange lo ignora.
 
Ci sono motivi per vedere le cose dietro la lente di una teoria del complotto. Più di un motivo, a dire il vero. Perché il mandato di cattura svedese è stato emesso (dopo mille tentennamenti) dietro accuse che suonano assurde alle orecchie di ogni persona ragionevole. Anna Ardin e Sofia Wilen non si conoscevano, ma sono andate assieme alla polizia a sporgere denuncia. Una delle due racconta di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali senza preservativo il 14 e il 18 agosto. Ma non è una ragazzina: è un’adulta, maggiorenne e capace di intendere di volere. Non ha denunciato violenze. E sul suo Twitter c'erano commenti entusiastici sulla serata passata assieme ad Assange (rimossi subito dopo che era scoppiato il caso). L’altra denunciante ha invece raccontato alla polizia un mezzo stupro avvenuto il 17 agosto. “Mezzo”, perché il racconto suona all’incirca così: stavo dormendo, Assange mi ha svegliata e mi ha costretto a un rapporto senza preservativo. Costretta come, non si sa, ma non ci sono denunce di percosse. Anche in questo caso parliamo di un’adulta consenziente. Per questo i difensori di Assange sono convinti che si sia trattato di rapporti consensuali e non di stupro. E affermano che le accuse siano state costruite a tavolino per incastrare il fondatore di Wikileaks.

Però il beneficio del dubbio, se vale per il presunto stupratore Assange, vale anche per le sue presunte vittime. Anna Ardin è un’attivista cristiana che si è battuta a favore delle dissidenti cubane (le “Dame in Bianco”) e attualmente si trova in Cisgiordania in missione umanitaria. E’ il Granma, l’organo di stampa del Partito Comunista cubano che l’accusa di essere un’agente della Cia. Sulla base di questo curriculum, i teorici del complotto avrebbero trovato la “pistola fumante” contro di lei. Ma il Granma lancia questa accusa contro chiunque collabori con il dissenso cubano. E’ sempre Anna Ardin ad avere invitato Julian Assange in Svezia. Stiamo dunque parlando di una donna che si è sempre battuta per la libertà di informazione e che (a meno che non abbia impostato tutta la sua carriera sulla menzogna) difficilmente può aver voluto incastrare Julian Assange per fare un favore a un servizio segreto. E' probabile che una violenza l'abbia subita. Così come è probabile che l'abbia subita Sofia Wilen.

Chiunque abbia ragione, in questo caso, le due donne avranno perso. Comunque. Se si scoprirà che i teorici del complotto hanno ragione, vorrà dire che le due donne svedesi sono state cinicamente usate come tentatrici in una trappola sessuale. Vuol dire che prevarrà ancora l’immagine della donna-Eva, che induce al peccato. Se invece salterà fuori che le teorie del complotto sono un’ennesima bufala, avremo solo due vittime in questa vicenda: Anna Ardin e Sofia Wilen, due volte vittime, come dichiara il loro avvocato Claes Borgström, prima della violenza sessuale di Assange, poi della violenza mediatica che le ha infangate.

C’è anche una terza vittima potenziale di questa vicenda: la legislazione svedese contro lo stupro. Le femministe che l’hanno sostenuta ora tocchino con mano quali sono i suoi effetti: è una legge talmente severa, arbitraria e riguarda una casistica tanto ampia di casi, da permettere a qualsiasi accusatore (in buona o mala fede) di mandare chiunque in galera, sulla base di un semplice sospetto. 
Tag:  Wikileaks, Assange, Svezia, stupro, violenza sessuale, legge anti-stupro, Anna Ardin, Sofia Wilen, vittime

Commenti

12-12-2010 - 23:25:00 - paterò
Io penso che la Svezia stia attuando una politica da terza via: sfrutta Assange per discostarsi dall'America e dalla Russia, e tenta di sfruttare il grande potere del web, non solo ideologico ma anche economico. Un complotto sì attraverso l'uso di una legge sullo stupro discutibile, ma quasi a fin di bene
Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni