Dis-velamenti

Presentazione a cura di Daniela Rochi della Rocca della collettiva che avrà luogo dal 30 maggio al 24 settembre'12, presso il Santa Giulia Art&Wine Residence di Torino

di La Redazione

Pubblicato giovedì, 24 maggio 2012

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L’idea di questa inconsueta manifestazione nasce da una chiacchierata tra amici. Avendo esaurito il gossip (non c’è più la “Torino da bere”, e quindi poche feste, poco presenzialismo, poche le occasioni per criticare le  mises , i ritocchi facciali o le new entries nelle coppie) parlavamo di cose serie, come il paradosso dei non-luoghi di Marc Augé, il più famoso antropologo vivente, o almeno quello che al momento “va di più”(solo in Francia i filosofi, gli psicanalisti e gli antropologi diventano di moda e poi passano di moda, come il rosso Valentino).
 
Secondo Marc Augé, i non-luoghi, che  sono per definizione del tutto anonimi, e quindi dovrebbero  comunicare una sensazione  di spaesamento, vengono sovrainvestiti di senso e assumono perciò, tramite la loro funzionalità immediatamente percepibile e condivisibile, una precisa identità che consente allo spazio di divenire familiare, non straniante ma anzi vivibilissimo. Ci troviamo perfettamente a nostro agio nell’aeroporto di Orlando in Florida come in quello di Tallin in Estonia, anche se essi sono diversissimi sia per architettura che per dimensioni. Ma sono aeroporti, e noi sappiamo come muoverci. E questo avviene per gli enormi DepartementStores della Fifth Avenue a N.Y. come per il minimarket sotto casa.
 
Ed è nata l’idea di una sfida: prendiamo un luogo che ha una sua precisa identità, un Residence (un iper-luogo, potrebbe dire Marc Augé, perché anche se esso è definito dalla sua funzionalità, è diverso da tutti gli altri: appartamenti modernissimi in un palazzo delXIX secolo, la Mole Antonelliana e il Po a due passi, alcune stanze mansardate, il gazebo nella corte) -  e usiamolo per uno scopo diverso da quello per cui è stato costruito e pensato, per un’esposizione artistica. Vediamo quanto conta il contesto, se è la cornice che fa il quadro. Quale parte ha il ruolo, lo scopo, nell’identità? E quale cambiamento la decontestualizzazione  produce nella percezione del significato di quel che osserviamo?

Per sottolineare il concetto si è deciso di invitare gli artisti a presentare opere che rimandino al problema dell’identità. Quadri, sculture, fotografie: in tutti i diversi lavori esposti, pur nella differenza del mezzo espressivo e della cifra stilistica, l’identità è sottesa, allusa, nascosta, segreta, mascherata, negata. L’identità forse si definisce solo per sottrazione, è quel che rimane al di là dei cambiamenti che l’esistenza ci impone, è quel che resta quando la vita ci spoglia del ruolo, del potere, dell’immagine più o meno coerente che gli altri ci rimandano di noi. L’identità è il “noumeno” l’essenza più autentica e profonda del nostro essere, di cui spesso neppure noi siamo pienamente consapevoli, eppure solo in essa ci riconosciamo. Può essere un sogno, una fede, un vizio, una follia, un travestimento (come per una Drag Queen) se solo in esso uno/a si percepisce come se stesso/a.
 
Perché l’identità è verità, ma è verità individuale, e può essere anche autoinganno.
 
Solo l’opera d’arte, quindi, con le mille sfaccettature dei suoi significati e delle sue possibili letture, può dare una risposta a questa domanda. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Il Paradiso ritrovato di Gauguin è una delle possibili risposte.
 
E adesso guardiamoci intorno: anche qui s’incrociano infinite identità. Chi sono gli ospiti di un Residence? Trasformano il loro passaggio in un abitare, hanno le chiavi del portone. Si ritaglianoun pezzo di vita dentro a uno spazio riparato e accogliente come una casa, ma poi vanno via, come si va via da un albergo. Frammenti di esistenza in cui ci si può inventare un’altra individualità. Ogni volto è un mistero.
 
Guardiamo le opere degli artisti, immergiamoci nell’atmosfera inquietante e allusiva dei segni. E poi chiediamoci se questo è ancora un Residence o se si trasformerà in Galleria d’Arte, in teatro, in locale multimediale… Questa è la sfida, l’esperimento, il gioco: la decontestualizzazione.
 
Io credo che la semantica si imporrà sulla semiotica, il contenuto uscirà dalla cornice.
 
Ma questo potremo confermarlo solo dopo.
Tag:  Dis-velamenti, Santa Giulia Art&Wine Residence, mostra collettiva, identità, 30 maggio, Torino, Daniela Rochi della Rocca

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