Mariam Sidibe

La nuova premier del Mali ha un Paese difficilissimo (specialmente per le donne) da governare

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 11 aprile 2011

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Mariam Sidibe
Cissé Mariam Kaidama Sidibe è, da una settimana, la nuova premier del Mali, Paese musulmano chiuso, come uno scatolone di sabbia, nel deserto dell’Africa Nord-Occidentale. La Sidibe è la prima donna a guidare questo Stato dai tempi della sua indipendenza dalla Francia e dalla secessione dal “Sudan Francese”, dunque dal 1960 ad oggi. E’ stata nominata con decreto dal presidente Amanou Touré.
 
La Sidibe ha alle spalle una lunga carriera politica, che le permetterà sicuramente di affrontare con una certa sicurezza il nuovo compito. Classe 1948, ha ricevuto la sua istruzione specialistica post-universitaria in Francia.
 
Da quando il Mali è una democrazia, dunque dal 1991, ha sempre ricoperto incarichi governativi di prestigio: ministro della Pianificazione e Cooperazione Internazionale, ministro dell’Agricoltura, poi ministro del Settore Pubblico con il compito preciso di avviare le privatizzazioni, membro del Comitato Permanente per la Lotta contro la Siccità del Sahel, ministro dello Sviluppo Rurale e infine presidente della Società Nazionale Tabacchi.
 
L’aver ricoperto così tante cariche negli ultimi vent’anni, comunque, non è una garanzia di successo automatica per la nuova guida del governo. Perché il suo non è un Paese facilissimo da governare.
Metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
La condizione dei diritti delle donne fra le peggiori. Il 91,6% di loro ha subito in tenera età la mutilazione genitale (infibulazione).
Secondo il rapporto di Freedom House 2010, la violenza domestica contro le donne è “dilagante”. Solo nel 2009, dopo 10 anni di dibattito, l’Assemblea Nazionale (parlamento) ha fissato al diciottesimo anno l’età minima per il matrimonio e ha eliminato la potestà esclusiva del marito nella famiglia. Tuttavia l’opposizione dell’Alto Consiglio Islamico e grandi manifestazioni di piazza hanno fatto sì che il presidente Touré chiedesse al parlamento di rivedere la legge. E’ possibile, dunque, che le donne perdano anche questi diritti da poco acquisiti.
Tuttora il Mali è terra di transito del traffico di schiavi, donne e bambini in particolare.
 
Nonostante Mariam Sidibe, le donne restano assolutamente sottorappresentate nelle istituzioni: sono solo 14 nell’Assemblea Nazionale (su 160 deputate) e 5 sono ministro (su 27 membri del governo). 
Tag:  Sidibe, Mali, Touré, infibulazione, schiavi

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