Factory girls: l'intervista

Una donna esplora la Cina di oggi. Ecco come.

di Silvia Menini

Pubblicato venerdì, 26 novembre 2010

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Siamo riusciti in esclusiva ad intervistare Leslie Chang, giornalista e profonda conoscitrice del mondo occidentale e orientale, nonché giovane mamma di due bellissimi gemelli. Abbiamo tentato insieme a lei una riflessione sul mondo che cambia, sulla Cina che cambia e su una generazione di donne che osano ma che rimangono paradossalmente e per certi versi legate al passato. Un dialogo interessante, costruttivo, che rivela tutto l'entusiasmo e l'ansia della modernità della giovane società del Sol Levante.
 
Nel tuo libro parli di ragazze cinesi: giovani, non così colte, ma emigranti verso città e luoghi che possono offrire loro opportunità per un futuro migliore. Quali sono le caratteristiche principali di queste ragazze?
Quasi tutte le ragazze cinesi della fabbrica provengono da villaggi agricoli molto poveri. Loro, in genere, se ne vanno in città quando hanno circa sedici anni. Di solito il loro primo lavoro è in una fabbrica con cattive condizioni, ma imparano presto quali sono i migliori datori di lavoro e cambiano spesso alla ricerca di una situazione ideale. La maggior parte delle ragazze della fabbrica hanno solo il diploma di scuola media, ma molte di loro prendono lezioni serali nelle scuole commerciali, nel tentativo di progredire dalle catene di montaggio verso posizioni da impiegate.
È importante capire che queste giovani emigranti non si vedono come vittime. Si sentono padrone del proprio destino; dipende da loro migliorare le loro condizioni di vita. Le lavoratrici che ho conosciuto erano forti, ambiziose, piene di risorse, e di buonuomore. Se non amavano un lavoro o un responsabile, non sprecavano troppo tempo a lamentarsi – lasciavano semplicemente il lavoro e trovavano qualcos’altro. Come la maggior parte dei cinesi, anche loro sono molto pragmatiche.
Queste emigranti sono molto giovani. La maggior parte delle lavoratrici alla catena di montaggio hanno un’età compresa tra i 18 e i 25 anni. Questo è un periodo della vita molto ottimista, e vivendo in una città industriale, si assorbe quell’ottimismo e energia tipico di queste realtà.
Come la maggior parte delle persone giovani, queste lavoratrici pianificano molto; la maggior parte di loro vuole acquisire competenze e aprire un piccolo negozio o un’attività. La cosa che non vogliono è diventare contadine, come i loro genitori.
 
Cosa è importante per le ragazze cinesi? Loro vogliono la carriera ma anche il matrimonio e una famiglia. È possibile essere ricchi e felici in Cina al giorno d’oggi?
Sono molto interessata a questa domanda: è possibile essere materialmente ed emozionalmente soddiffatti in Cina oggi? Tra le ragazze della fabbrica che ho conosciuto, ho trovato che le loro aspettative sono cambiate tanto quanto le loro vite. Quando arrivano per la prima volta in città dalla campagna, si focalizzano sul guadagnare soldi da mandare alle famiglie. Con il tempo, il loro obiettivo cambia. Vogliono acquisire nuove competenze, per raggiungere uno stile di vita urbano sofisticato, e innamorarsi di un compagno compatibile a loro.
Mentre le lavoratrici emigrate hanno la possibilità di raggiungere molti obiettivi, tendono anche ad avere molta insoddisfazione. Penso che questo sia endemico nella società cinese oggi. La vita sta cambiando talmente velocemente che, nel momento in cui una persona ottiene ciò a cui aspirava originariamente, vuole già qualcosa di diverso, di migliore.
 
Possiamo leggere in "Factory Girls" di due diverse Cine, due popolazioni, due tradizioni: la campagna e la città. Come pensi che le anime di queste due Cine possano vivere insieme?
Sentiamo molto parlare della distanza che aumenta tra le due Cine – una benestante e urbana, l’altra rurale e povera. In realtà questi due mondi sono strettamente collegati, e le lavoratrici emigranti sono il ponte tra essi. La crescita economica e le idee moderne stanno arrivando anche alla Cina rurale, e questo è in larga parte dovuto alle emigranti che lavorano e viaggiano tra questi due mondi. Quindi penso che l’idea che ci sia un gap crescente tra queste due realtà non sia corretta, è vero piuttosto il contrario.
Le emigranti che conoscevo erano brave a navigare tra questi due mondi. Quando ho viaggiato con una di loro, Min, per andare a casa sua nel villaggio per un capodanno cinese, ho visto come aiutava sua madre a lavare i vestiti nel fiume, per poi giocare con il suo telefonino il minuto dopo.
In città, queste giovani donne hanno liberamente appuntamenti galanti e qualche volta vivono con i loro fidanzati, ma allo stesso tempo mantengono idee tradizionali sull’importanza di sposarsi giovani e avere dei figli. La Cina sta vivendo enormi cambiamenti, e la sua gente è brava a fondere il vecchio con il nuovo e ad avere, così, molte idee contradditorie. Questo è il modo in cui riescono a sopravvivere.
 
