Roza Otunbayeva

Unica donna alla testa di un Paese dell'Asia Centrale. E già è alle prese con una guerra civile

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 21 giugno 2010

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Roza Otunbayeva, premier del governo ad interim del Kirghizistan, è un caso eccezionale sotto molti punti di vista. Prima di tutto: è l’unica donna alla testa di una repubblica membro della Csi (Confederazione Stati Indipendenti, l'organizzazione politica che lega le repubbliche ex sovietiche). E, in particolare, è la prima donna alla testa di un Paese dell’Asia Centrale. Non ha rivali negli altri Stati “cugini” nati dalla dissoluzione dell’Urss, Tagikistan, Uzbekistan, Kazakhstan, Turkmenistan. In Kazakhstan Dariga Nazarbayeva comanda un impero dei media e gioca un gran ruolo nella politica. Ma è quel che è anche perché figlia del presidente Nursultan Nazarbayev e non ha alcuna chance (almeno per ora) di arrivare alla testa del suo Paese. In Uzbekistan, Gulnara Karimova è influente nella politica locale. Ma anche lei è la figlia di Islam Karimov, presidente a vita del suo Paese. Se mai riuscirà a succedergli, lo farà nella veste di “principessa” post-sovietica. E non è detto che riesca a reggere l’urto dei suoi concorrenti: in Uzbekistan, uno dei Paesi meno liberi del mondo, la politica è tutt’altro che trasparente. Al contrario di questi casi, Roza Otunbayeva non deve la sua ascesa politica alla famiglia. Si è fatta da sola ed è arrivata per ben tre volte ai vertici del suo Paese. Anche lei, comunque, non è arrivata al potere in modo pacifico. Pur non essendo personalmente responsabile di alcuna vittima, ha dovuto comunque rimboccarsi le maniche e affondare le mani nelle regole violente della politica post-sovietica.

Quando l’Urss era ancora in piedi, Roza Otunbayeva iniziò la sua carriera come diplomatica. Marxista ortodossa (la sua tesi di laurea era una difesa del marx-leninismo dalle confutazioni della Scuola di Francoforte) ha fatto subito carriera nel Partito Comunista del Kirghizistan, allora la più orientale delle repubbliche sovietiche, fino a diventarne secondo segretario nel 1981. La sua prima carica all’estero fu di rappresentante dell’Urss all’Unesco negli anni ’80. Poi divenne ben presto ambasciatrice dell’Unione Sovietica in Malaysia, un Paese secondario nella geopolitica del Cremlino.

La sua sarebbe stata, probabilmente, una carriera lenta nei meandri della burocrazia sovietica, nel complesso mondo della diplomazia.
La dissoluzione dell’Urss e l’indipendenza del Kirghizistan (1991), invece, spianarono la strada alla sua ascesa. Essendo la più influente personalità diplomatica nel nuovo Stato, il presidente Askar Akayev la cooptò come ministro degli Esteri. Carica che alternò nei primi governi del Paese con il suo ruolo di ambasciatrice, prima negli Usa, poi in Gran Bretagna. Benché ricoprisse ruoli importanti, riuscì appena in tempo a passare all’opposizione di Akayev prima del 2005, quando il presidente (ormai divenuto dittatore) fu rovesciato dalla Rivoluzione dei Tulipani. Alla fine del 2004 aveva fondato il partito Ata Jurt (madrepatria) e fu tra i principali sfidanti di Akayev. Sconfitto il presidente, lei e Kurmanbek Bakiyev erano i due leader riconosciuti della Rivoluzione. Ma le loro strade ben presto si sono divise. Prima con uno smacco nei confronti della Otunbayeva: esclusa dal nuovo governo per mancanza di voti in parlamento a suo favore. Poi con il suo passaggio all’opposizione: nel 2006 fu lei a guidare la protesta pro-democratica contro un Bakiyev che mostrava, già al primo anno di potere, di voler diventare un dittatore. Infine, nel 2007, con il passaggio all’opposizione parlamentare, nel Partito Socialdemocratico (di cui divenne leader parlamentare nel 2009).

Come il suo ex nemico Akayev, anche Bakiyev è stato rovesciato da una sommossa popolare, scatenata dalla corruzione del suo governo, dai metodi dittatoriali e dal continuo rialzo dei prezzi dei beni di consumo. La Otunbayeva si trovava ancora dalla parte giusta: alla testa della rivoluzione. E questa volta, il 10 aprile scorso, è diventata premier del governo ad interim che sostituisce il presidente deposto almeno fino al prossimo referendum costituzionale (ottobre) e a nuove elezioni.

Il problema è che il Kirghizistan non è un Paese qualunque e governarlo comporta il rischio della propria vita. In appena due mesi di governo, la Otunbayeva ha dovuto mandare le truppe a sedare rivolte per ben due volte. In maggio per stroncare un tentativo di contro-golpe di Bakiyev nelle città del Sud. In queste due settimane, invece, sta cercando di placare un violento scontro etnico fra la popolazione kirghisa e la minoranza uzbeka, sempre nel Sud del Paese (e secondo osservatori Onu, sempre istigato da Bakiyev) che in poco più di una settimana ha già provocato un numero ancora imprecisato (dai 190 ai 2.000) di morti e 400.000 profughi. Arrivare alla testa di un Paese, non sempre è un felice coronamento di una brillante carriera.
 


Tag:  Roza Otunbayeva, Urss, Kirghizistan, rivoluzione dei tulipani, guerra etnica

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