Camminare per otto ore a quattromila metri d’altezza per fare un Pap-Test

Le vette delle Ande Boliviane sono veramente uno spettacolo mozzafiato e l'Altipiano desertico che si estende a perdita d’occhio sembra quasi appartenere ad un altro pianeta

di Annapaola Crespi

Pubblicato mercoledì, 26 maggio 2010

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A più di quattromila metri praticamente non cresce nulla. A parte qualche cactus e qualche arbusto non ci sono altro che il blu intenso del cielo, il grigio chiaro della sabbia e quello scuro delle montagne rocciose. I branchi colorati di Lama e Alpaca mantenuti in gruppo dai loro “pastori” sono l’unica diversione dalla monotonia di questo deserto di montagna, magnifico ma desolante. L’asprezza del paesaggio si riflette sui suoi abitanti, piccoli di statura e coperti dal tradizionale Poncho. Gli abitanti delle comunità indigene Andine Aymara e Quechua dell’Altipiano Boliviano sono riservati e discreti, perlopiù silenziosi.

Alle otto di mattina c’è già una lunga fila davanti al centro di salute di Sebarullo, un minuscolo villaggio di contadini a quattromila metri di altezza. Sono tutte donne in attesa di essere sottoposte al loro primo Pap-Test. Alcune di loro hanno fatto sei-otto ore di marcia tra le montagne per farsi analizzare, solo perché il promotore di salute ha impartito l’ordine durante la riunione periodica nella comunità. Nessuna sa a cosa serva il test né come si svolgerà, e alla maggior parte di loro non verrà mai comunicato risultato. È già successo che i vetrini si perdano, si rompano o vengano riciclati. Ed è così che i centri di salute rispettano l’obbligo di svolgere il test (che arriva dal Ministero) ma non offrono nessuna garanzia.

In Bolivia la medicina tradizionale va di pari passo con la medicina moderna, o per lo meno così vorrebbe la riforma del sistema sanitario che prevede la possibilità di farsi curare sia con erbe naturali sia con medicine nel medesimo centro di salute. Ma nonostante le buone intenzioni il cammino verso la multi-culturalità è ancora molto lungo.

Le donne in attesa del test sono molte, chiacchierano tranquillamente, cullano i loro bambini addormentati nelle copertine colorate legate sulle spalle, hanno abiti tradizionali, lunghissime trecce nere e portano la tipica bombetta. La verità è che sono completamente ignare rispetto a quello che affronteranno.

Con il sole fortissimo che picchia senza pietà sulle guance delle pazienti radunate in fila, io che osservo la scena, mi domando due cose. Primo: perché mai e per quale vezzo questo copricapo minuscolo, rigido e scomodissimo sia stato adottato solo dalle donne.
Secondo: come affronta una donna un esame tanto invasivo e sgradevole senza essere minimamente informata sulle modalità, lo svolgimento e il fine medico della pratica, per lo più quando si tratta di una donna indigena, con le sue tradizioni e costumi, abituata alla vita isolata delle montagne.

Alla prima domanda ho trovato rapidamente una risposta: pare che gli inglesi quando nel XIX secolo collaborarono alla costruzione delle ferrovie in questa parte del continente Americano, abbiamo diffuso, oltre alla tradizione del the delle cinque, anche l’uso della bombetta. Per la seconda domanda la risposta è arrivata lentamente durante i mesi che ho trascorso nelle montagne dell’Altipiano Boliviano, ascoltando le storie di vita di queste donne tanto minuscole quanto coraggiose: obbedire ai doveri comunitari, rispettare la volontà dei capi villaggio, dei mariti, dei padri.


Tag:  Bolivia, Pap-test, medicina, donne, Quechua

Commenti

26-05-2010 - 15:46:00 - Lilly80
Veramente Interssante! ma lei ha vissuto in Bolivia? COmplimenti!
26-05-2010 - 15:47:00 - Veronica
Sono stati gli Inglesi a diffondere quel buffo cappellino? non ne avevo idea...
27-05-2010 - 00:45:00 - Ginevra
bellissimo articolo AnnaPaola. Grazie per aver condiviso con noi le tue esperienze!!
27-05-2010 - 10:35:00 - anonimo
Grazie a voi per questi gentili commenti fa veramente piacere sapere di essere letti con interese! Lilly: So ho passato 4 mesi sull'altiplano con le comunitá locali. Veronica: Gli Inglesi collaborarono alla costruzione delle linee ferroviarie e oltre al cappello lasciarono la tradizione del té delle 5 pm :-) Ciao AnnaPaola - Apsaravision
08-06-2010 - 12:24:00 - Susanna Girardon
trovo sempre molto interessanti i tuoi articoli,hai mai scritto un libro che racconta le tue esperienze?se ancora non l'hai fatto,pensaci ,sarebbe interessante !
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