Mantova racconta la storia di Amore Psiche

Dal 13 luglio Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano ospiteranno opere dedicate al mito, dai reperti archeologici sino alle opere classiche

di Marta Elena Casanova

Pubblicato martedi, 9 luglio 2013

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Mantova ancora una volta si fa protagonista del mondo dell'arte, proponendo un interessante itinerario storico e artistico tra gli aspetti simbolici e archetipici del mito di Amore e Psiche, grazie a un importante accostamento di reperti archeologici della Magna Grecia e dell'era Imperiale Romana a opere classiche e contemporanee.

La rassegna, intitolata Amore e Psiche - La favola dell'anima e curata da Elena Fontanella, si aprirà il 13 luglio e coinvolgerà Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano. Il percorso si aprirà con Apuleio, che nel II secolo d.C. raccontò le vicende di Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, che divenne sposa di Amore senza mai poterne vedere il volto. Una notte, istigata dalle sorelle, riuscì a scoprire le fattezze dell'amato, ma venne immediatamente abbandonata dal Dio. Psiche dovette quindi affrontare molte prove, al termine delle quali ottenne l'immortalità e il nuovo amore dello sposo.

Questa la storia sino a noi giunta, raccontata a Mantova grazie a reperti provenienti dai Musei Capitolini di Roma, da Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e da altre importanti istituzioni pubbliche.

Al tempio di San Sebastiano, realizzato su progetto di Leon Battista Alberti, si potrà ammirare la sezione archeologica, mentre a Palazzo Te il racconto prenderà entrambe le mosse dalla rivalità nel nome della bellezza. Psiche, nuova Afrodite terrestre, creò consapevolmente un sovvertimento dell'ordine cosmico che mise in grave rischio l'armonia delle antiche regole del mondo degli dei. Dall'altra parte, Afrodite, Dea della bellezza e dell'amore, si indignò per l'umana superbia di una mortale che decise di competere con lei e il suo fascino.


Così si confronteranno, in questa mostra, la Venere dai Musei Capitolini, la Venere italica di Antonio Canova (1807 -1808) e Venere di Palma il Vecchio (1582).

Si proseguirà quindi con il tema delle nozze ferali di Psiche, prologo del dramma che sta per consumarsi. Una profezia, infatti, volle che Venere si unisse in matrimonio con un mostro. Per questo motivo, Eros ordinò a Zefiro di rapirla per condurla nel suo palazzo dove, con l'ausilio della notte e dell'oscurità, poté incontrare la sua amata. Psiche subì però l'invidia della sue sorelle, simbolo della coscienza femminile, che le suggerirono di uccidere l'amato. Psiche attese quindi il sonno di Eros per sollevare su di lui la lucerna e vederne l'aspetto animalesco: una goccia di olio bollente colpì però il suo corpo disteso, facendolo fuggire.

Psiche determinò qui, con l'illuminazione, la conoscenza del proprio amore, ed  Eros si trovò a essere sopraffatto dall'amore totalizzante della donna, che impose la luminosità della coscienza e della consapevolezza sull'oscurità dell'inconscio.

La storia dell'amore uomo-donna verrà rappresentata da opere quali Eros Dormiente (Musei Capitolini), il Letto funerario da Amiternum (bronzo della fine del I Sec. d.C.), e Psiche scopre Amore del Candelight Master (XVII Sec.), proveniente dalla Galleria Borghese di Roma.

La storia continua con Psiche che cadde nella disperazione e si consegnò ad Afrodite sperando di poterne placare le ire. La Dea decise quindi  di sottoporla a quattro prove, ultima delle quali scendere negli inferi per chiedere a Persefone l'elisir della giovinezza perenne. Una torre, simbolo del sapere, l'aiutò nell'impresa, ma sulla via del ritorno la curiosità vinse e, volendo inalare il fluido, la fanciulla cadde in un profondo sonno, simile alla morte.

A questa parte della leggenda corrisponderà una sezione di Pinakes (quadri votivi in terracotta della prima metà del V Sec. a .C.), provenienti da Locri.

La conclusione di Amore e Psiche è infine questa: Eros, non rassegnandosi alla vita senza il suo amore, riuscì a risvegliarla con le sue frecce, assicurando in tal modo il lieto fine e il tenero abbraccio raffigurato in molti famosi gruppi scultorei arrivati sino a noi, come il gesso di Pietro Tenerani, Psiche Svenuta (1882), e Amore e Psiche stanti di Antonio Canova (1810 c.ca).

Questo mito, noto a tutti, porta alla luce uno snodo epocale nello sviluppo della religiosità antica e della concezione dell'anima: la capacità di amare è una scintilla divina, e la trasformazione dell'anima attraverso l'amore è un mistero che avvicina a Dio.

 
Amore e Psiche. La favola dell'Anima
Mantova - Palazzo Te e San Sebastiano
Dal 13 luglio al 10 novembre 2013

Orari: lunedì dalle 13 alle 18
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 18
sabato e domenica dalle 9 alle 18

Info: biglietteria.te@comune.mantova.gov.it
Tag:  Amore e Psiche. La favola dell'Anima, Mantova, Palazzo Te, tempio di San Sebastiano, mito, reperti archeologici, opere classiche

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