Dilma Rousseff

Da guerrigliera marxista a candidata presidente del Brasile in pacifiche elezioni democratiche

di Stefano Magni

Pubblicato venerdì, 8 ottobre 2010

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Una donna potrebbe diventare presidente del Brasile, cioè una delle 4 grandi potenze emergenti del mondo (assieme a Cina, India e Russia). Sarà un buon esempio per un mondo in via di sviluppo ancora prevalentemente sessista?

Dilma Rousseff è certamente un esempio di donna di lotta. Figlia di un imprenditore immigrato bulgaro e di una maestra elementare di Belo Horizonte, è nata in una famiglia molto benestante. Ma per convinzione personale ha lasciato il suo ambiente relativamente privilegiato. Ha optato per l’ala più dura del movimento studentesco marxista già nel 1965, il primo anno di regime militare in Brasile, quando era al liceo. Il suo esempio era la Cuba di Fidel Castro. Nel Brasile degli anni ‘60, dominato dalla dittatura militare, è passata direttamente alla resistenza, assieme alle Var Palmares, un’organizzazione che mirava direttamente all’instaurazione di un’altra forma di autoritarismo, comunista invece che di destra. E’ diventata famosa soprattutto per aver partecipato a numerose rapine in banca di “autofinanziamento”. E i suoi stessi nemici hanno iniziato a chiamarla, la “Giovanna d’Arco della sovversione”. La più famosa delle gesta attribuite a lei (ma sempre messe in dubbio a posteriori) è il furto della cassaforte dell’ex governatore di Sao Paulo, con 2,5 milioni di dollari. Secondo alcune testimonianze, avrebbe potuto fare anche qualcosa di peggio: sarebbe stata una delle menti del piano per il sequestro dell’economista Delfim Neto, nel 1969. Un piano fallito solo perché sventato in tempo dalla polizia. La Rousseff nega di aver anche solo saputo dell’esistenza di questo piano.

Gli anni successivi, la Rousseff ha dato un altro esempio: di determinazione. Incarcerata nel 1970 (mentre custodiva l’arsenale delle Var) è rimasta in carcere fino al 1972, dove è stata pesantemente torturata, anche per ventidue giorni di fila, secondo la sua stessa testimonianza, rilasciata dopo la scarcerazione. Nonostante il dolore fisico e psicologico subito, non ha tradito i suoi compagni di lotta. Soprattutto non ha tradito Carlos Arujo, suo compagno nella vita sentimentale, oltre che nella politica.

E’ però negli anni successivi alla scarcerazione che ha dato il suo terzo esempio: quello di sapersi trasformare da leader della guerriglia a politica democratica. Una metamorfosi non scontata, soprattutto in America Latina, dove molti politici formatisi nell’opposizione armata (come Fidel Castro e Daniel Ortega) sono diventati dittatori a loro volta. Ripresi gli studi economici universitari, quando era ancora al potere il regime militare, è rientrata nella politica attiva dopo il ritorno della democrazia, ed è stata co-fondratrice (sempre assieme al suo compagno Carlos Arujo) del Partito Democratico dei Lavoratori nel 1979. Da lì è iniziata una brillante carriera: assessore all’economia di Porto Alegre nel 1985, segretaria statale per Miniere, Energia e Comunicazioni nel 1993, infine ministro delle Miniere e dell’Energia nel 2002. E’ stata scelta dal presidente Lula, perché è essenzialmente lei che gli ha scritto il programma economico. Braccio destro del capo di Stato socialista, è adesso lei stessa candidata alla presidenza del Brasile. Il primo turno delle elezioni presidenziali la vede in testa con il 47% dei voti. Ma il rivale è forte: il socialdemocratico José Serra ha conquistato il 33% dell’elettorato. Calabrese di origine, Serra è stato governatore di Sao Paulo. Potrebbe, in caso di vittoria, riprendersi la cassaforte che Dilma avrebbe rubato al suo predecessore.

 


Tag:  Dilma Rousseff, Lula, Brasile, elezioni, guerriglia

Commenti

02-11-2010 - 00:20:00 - Annina
Congratulazioni Dilma.. Buon Lavoro Signora Presidente!!
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