Yulia Tymoshenko

Ascesa e caduta della pasionaria "arancione"

di Stefano Magni

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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E’ difficile trovare un personaggio più controverso di Yulia Tymoshenko. Perché, nella sua breve carriera politica, è già stata tutto e il suo contrario. E’ diventata famosa per la sua treccia (poi copiata in milioni di imitazioni). E’ stata in primissima linea nella Rivoluzione Arancione. Nel novembre del 2004, quando i primi exit poll avevano attribuito la vittoria al candidato presidenziale di regime, Viktor Yanukovich (appoggiato dalla Russia, dalla polizia ucraina e da tutti i media nazionali) sembrava che niente potesse ribaltare il risultato. Ma una massa di centinaia di migliaia di ucraini, disciplinati, non violenti, sotto le bandiere arancioni, sfidarono il gelo e la repressione per chiedere nuove elezioni. Yulia Tymoshenko è sempre stata lì con i manifestanti, a mediare con le forze dell’ordine, a dirigere gli insorti per fa sì che la protesta non degenerasse in rivolta. Finché Yanukovich non ha gettato la spugna e non ha lasciato la vittoria al riformatore Yushchenko. Le parole d’ordine erano: riforma liberale dell’economia, diritti civili e ingresso nella Nato e nell’Ue.
Fin qui la parte poetica della carriera della Tymoshenko. Il peggio è iniziato nei mesi immediatamente successivi. Non si sa ancora bene perché, ma la coalizione arancione si è spaccata in meno di mezzo anno. E proprio l’uscita della Tymoshenko ha permesso la vittoria della coalizione di Yanukovich nelle successive elezioni parlamentari. Sempre la Tymoshenko è tornata in campo ancora nel 2007, quando sembrava che Yanukovic tentasse di prendere il potere appoggiandosi alla sua maggioranza parlamentare. E lo ha fermato. In quella occasione, sul Foreign Affairs, scrisse un memorabile articolo in cui esortava la comunità internazionale ad aprire gli occhi sulla Russia di Putin. E ad elaborare una nuova strategia di contenimento per fermare l’espansionismo di Mosca. I russi la vedevano ormai come un’agente dell’Occidente e “non gradivano” la sua corsa elettorale. In Occidente (diviso su tutto) poteva essere vista come fumo negli occhi o grande opportunità per democratizzare tutta l’ex Urss. Odiata o amata che fosse all’estero, ha dimostrato di piacere agli ucraini: il suo partito, il Blocco Tymoshenko, con un cuore come simbolo e il bianco come colore distintivo, nel 2007 è diventato il partito più votato, testa a testa con il Partito delle Regioni di Yanukovich.
Nelle ultime elezioni presidenziali, Yanukovich e la Tymoshenko si sono sfidati ancora. Ma non era già più la partita di una volta. Yanukovich era sempre il solito: statalista, filo-russo, un programma da “uomo forte” che fa presagire un declino dei diritti umani in Ucraina. Ma la Tymoshenko era cambiata. Sarà stata l’esclusione del suo Paese dalla Nato nell’aprile del 2008. Sarà stata l’impressione suscitata dall’invasione russa della Georgia. Fatto sta che la Tymoshenko risultava quasi indistinguibile dal suo rivale, quando si è presentata al voto. E ha perso. 
Tag:  Yulia Tymoshenko, Viktor Yanukovic, Ucraina, Russia, rivoluzione arancione

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