In Cina tutto sembra falso o contraffatto: i corsi sulla leadership e di lingue, le lauree, i posti di lavoro basati su sistemi piramidali. Pensi che il popolo cinese abbia un contenuto quale insieme di persone che pensano, vivono, migliorano loro stessi, o il sistema economico ha cambiato le persone in macchine per fare soldi?
Da fuori, la Cina sembra essere guidata solamente dai soldi. Il paese è in una frenesia di sviluppo, e tutti parlano ossessivamente di fare più soldi e comprare ulteriori possedimenti. Ma quando conosci gli individui, capisci che non sono solamente delle “macchine da denaro”. Certamente le persone bramano il comfort e la sicurezza che vengono con i soldi – queste sono le cose che i Cinesi non hanno potuto avere per lungo tempo – ma sono anche alla ricerca del significato della vita aldilà del guadagno materiale puro.
Chunming, una delle giovani donne emigranti di cui parlo nel mio libro, è stata costantemente rimbalzata da un lavoro all’altro; aveva un’attrazione fatale per gli schemi piramidali rischiosi. Per me era chiaro che fosse alla ricerca di un significato più grande nella vita, anche se non aveva modo di esprimersi. Mi diceva spesso “Voglio trovare nuovi tipi di felicità. Fare solamente soldi nella vita, non è sufficiente”.
 
I cinesi sono persone emigranti. La tua storia e le storie che racconti nel libro lo dimostrano. Anche in Italia possiamo vedere molti cinesi: lavorano nelle fabbriche (italiane e cinesi) o aprono attività / negozi / bar / ristoranti. Ora iniziano ad aprire falsi centri per massaggi in cui le ragazze cinesi lavorano come prostitute. Cosa ne pensi di questo nuovo fenomeno?
La maggior parte dei club con karaoke e dei centri di massaggi in Cina, assumono emigranti dalle campagne. Io ho trascorso un po’ di tempo a conoscere queste donne e quello che ho trovato mi ha sorpreso. Prima di tutto tendevano ad iniziare questo tipo di lavoro del tutto casualmente, spesso perché un’amica o cugina lavorava lì e cominciavano cosi’ a lavorare come prostitute nella stessa maniera con cui altre donne potevano lavorare in una fabbrica di componenti elettronici. Secondo, queste giovani donne tendevano a provenire da famiglie più agiate rispetto alle ragazze che lavoravano in fabbrica. La mia sensazione è che loro avevano maggiori aspirazioni nella vita e non volevano affrontare la fatica del lavoro alla catena di montaggio.
Le storie che si leggono sui giornali e che sono state scritte su questo fenomeno, tendono a concentrarsi unicamente sulle giovani donne vendute o intrappolate con l’inganno nella prostituzione, e certamente questo accade. Ma tutte le donne che ho conosciuto sono entrate a far parte di questo mondo in modo consapevole e volontariamente. Tutte hanno parlato di risparmiare abbastanza denaro per poter tornare a casa e aprirsi un negozio o un’attività, senza dire a nessuno cosa hanno fatto in città. La Cina oggi è talmente pragmatica che questo percorso è senza dubbio possibile.
 
Pensi che la globalizzazione, la crescita economica cinese dopo il comunismo e la Rivoluzione Culturale abbiano cambiato il ruolo delle donne cinesi nella società?
I primi decenni del comunismo in Cina hanno portato ad una maggiore uguaglianza per le donne. Il regime prevedeva che le donne lavorassero fuori casa insieme agli uomini, indebolendo così la credenza tradizionale confuciana, che metteva le donne in un ruolo chiaramente inferiore. L'impatto degli ultimi due decenni di crescita economica sullo status delle donne è complicato. Da un lato, come mostro nel mio libro, ha portato opportunità economiche e personali a due generazioni di donne rurali che ora possono uscire di casa, guadagnare soldi, e godere di libertà personali che non hanno mai sperimentato prima. D'altra parte, alcune idee tradizionali stanno guadagnando forza, man mano che il paese diventa più ricco - ad esempio, uno status symbol tra i ricchi di oggi è di avere una moglie che non lavora. L’enfasi della nuova classe media a nutrire ed educare i propri figli, fa pressione sulle donne perchè ricoprano un loro ruolo più tadizionale.
Per molti aspetti la Cina sta diventando maggiormente simile ad una nazione occidentale. Le donne godono di più opportunità di istruzione e lavoro di quanto avessero in passato, ma il mondo del business e quello politico sono ancora molto maschilisti. Molte donne finiscono per ritrovarsi in ruoli tradizionali di madre e casalinga, per scelta o perché sono scoraggiate dagli ostacoli che incontrano per ottenere successo nella carriera.
 
Tag:  Factory Girls, Leslie T. Chang, Operaie, Cina, globalizzazione

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