World Press Photo 2013

Fotogiornalismo, diritto di informazione e polemiche. Dalla contestata vittoria di Paul Hansen alla storia di Mirella, gli scatti in mostra alla Galleria Sozzani

di Francesca Tommasi

Pubblicato venerdì, 17 maggio 2013

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Senza censura, dal 1955. Al di là dei vincitori, del contest, questo è il primo requisito che accompagna gli scatti del World Press Photo in un viaggio itinerante, volto a raccontare storie in pochi fotogrammi, in una marcia di conoscenza in giro per il mondo.

A ogni esposizione, così come per quella milanese alla Galleria Sozzani, un rappresentante della Fondazione presiede all’allestimento della mostra, perché le opere vengano mostrate al pubblico così, senza veli, da quelle artistiche e naturalistiche fino ad arrivare, naturalmente, a quei frammenti più shoccanti che guardiamo con orrore, perché non siamo più in grado di distogliere lo sguardo dal macabro, con quel postmoderno senso di voyeurismo del male.

Fino al 2 giugno, le immagini premiate al World Press Photo, sono lì esposte per il grande pubblico, e passeggiando tra le pareti bianche si vedono spiccare angoli di mondo che comunque, anche senza filtri, senza parole, possiamo vedere solo lontani, decontestualizzati, senza il peso di esserci. Insomma, tanti spunti per pensare, ma dai quali possiamo allontanarci senza troppe remore.

Per questa edizione, ad aggiudicarsi il principale riconoscimento come foto dell’anno 2012 – tra  103.481 scatti, 5.666 fotografi – è stato lo scatto risalente allo scorso novembre del fotografo svedese Paul Hansen; pubblicato dalgiornale Dagens Nyheter, mostra il funerale di due bambini palestinesi uccisi in un attacco missilistico israeliano. Nell'immagine si vede un gruppo di uomini che trasporta i due corpi in una strada stretta a Gaza. Le vittime, fratello e sorella, di due e quattro anni, sono avvolti in un telo bianco e si vedono soltanto i volti inerti, inondati dallo strazio dei familiari, un tormento che ora non li tocca più. La forza della foto, come ha spiegato Mayu Mohanna, membro della giuria originario del Perù, "sta nel modo in cui mostra il contrasto fra rabbia e dolore degli adulti da una parte e innocenza dei bambini dall'altra".

Le polemiche si accendono sempre, dalla diatriba eterna sulla fotogiornalismo – cosa pubblicare? Quando si varca la soglia tra informazione e spettacolo? – a una più specifica legata al caso. Infatti sono bastate poche ore perché scattasse la caccia alfotomontaggio, un’accusa mossa nei giorni scorsi allo scatto vincitore, così insistente da aver costretto la giuria a ripensare all’assegnazione del premio.  La cronaca è storia del quotidiano, il desiderio di puntare il dito più forte anche della morte.  

Ma tornando al contest, per una volta e per il bene di un sano nazionalismo, è giusto ricordare che tra i premiati sono presenti anche sei fotoreporter italiani: Fabio Buciarelli, la cui immagine ritrae un combattente dell'Esercito siriano libero mentre prende posizione durante gli scontri contro le forze governative; poi Vittore Buzzi, Paolo Patrizi, Paolo Pellegrin, Alessio Romenzi e Fausto Podavini, con una foto dalla quale emerge una storia di profondo coraggio dedicata a Mirella, di 71 anni, che ha trascorso la propria vita a prendersi cura del marito Luigi, affetto da Alzheimer, con amore e dedizione in ogni momento.


Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 – Milano
Fino al 2 giugno 2013
Tag:  World press photo 2013, Galleria Carla Sozzani, fotogiornalismo, Paul Hansen, fotomontaggio

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