Dal 6-4-2009 gli Aquilani rivogliono la loro città

Non è difficile da capire

di Eleonora Panella

Pubblicato martedi, 3 agosto 2010

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Le frasi più ricorrenti che sento sono: “siamo oscurati", "non ci fanno passare in tv" e "ci ignorano", ed ancora: "gli unici residenti del centro storico sono i cani randagi".

Vorrei poter vedere come si vive, come si sopravvive, quando i giornalisti si allontanano, quando non si scava più, quando riinizia la routine e sai che routine non sarà più.
Non voglio che i miei occhi siano i giornali o i documentari, siamo stanchi dello strazio mediatico che ci filtrano, ho 28 anni e voglio che sia una mia coetanea a raccontarmi della sua città, voglio che mi guidi come una cieca nella daily life dell’Aquila, per questo scrivo a Lilli, aquilana doc, lei può darmi un’idea della situazione. Non è facile chiedere di ricordare e soprattutto raccontare come si vive in una città fantasma. Lilli è comunque fantastica nel colpire nei punti che volevo capire, finalmente senza la faziosità che ha contraddistinto gli avvenimenti legati al 6 aprile 2009.

Mi risponde e mi dice: ”Pensa che stanotte (18-07-2010), c'è stata un'altra scossa... di lieve intensità, 2.8...” e continua: “è stato un terremoto unico nel suo genere in Italia, sia per i danni che ha causato, sia per aver messo in ginocchio un capoluogo di regione, avendo distrutto tutti i centri storici delle frazioni limitrofe ed in primis quello di L'Aquila, il cuore finanziario, sociale, culturale dell’Abruzzo”.

Dati alla mano vedo che i cittadini rimasti senza dimora nel centro storico di L’Aquila sono circa 16.000, di cui circa 7000 studenti universitari (i cosiddetti fuori-sede). Secondo i dati forniti dal sito www.6aprile2009.it delle vittime del terremoto circa 51.000 persone non abitano al momento a L’Aquila.

Dove si trovano queste persone?
Lilli, che è un architetto, mi spiega che vanno differenziate due fasi di ricostruzione, quella leggera (per le abitazioni meno colpite classificate come A e B) e quella pesante (classificata E), “all'esterno dei centri storici la ricostruzione leggera dopo aver tentennato all'inizio, ora è a buon punto... ma quello che preoccupa è la ricostruzione pesante, visto che per le case 'E', da demolire e ricostruire, non ci sono dei chiari riferimenti legislativi, di conseguenza non si procede nella maniera più assoluta”.
Lo Stato fornisce un contributo che comunque per essere elargito necessita di una serie di lungaggini burocratiche interminabili che alla fine aggiungono, oltre al danno e al dolore della perdita fisica e morale, l’amara beffa.

L’inevitabile questione si rivolge alle cosidette “C.A.S.E.”. Mi documento dal sito della Protezione Civile per capire se il “come è” ed il “ come dovrebbe essere” combacino. Con il Progetto C.A.S.E. s’intende la costruzione di “Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili” nel comune di L'Aquila. A poterne usufruire sono tutti i cittadini che hanno la casa distrutta dal terremoto o dichiarata inagibile dopo le verifiche. Scopro che lo scorso ottobre, i vertici della Protezione Civile resisi conto dell’insufficienza di queste nuove C.A.S.E., hanno avviato la costruzione, nei paesi limitrofi, delle abitazioni provvisorie prefabbricate, i cosiddetti MAP (moduli abitativi provvisori), abitazioni completamente arredate, esattamente come le C.A.S.E. Al 6 luglio 2010, secondo i dati ufficiali forniti dal Commissario delegato per la Ricostruzione Presidente della Regione Abruzzo, si trovano 14.465 persone alloggiate tra Progetto C.A.S.E.; 2.299 nei MAP; 3.305 persone in strutture ricettive e 595 nelle caserme dell’Aquila. Sono state inoltre rilevate 25.479 che percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. Si tratta di persone che non potendo ancora rientrare a casa, hanno trovato una sistemazione in maniera autonoma, dove non si sa, e sono in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni. Per questo percepiscono un contributo che ammonta a circa 200 Euro a persona al mese (più o meno).

Chi risiede nei nuovi appartamenti, grato in un primo tempo di avere ricevuto un posto dove stare, ora già si lamenta della mancanza di spazi, negozi, campi sportivi e di qualsiasi organizzazione sociale.
Le case nuove che stanno costruendo in periferia sono molto costose e non hanno senso dal punto di vista urbanistico. "Sono come i terminal di un aeroporto. Non hanno anima. Il rischio è che il centro diventi un non-luogo”. Il conservatorio è costato quasi tre volte quello proposto, al costo di 3 milioni di dollari, da Shigeru Ban, il noto architetto giapponese, con annessa sala da concerti. Riferendosi ai nuovi condomini costruiti dal Governo Aldo Benedetti, professore di architettura all’Aquila, ha spiegato: “Non si inseriscono in nessun contesto, non portano nessuna idea di architettura, ma solo l’aspetto di caserme dell’esercito buttate giù da qualche parte.” Gli Aquilani, così come il professor Benedetti, da tempo si chiedono perché.

