A Milano è tempo di: O’clock. Time design, design time

In Triennale una mostra contro il tempo. E contro il ticchettio dell’orologio, non ci resta che vivere...

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Nella mitologia greca il Tempo è un’entità malvagia: figlio del Caos, Crono si nutre della propria sete di potere, fino a divorare i suoi figli pur di non perdere il trono.
 
Lo stesso fa il tempo con noi, scorre tra le mani e non si lascia controllare: tentiamo di imprigionarlo tra lavoro, dovere, tempo del quotidiano, senza successo.
 
Eppure a questa realtà sfuggente, gli stessi greci avevano contrapposto il “Kairos”, la rappresentazione del tempo di qualità, quello che rimanda all’esperienza soggettiva, sottraendosi al puro rintocco degli orologi.

L’esposizione O’clock. Time design, design time si sviluppa seguendo questa prospettiva: in tre fasi lo spettatore si trova a vivere l’esperienza del tempo attraverso una momentanea sospensione della cronologia.
Il percorso si delinea in maniera diversa a seconda dell’inclinazione dei presenti: ad una visita lineare, si contrappone quella della “fast track”, una scelta che, se nella sua apparenza privilegia gli interessi del singolo – rompendo lo schema del percorso obbligato –, in realtà conduce ad una visione parziale.
La fast track rappresenta simbolicamente l’epoca contemporanea, dove il privilegio diventa una corsa senza fine, il confronto diretto con il tempo che, nel suo scorrere, permette di assaporare solo una parte di ciò che il mondo offre.

Attraverso novanta artisti, l’esposizione, curata da Jan van Rossem e Silvana Annichiarico, affronta il tempo nell’ottica della sua misurazione, procede con il tema del viaggio temporale e giunge al termine con la rappresentazione di Crono; esso è la cifra distintiva dell’esistenza, è stato rappresentato dall’uomo in tutte le sue forme. E l’uomo, attraverso le arti - dal cinema alla fotografia - ha cercato di dominarlo, dilatandolo a suo piacimento, e allo stesso tempo lo ha sfidato nella quotidianità, rendendolo funzionale alle proprie esigenze.
 
Ma la lotta è impari, l’unica vittoria possibile è trasformare l’ossessione del tempo convenzionale in una serie di istanti che interpretano il vissuto del singolo. Si apre così la prospettiva del tempo soggettivo.

Ci si appropria dello scorrere lineare: i minuti che crollano in un domino continuo riprendono vita, le ore non sono solo numeri, ma si caratterizzano nelle abitudini del singolo - l’ora del pranzo e della cena, con odori e sapori differenti - e la corsa disperata del Bianconiglio di Carroll si placa di fronte ai passi dello spettatore, tanto che a perdere di senso è il suo stesso ritornello, “Sono in ritardo, sono in ritardo”.

All’indagine del (e nel) tempo, si associa l’esposizione di alcuni dei più famosi modelli di Officine Panerai, marchio storico dell’orologeria italiana: i Luminor e Radiomir ritornano in voga nell’originale installazione curata da Patricia Urquiola. I mondi sottomarini, ricreati nel suo progetto grafico, sono solo un aspetto della rivisitazione degli originali: infatti, in anteprima mondiale, sono state esposte due opere dell’artista inglese Damien Hirst. I quadranti Panerai diventano protagonisti di una composizione a “spin painting”, il ticchettio dell’orologio scompare e si dissolve in una composizione naturalistica di Sunflowers.   



O’clock. Time design, design time
In esposizione fino all’8 gennaio 2012
Triennale Design Museum, Milano
Tag:  Triennale Design Museum, Silvana Annicchiarico, Jan van Rossem, fast track, Crono, Kairos, Officine Panerai, Patricia Urquiola, O’ clock. Time design, design time, Damien Hirst

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