Yoani Sanchez

La dissidente cubana che vuol solo descrivere la realtà. E tornare a possedere se stessa

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 12 luglio 2010

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A Cuba, questa settimana, il presidente Raul Castro ha annunciato la prossima scarcerazione di 52 prigionieri politici. La Spagna, che assieme al Vaticano, ha mediato per la loro liberazione, in cambio del loro esilio, ora chiede la fine delle sanzioni europee al regime cubano. Il giornalista dissidente Guillermo Farinas, in sciopero della fame da quattro mesi, ha ricominciato a bere qualche sorso d’acqua e potrà presto ricominciare a mangiare anche qualcosa di solido.

Ma una donna, Yoani Sanchez, non crede che l’accordo raggiunto sia un’occasione da festeggiare. E sul suo blog, “Generazione Y”, scrive: “Le voci vanno e vengono, e secondo quel che si dice alla parola ‘liberazione’ viene accostato un termine dalle connotazioni infami: ‘deportazione’. ‘Usciranno direttamente dalle prigioni per salire sugli aerei' mi ha detto un signore che passa il tempo con gli orecchi incollati alla radio, ascoltando l’emittente proibita che arriva dal Nord. L’espatrio forzoso, l’espulsione, l’esilio, sono sempre state pratiche abituali per disfarsi delle persone scomode. ‘Se non ti piace vattene’ ti ripetono sin da piccolo; ‘prendi e vattene’ continuano a punzecchiarti se insisti a lamentarti; ‘perché sei tornato?’ ricevi come saluto se osi ritornare e continuare a far presente ciò che non ti piace. Abilità nel liberarsi delle persone scomode, perizia nello spingere fuori dalla piattaforma insulare gli oppositori: ecco un’attività nella quale i nostri governanti sono davvero esperti”.

Yoani Sanchez parla in questi termini, non perché sia una bastian contraria di professione, ma perché ha vissuto quello che dice. Emigrata in Svizzera è rientrata a Cuba. E rientrare a L’Avana, per lei, è stato come rinchiudersi in una prigione. Comunica con il resto del mondo attraverso il suo “Generazione Y”, che ormai è diventata una finestra su Cuba e sulla sua vita quotidiana senza i soliti filtri della censura di regime. Non parla di politica, solo di come si tira a campare in un Paese troppo spesso mitizzato. Solo per questo è considerata una “dissidente”, il suo blog è proibito a Cuba, subisce continue minacce e anche alcune aggressioni fisiche, anche se il regime non ha mai trovato il pretesto “giusto” per arrestarla.

Nata nel 1975, dice della sua istruzione, spiegando implicitamente i motivi più profondi del suo dissenso: “Ho finito la scuola convinta che nulla appartenesse più a me, neppure il mio corpo. Vivere in quei dormitori crea la sensazione che la tua intera vita, la tua privacy, il possesso su te stessa, persino la tua nudità appartengano a una proprietà pubblica. ‘Condividere’ è una parola obbligatoria e sembra normale non esser più capaci di essere da soli. Dopo anni di mobilitazioni, di lavoro agricolo obbligatorio e di triste scuola ad Alquizar, avevo bisogno di una overdose di privacy”. Laureatasi in filologia, si disse disgustata dell’ambiente intellettuale. E dopo un primo anno di lavoro in una casa editrice decise di fare la guida turistica: “…in un periodo (primi anni 2000, ndr) in cui gli ingegneri guidavano i taxi, gli insegnanti lavoravano nelle portinerie degli alberghi e alle casse degli empori trovavi fisici nucleari e chirurghi”. La disillusione completa sul suo Paese, la spinse a cercar lavoro all’estero, in Svizzera, nel 2002. Ma a causa della malattia del padre (ingegnere ferroviario costretto a campare riparando biciclette dopo la crisi dei trasporti), Yoani è tornata a Cuba, ha deciso di non tacere più quello che vedeva tutti i giorni attorno a lei e di diventare la Yoani che sempre più lettori italiani conoscono: l’amministratrice di “Generazione Y”, un blog citato da tutti, anche da Barack Obama (“ha aperto una finestra su Cuba per il mondo intero”, ha detto di lei in un discorso pubblico). Nonostante i complimenti, la Sanchez non riceve alcun quattrino dal Dipartimento di Stato americano o dalla Cia, come i suoi detrattori (italiani e cubani) continuano a ripetere. "Gestire un blog non costa nulla, si utilizzano software gratuiti e gli unici costi sono quelli di collegamento alla rete, cosa che faccio una volta alla settimana appoggiandomi alla connessione di alcuni hotel. L'idea che sia io a gestire unicamente un progetto del genere, connessa 24 su 24 dal mio appartamento, è falsa", spiegava l’aprile scorso al pubblico del Teatro Agorà di Milano. Non era presente di persona, ma collegata telefonicamente e già la sua presenza virtuale era tutt’altro che scontata. A causa della sua attività di blogger indipendente, il regime le ha negato per cinque volte il permesso di uscire da Cuba, non permettendole alcuna partecipazione a convegni a cui era stata invitata, né di ritirare i quattro premi giornalistici che ha vinto in Spagna, Germania e Usa.
In attesa di vederla dal vivo, almeno potremo continuare a leggerla. Sperando che il governo non trovi un pretesto per “spegnerla” .
Tag:  Yoani Sanchez, Cuba, Castro, blog, Generazione Y

Commenti

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