Pier Luigi Cervellati, professore di urbanistica a Venezia, va oltre. Ha detto che la ricostruzione dovrebbe preoccuparsi in primo luogo di far rientrare più rapidamente i residenti nel centro storico, non di dargli abitazioni alternative, chiese, monumenti, grandi magazzini e attività commerciali. “Un centro lasciato vuoto per anni muore,” ha detto.
Infatti Lilli mi spiega che le C.A.S.E. esistono, ci sono, sono dei moduli dignitosi e belli, ma anche lei mi conferma che non fanno altro che ghettizzare; “è un cancro dal quale la città non si riprenderà più, una volta che tutti rientreranno nelle loro case, che ne sarà di quei palazzi?...tossici ed extracomunitari”.
In pratica se durante l’emergenza le cose sono state fatte, ora si tentenna nelle ricostruzioni più impegnative e ci si contentra in quelle ex novo e super costose piuttosto che in opere concrete ed utili.
Chi vive nelle "piastre" non è padrone di nulla. I mobili sono dello Stato, devi firmare e controfirmare numerose carte e documenti perche’ quando, se, i lavori nel centro storico termineranno dovrai restituire il tutto. Mi racconta che la sorella di una sua amica in procinto di sposarsi verra’ trasferita in un altro appartamento (campo di concetramento, lo chiamano) “perché se da un giorno all'altro cambia il tuo stato di famiglia devi comunicarlo e ti danno un appartamento più piccolo, con mobili 'prestati' ed i tuoi mobili tenuti in un magazzino (sulla costa, perché qui sono cari!) perché nelle nuove case, non li puoi comunque mettere. “Vivere in una casa per non so quanto tempo, con mobili che non sono tuoi”.

Gli aspetti sociali di questa ghettizzazione sono anche, soprattutto, nella quotidianità.
Gli adoloscenti, non hanno una piazza, un Corso dove fare “lo struscio”, si ritrovano Al Centro Commerciale, un tendone stile circo con un enorme spiazzo come pargheggio. Questo è il luogo di ritrovo dei ragazzi, una piaga psicologica che porterà a repercussioni enormi negli anni a venire per la futura classe dirigente, imprenditoriale, etc etc... Imprenditoria che però non esiste, non s’investe e non ci sono posti di lavoro, dare le case ma non rilanciare l’economia di una intera regione da sempre stata benestante, è come mantenere i suoi abitanti al guinzaglio: magari allunghi il filo, ma con un bottone li richiami a te.

E i bambini? Sono sicuramente la gioia ed il dolore delle famiglie, i bambini reagiscono alle tragedie ma le somatizzano altrettanto bene: “Mi preoccupo del loro futuro, mi sarebbe piaciuto che mia nipote avesse potuto avere il privilegio di vivere nella città nella quale io ho avuto la fortuna di crescere. Che bambina fortunata sono stata a crescere a Roma con continui stimoli paesaggistici ed architettonici, invece che in centri abitativi senza personalita’ e fra gli scheletri di una città distrutta, potendo andare a scuola in una cosidetta tale, piuttosto in 'MUSP', nome accativante per definire un prefabbricato temporaneo senza scadenza".

Ci sarebbero tante cose da raccontare, vorrei poterle andare a vedere anche io con i miei occhi, ma credo che il messaggio che debba continuare a passarsi di bocca in bocca è che L’Aquila deve tornare a volare, con le sue bellezze, le sue 99 fontane e 100 piazze e debba poterlo fare indipendentemente con un solido progetto economico-turistico che rilanci la città in maniera pemanente. Le aquile sono fatte per volare non per rimanere nel nido.


Tag:  L'Aquila, Terremoto, Protezione Civile, MASP

Commenti

03-08-2010 - 23:19:00 - anonimo
ottimo articolo!! giusto che l'argomento torni d'attualita'. complimenti all'autrice e alle testimonianze.
04-08-2010 - 15:23:00 - anonimo
Molto reale, preciso ed intenso, avvicina la mente alla situazione che stanno vivendo e che da lontano è difficile comprendere fino in fondo. bellissimo,complimenti!
06-08-2010 - 10:51:00 - anonimo
il terremoto è sempre un evento tragico e dall'alto dei miei 56 anni di eventi catastrofici ne ho visti tanti sia in italia che all'estero.quello che ho notato che questa volta , a differenza di tante volte in passato, il paese ha fatto uno sforzo vero per cercare di risolvere in parte il problema, questo non vuol dire che va tutto bene, ma per la prima volta ho visto una volontà diversa una voglia di fare un tentativo vero,poi arrivano le strumentalizzazioni i film come Draquila, la contestazione delle cariole,il sindaco con la fascia tricolore a capo di una contestazione. Arrivano, come al solito, anche i ladri che vogliono speculare su tutto anche sulla morte, Ma che ci sia stata la volontà di muoversi diversamente per la prima volta in questo paese, questo è innegabile, andiamo avanti........
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