Oltre al mito

Marilyn Monroe e Alda Merini, il vero volto delle icone

di Francesca Tommasi

Pubblicato martedi, 25 gennaio 2011

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«Quando mi trovai morta era già tardi e guardavo il mio corpo scultoreo fermo in un ghiaccio ardente, nessuno conobbe mai il mio segreto. Tutti pensavano che ero una donna stramba, che ammaliavo gli uomini ma nessuno sapeva che io ero una poetessa che non aveva pubblicato un libro» (Alda Merini).
Marilyn Bellezza Eterna”, questo doveva essere il titolo del progetto espositivo nato dalla fusione tra il genio creativo di Mimmo Rotella e l’estro poetico di Alda Merini. In seguito alla morte dei due artisti, esso non prese mai corpo, tuttavia oggi Arte e Parola si fondono in una mostra dedicata all’icona ispiratrice della collaborazione, Marylin Monroe. Il volto dell’attrice vive nell’immaginario comune nella sua poliedrica espressione, Marilyn è la diva per eccellenza, femme fatale, adolescente strappata alla propria ingenuità, è una presenza eterea che attraverso le parole di Alda Merini rivive invece nella sua finora sconosciuta essenza di donna comune.     
                                                                                                                                                    
L’installazione permette allo spettatore di focalizzare la propria attenzione sul volto della diva: i décollages di Mimmo Rotella ridisegnano i lineamenti di Marilyn così, come il pubblico la ricorda, avvolta dal bagliore della chioma fluente, nel tintinnio di quel sorriso che la illumina. Marilyn immortale. Eppure ecco che attorno al viso angelico si materializzano lacerazioni, strappi, proprio nella consuetudine dell’artista e la figura dell’attrice a tratti svanisce, sommersa dal suo stesso tormento, sfigurata dalla corruzione del divenire, dal clamore che ha circondato la sua intera esistenza.
La forza dell’immagine contrasta con le parole della Merini, esse appaiono in sordina, quasi sussurrate, ad affiancare le opere. E di quell’icona così urlata in vita, raccontata dalle locandine dei suoi film e dagli schiamazzi di riviste e giornali viene proiettata un’immagine nuova; la poetessa racconta Marilyn attraverso le note della propria biografia, entrambe icone dell’amore perduto, vittime del personaggio da loro stesse creato. Estro, narcisismo, ingenuità, nella volontà di esporsi al pubblico, di lasciare una traccia tangibile della propria immagine, dalle fotografie della Merini ad opera di Giuliano Grittini agli innumerevoli scatti e fotogrammi di Marilyn, ritroviamo il desiderio delle due figure femminili di esporsi completamente all’insaziabile sete di sapere del grande pubblico, eppure in questa operazione che oggi definiremmo mediatica, viene da chiedere cosa ci sia oltre, quale realtà viva e fermenti dietro all’icona.
 
Nella distanza, le due donne sono legate da un invisibile fil rouge, l’autodistruzione dell’una e la follia dell’altra sono state le grandi armi di difesa contro la vita, contro quell’Amore destinato a non avere mai un lieto fine. Per tutta la vita sono state ridotte a maschera di se stesse, ma nello sguardo severo della poetessa e attraverso il sorriso irriverente della diva è sempre stato possibile leggere altro, in quell’artificiale immagine creata ad uso e consumo dello spettatore vi era una richiesta di calore e accettazione che ribolliva dietro alla sfacciata arroganza di un’esistenza sopra le righe.  
Il nucleo semantico dell’esposizione è condensato in una videoproiezione di pochi minuti, epilogo narrativo di due vite intrecciate, dissonanti: la fotografia di una giovanissima Marilyn sorride ammiccante per poi perdere quella freschezza eterea in una metamorfosi che la porta ad assumere i lineamenti della Merini.  Una trasfigurazione che affianca due donne simbolo del Novecento, legate indissolubilmente da«l’inferno che nessuno vede»: il sentimento, quello che strazia e corrompe, dal quale non esiste via di fuga.
 
Ultimo atto d’amore. Omaggio a Alda Merini e Mimmo Rotella
In esposizione presso Palazzo Reale, Milano
Fino al 15 febbraio 2011       
Tag:  Alda Merini, Marilyn Monroe, Mimmo Rotella, Palazzo Reale

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