Anime di tela. Personale di Hyena

Presentazione di Nicoletta Pecile

di Nicoletta Pecile

Pubblicato giovedì, 31 marzo 2011

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Recuerde el alma dormida,
avive el seso y despierte
contemplando
como se pasa la vida…


(Sorga l'anima assopita,
si avvivi il senno e si scuota
contemplando
come trascorre la vita…)
scrive Jorge Manrique nel XV secolo
 

“Alma Venus”,  anima di Venere,  “piacere degli uomini e degli Dei”… questo l’incipit di Lucrezio nel descrivere la natura femminile. Questa la fonte d’ispirazione a cui Hyena attinge per celebrare la donna, con la stessa soave grazia, spogliata non solo delle sue vesti, ma dal superfluo esibito, dalla volgarità dell’indiscrezione, per rappresentare l’archetipo femmineo riscoprendone la perpetua ed idilliaca sostanza. I corpi che ritrae si espongono con pudore manifesto, la bellezza è immortalata in pose che indagano un mistero ancestrale. Membra come vesti a coprire una sensualità non ostentata, elegantemente giocata e vissuta, talora timidamente protetta o vagamente celata. Figure la cui ricercatezza posturale viene rubata da uno scatto fotografico che la restituirà alla materia cartacea, essenziale com’è il loro negativo, in un casto bianco e nero che si perde nei confini, esattamente come l’anima, che non ha definizione, ma solo eterea consistenza. Nuda immagine, nella realtà come nel tecnicismo utilizzato, avvolta  in un’aura che ne salvaguarda l’integrità ed il fascino.
 
Segue l’affronto che conduce ad una nuova genesi:  Hyena infierisce con strappi, graffi, lacerature, non per violare, ma affinché si possa realizzare, attraverso il processo artistico, quell’evoluzione che dalla distruzione porta alla rinascita. L’ideale muliebre prima si disintegra e poi si ricompone, è quasi una catarsi.                              
Su un letto di tela l’anima riprende vita, risorge per tornare ad autocelebrarsi. Avvenenza e filosofia si mescolano, le colle e le resine naturali riconducono all’unità, si dà inizio alla fase successiva. L’opera si avvale di un  supporto più consistente. La preziosa tela di lino, come un seducente compagno, si adopera per sostenere lo spirito  così ricomposto. Lo sfondo riporta i colori del passato, la lavorazione regala il sapore consunto dell’antica memoria, pittura e vernici il calore di un reperto ingiallito dallo scorrere del Tempo.
Ed eccoci alla conclusione, il gesto finale, un pensiero a caratteri indecifrabili, una scrittura criptica che rimanda all’immaginazione di chi guarda, un’attribuzione di significato delegata allo spettatore.            

Hyena  lascia un segno a testimonianza del rito che si è compiuto: come un maestro di cerimonia affida alla scrittura il suo personale suggello di creatività, nell’attesa di un nuovo inizio, alla ricerca di un inedito mistero. Il risultato è sotto ai nostri occhi. 19 opere come saggi di comunicazione, danze armoniose di linguaggi, esercizi di pura estetica  a realizzare lo scopo primordiale dell’Arte: ricondurre lo spirito all’essenza attraverso la ricerca meticolosa ed ambiziosa della bellezza.


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Tag:  Anime di tela, Hyena, La Contemporanea, Torino fotografia, pittura, corpo femminile, nudità

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