Intervista a Gemma Capra Calabresi

Il terrorismo, le nuove generazioni e la politica del non odio. La vedova del commissario Luigi Calabresi racconta la sua storia e la speranza che l'Italia non riviva gli Anni di Piombo

di Francesca Tommasi

Pubblicato lunedi, 28 maggio 2012

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Gemma Capra Calabresi
Un concorso dal titolo '69 -'80: Gli anni dell'odio, per l'assegnazione di sette borse di studio rivolte a tutti gli istituti secondari di Milano e provincia. In questo contesto era presente anche Gemma Capra, vedova del commissario di polizia Luigi Calabresi, caduto vittima del terrorismo il 17 maggio 1972 per mano di Lotta Continua.
 
In una cerimonia svoltasi a Palazzo Isimbardi, la premiazione è stata solo il punto finale di una lunga riflessione sulla violenza nelle manifestazioni pubbliche di quegli anni che mai come ora tornano a rivivere nelle menti di chi è stato protagonista di questi episodi, e vive nel timore che alla violenza e alle perdite inutili non ci sia mai fine.
A parlare degli Anni di piombo e della sua esperienza personale è stata proprio Gemma Capra Calabresi, una donna che anche solo al primo sguardo è in grado di trasmettere una forza e una limpidezza che forse poche persone sarebbero riuscite a mantenere dopo tanto orrore.
 

Questi concorsi quanto possono servire a ricordare, ma soprattutto a comprendere i fatti che hanno sconvolto l'Italia in quegli anni?
Questi lavori sono importantissimi. Intanto ho scoperto che i ragazzi non sono qualunquisti o indifferenti, come si dice. Basta gettare un seme e loro rispondono con interesse e partecipazione. Il discorso sul non odio, sulla lotta alla violenza sono davvero importanti per il recupero della società e dobbiamo contare anche sulle nuove generazioni che a volte hanno più da insegnarci di quanto siamo disposti a credere.

Durante la conferenza mi ha molto colpito sentirla parlare di suo marito con questo diminutivo, Gigi; noi siamo abituati a ricordarlo come la vittima e l'eroe, ma qual è il suo ricordo personale?
E' vero, in effetti lo chiamavamo così solo in famiglia; il mio ricordo è quello di un uomo dolcissimo, sempre sorridente, un uomo di grande fede.
 
Quando successe quel terribile fatto, lei aveva due figli piccoli ed era incinta di un terzo. Com'è riuscita a gestire la famiglia e il dolore che stava provando?
Dovevo farlo anche e soprattutto per loro. Nonostante tutto, la mia famiglia mi ha regalato una grande gioia di vivere e ho cercato poi di trasmetterla anche ai miei figli. Erano piccoli quando hanno perso il padre, col tempo ho cercato di spiegare loro cosa fosse successo, ma sempre dicendo la verità, con i tempi e i modi adatti per la loro età. Alla fine ho scoperto che erano molto preparati, cercavano conferme e risposte da soli quando vedevano che le domande mi facevano male.
 
Nel momento dell'assassinio di suo marito, lo Stato è riuscito in qualche modo a stare vicino a lei e alla sua famiglia?
Devo dire che all'inizio era uno Stato assente, ma credo fosse perchè non era preparato a quello che stava accadendo; poi invece ne abbiamo sentito il supporto, anche a livello economico e con l'assegnazione della medaglia d'oro al valore civile per mio marito. Mi chiedono tutti se questo fosse importante... sì, non tanto per il riconoscimento in sé, ma lo era per lui, per il ricordo di quello che ha fatto.
 
Lei trasmette forza e anche una serenità che a pochi resta negli occhi dopo quello che hanno visto e provato, come ci riesce?
L'odio genera solo altro odio e così il rancore. Sarebbe come aggiungere una tragedia in più a tutto ciò che già è accaduto. Quando sei così non vedi le stelle nel cielo, non gioisci dei progressi che fanno i tuoi figli, smetti di vivere. Quando hai ripercorso tutte quelle vicende, hai letto tutto anche cose che mai avresti voluto leggere, quando capisci che hai elaborato quanto accaduto, allora decidi che bisogna voltare pagina. E poi non sono mai stata sola, ho avuto il dono della fede e l'affetto di tante persone che tuttora mi scrivono, mi regalano un abbraccio, un sorriso e mi danno la forza per continuare.
 
Crede che gli ultimi episodi di violenza, penso all'attentato di Brindisi ad esempio o all'aggressione avvenuta a Genova, si possano assimilare agli avvenimenti degli Anni di Piombo? Qual è la sensazione di chi, come lei, ha vissuto in prima persona quei fatti?
Mette molta paura e molto disagio, indubbiamente, però io vorrei proprio essere... non dico ottimista, perchè ci sono state delle vittime, però mi sembra che nessuno lo voglia questo nuovo terrorismo, a partire proprio da questi giovani, e credo che se si lotterà tutti insieme, si riuscirà a non farlo riemergere.
Tag:  Gemma Capra Calabresi, Luigi Calabresi, terrorismo, Lotta Continua, concorso Provincia, Palazzo Isimbardi

Commenti

08-01-2014 - 23:45:38 - anonimo
dovremmmo essere grati e riconoscenti ogni giorno a questi grandi uomini che hanno vissuto compiendo il loro dovere con coraggio infinito pur sapendo che li attendeva una morte certa...grazie
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