Natalia Estemirova

"Nemica del popolo". Assassinata per il suo instancabile lavoro in difesa dei diritti umani in Cecenia

di Stefano Magni

Pubblicato mercoledì, 4 agosto 2010

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Alle 8,30 del mattino del 15 luglio 2009, Natalia Estemirova aveva urlato di essere attaccata e rapita. Numerosi testimoni stavano assistendo alla scena: uomini col passamontagna la stavano trascinando dentro la loro auto, a una fermata dell’autobus di Grozny, capitale della Cecenia. Nessuno si è mosso, nessuno ha chiamato la polizia. “Sapevano già chi fossero i rapitori” dice Elena Milashina, reporter della testata russa Novaya Gazeta. I sequestratori, con tutta probabilità, erano loro stessi agenti di polizia. Il corpo di Natalia Estemirova è stato trovato, più tardi nella stessa giornata, nella vicina repubblica autonoma di Inguscezia: tre colpi al torace e due alla testa. Un’esecuzione in piena regola, di una “nemica del popolo”.

La vicenda di Natalia Estemirova, nata a Sverdlovsk nel 1958, professoressa di storia a Grozny, in tempo di pace, inizia con lo scoppio della II Guerra Cecena nel 1999. Con l’arrivo dei russi, la Estemirova si è votata alla causa della difesa dei diritti umani. Per motivi di sicurezza si è separata da figlia e parenti e ha iniziato a girare servizi e micro-documentari per la televisione cecena indipendente. Intervistava vittime, soprattutto. Vittime degli abusi commessi dalle truppe russe, delle operazioni di rastrellamento condotte sistematicamente nei villaggi e nelle città cecene, vedove di uomini rapiti e spariti. Nel 2000 divenne la rappresentante a Grozny dell’associazione russa Memorial, un’organizzazione che ha iniziato la sua attività subito dopo la caduta dell’Urss per documentare l’orrore storico dei gulag sovietici e quello attuale della persecuzione di giornalisti, oppositori e minoranze etniche nella Russia post-comunista. A Memorial ha consegnato, in nove anni, una documentazione “vasta e preziosa”, secondo le parole dei suoi colleghi: migliaia di fotografie, filmati, interviste e analisi che provano la sistematica violazione dei diritti umani in Cecenia. In Russia la libertà di espressione è formalmente garantita dalla legge. E la Estemirova non ha ceduto alla paura, nonostante le intimidazioni, nonostante la giornalista Anna Politkovskaja, anche lei impegnata a documentare i crimini russi in Cecenia, fosse stata uccisa nel 2006. Un anno dopo l’omicidio, nel 2007, l’instancabile ricercatrice era stata insignita del premio Anna Politkovskaja dall’associazione Raw (Reach All Women in War). Non sapeva ancora che, appena due anni dopo, avrebbe fatto la stessa fine.

Il rapimento e l’uccisione di Natalia Estemirova hanno provocato l’indignazione dell’opinione pubblica in Russia e nel resto del mondo. Circa 200 persone si sono presentate a una veglia in suo onore nella centralissima piazza Pushkin a Mosca. Il presidente Dmitri Medvedev ha dichiarato alla stampa internazionale la sua indignazione per l’omicidio e la sua determinazione nel volere un’indagine a tutto tondo. Ma a più di un anno di distanza non è stato trovato alcun colpevole. Il caso Estemirova rischia di finire insabbiato, tanto quanto quello della Politkovskaja. Il presidente di Memorial, Oleg Orlov, è certo che si sia trattato di una “esecuzione extra-giudiziale”, il cui mandante sarebbe direttamente Ramzan Khadyrov, il presidente/dittatore filo-russo della Cecenia. Dodici giorni prima che la Estemirova venisse rapita e uccisa, Khadyrov, in un intervento alla televisione, aveva definito gli attivisti per i diritti umani “nemici del popolo”. La Estemirova non aveva alcuna paura a denunciare i suoi crimini e metodi di governo. “In un piccolo territorio d’Europa si va consolidando una dittatura” – scriveva un mese prima di morire, in un articolo pubblicato postumo sul quotidiano britannico The Independent – “I politici dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite paragonano la situazione a quella del 2000 e si concentrano sugli innegabili miglioramenti. Ma qual è stata la ragione che ha indotto a distruggere città e villaggi, ad uccidere centinaia di migliaia di civili e… ad introdurre il terrore di Stato per ‘combattere contro il terrore’? Non si è voluto forse schiacciare la società civile ed indurla ad una scelta artificiale tra democrazia e stabilità? Il Cremlino è soddisfatto della repressione e dell’impossibilità della Cecenia di agire e di pensare in maniera autonoma”. 
Tag:  Natalia Estemirova, Russia, Cecenia, Khadyrov, diritti umani

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